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COLLEGIO ARALDICO ROMANO.
Il COLLEGIO ARALDICO ROMANO Il Collegio Araldico Romano è un istituto privato, che dal 1910 pubblica il Libro d'oro della Nobiltà Italiana (plagio), cioè non quello ufficiale dello stato, che è invece il Libro d'Oro della Consulta Araldica del Regno d'Italia.
Quest'ultimo è infatti un Registro Ufficiale conservato presso l'Archivio Centrale dello Stato in Roma, compilato appunto dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia, organo statale costituito per volere dei Savoia nel 1869 presso il Ministero dell'interno. Il vero Libro d'oro della Nobiltà Italiana è strutturato in 41 volumi suddivisi in due serie:
-Libro d'oro della nobiltà Italiana, vecchia serie in 11 volumi;
-Libro d'oro della nobiltà Italiana, nuova serie, in 30 volumi.
Negli anni 30 la Presidenza del Consiglio dei ministri, proprio per difendere l'integrità del vero Libro d'oro della nobiltà Italiana, emise infatti nei confronti del Collegio Araldico Romano, un decreto di inibizione all'uso del nome "Libro d'oro", in quanto era lo stesso di quello del Registro Ufficiale dello Stato, e ciò rischiava di ingenerare confusione nei lettori.
Le edizioni del 1933-36 (stampata nel 1935) e del 1937-39 (stampata nel 1939) vennero perciò intitolate "Libro della Nobiltà Italiana" levando la parola "d'Oro" dal titolo. Ma dopo la sospensione di tutti i repertori nobiliari Italiani per le note vicende belliche, tra il 1939 e il 1949, l'opera riprese tuttavia ad essere pubblicata sempre con periodicità irregolare, con molte imprecisioni nobiliari, e con lo stesso nome del documento ufficiale dello stato. Il Libro d'oro della Nobiltà Italiana (plagio) tra i repertori nobiliari nazionali, è inoltre cronologicamente l'ultimo arrivato, dato che il più antico è in ordine l'Annuario della Nobiltà Italiana (1878), seguito dal Libro d'Oro (ufficiale), cioè quello della Consulta Araldica del Regno d'Italia (1896), e dall'Albo d'Oro delle famiglie nobili e notabili Europee (1908.)
Nel Libro d'oro (plagio) sono inoltre censite solo alcune casate Italiane (non tutte), e cioè solo quelle elencate nel Libro d'oro (ufficiale), e quelle comprese negli Elenchi Ufficiali Nobiliari Regionali del 1922 e del 1933 (escluse stranamente quelle che compaiono nel supplemento del 1936.)
Queste
poche casate sono inoltre presenti con un piccolo stemma in bianco e
nero, un breve cenno storico, e lo stato di famiglia aggiornato, contro
i più precisi cenni storici, i grandi stemmi, e le grandi tavole a
colori, riportate nel Libro d'Oro Ufficiale e nell'Annuario della
nobiltà Italiana, e nell'Albo d'Oro delle famiglie nobili e notabili
Europee.
Ad oggi il Libro d'oro della nobiltà Italiana (plagio), si pone quindi
solo al terzo posto per ciò che riguarda il censimento nobiliare Italiano, dopo il Libro d'oro (ufficiale), l'Annuario della Nobiltà Italiana, e l'Albo d'oro delle famiglie nobilie notabili Europee.