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Forum
FORUM ARALDICO.
Il Forum araldico è un servizio svolto dalla segreteria, e diretto dallo storico Antonio Gesualdo, in collaborazione coi soci del settore aradico del Club, scielti tra i massimi studiosi della materia, alcuni dei quali membri del Sovrano Militare Ordine di Malta del Gran magistero di Roma, e quindi messo a disposizione a tutti coloro che volessero avere informazioni su elementi di storia, araldica, genealogia nobiliare, e ordini cavallereschi.
Grazie infatti alla creazione del Fondo Finanziario per le “materie araldiche”, istituito dal Club con votazione degli aventi diritto del Consiglio Direttivo in data 16.1.2006 e con successiva deliberazione in data 17.1.2006 la società ha così costituito presso la Sede Rappresentativa, un grande Archivio Araldico in continua espansione, al cui interno si trovano numerosi e rari volumi storici e moderni di araldica, genealogia, ordini cavallereschi, nonchè vari repertori nobiliari nazionali ed esteri.
Il Club a tal proposito, è determinato al continuo acquisto di pubblicazioni del settore, per aumentare in modo esponenziale la conoscienza delle materie trattate, e quindi le potenzialità del presente Forum.
Per avere perciò informazioni su elementi di storia, araldica, genealogia nobiliare, e ordini cavallereschi, basta semplicemente scrivere alla segreteria: cacciaallavolpe@tiscali.it e dopo opportuna consultazione col Responsabile Forum Araldico, e quindi successiva autorizzazione del Consiglio Ditrettivo, il Web-master inserirà on-line, volta per volta, tutte le vostre domande e risposte.
IL PORTAVOCE
Dott. Alessandro Cordelli.
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13.6.2007 ore12:13
Gentile redazione,
vorrei sapere come sono nati gli stemmi, e in che occasione? Grazie Alex. 14.6.2007 ore14:34
Caro Alex, vi sono
molte teorie a riguardo, forse la piu’ attendibile, e ‘
quella secondo la quale gli stemmi araldici sono nati quando coi
Carolingi, i singoli cavalieri, in virtu’ del crescente ruolo
della cavalleria pesante, bardati e armati per distinguersi,
iniziarono ad adottare dei colori, e successivamente delle insegne,
divenute infine il simbolo della famiglia. Saluti il responsabile
forum. 15.6.2007 ore13:12
Salve, innanzi tutto i
miei complimenti per l’interessante iniziativa. Ho sentito dire che
l’attuale saluto dei militari, deriva da quello che facevano i
guerrieri in passato, vorrei avere piu’ informazioni a
riguardo, grazie Giulio. 16.2007 ore12:11 Gentile Giulio, e’
vero portare la mano alla visiera, e’ un gesto che deriva da
quello che facevano i guerrieri gia’ nel 400 quando si alzavano
la celata per parlare, visto che le armature erano diventate a
copertura integrale. Il responsabile forum. 17.6.2007 ore13:01 Buon giorno, vi scrivo
per sapere se in qualita’ di Club sportivo e nobiliare
Calabrese, avete informazioni su tutte le famiglie della regione ?
Grazie Luca. 18.6.2007 ore12:18 Gentile Luca, il club
Calabrese per la caccia alla volpe, in qualità di associazione
sportiva-nobiliare, censisce tutte le famiglie Calabresi, iscritte
pero’ nel libro d’oro della nobilta’ Italiana, e
nell’Annuario della nobilta’ Italiana. Il responsabile forum. 19.6.2007 ore16:14 Buona sera, vorrei
sapere quando si sono diffusi i titoli nobiliari? Grazie Marzia. 21.6.2007 ore 12:30
Gentile Marzia, i
titoli nobiliari hanno avuto diffusione praticamente con Carlo Magno
e il feudalesimo, quindi con l’impero Carolingio. Il responsabile forum.
22.6.2007 ore 14:45 Buona sera, mi sono
sempre chiesto perche’ i nobili Italiani sono molto piu’
numerosi di quelli delle altre nazioni Europee, mi sapreste
rispondere? Grazie Giohan. 23.6.2007 ore 15:10 Caro Giohan, cio’
deriva dal fatto che l’Italia fino al 1871 era costituita da
tanti stati e statarelli, ognuno con la sua legislazione nobiliare, e
quindi coi suoi nobili. Dopo l’unita
Italiana, sono cosi’ rimaste praticamente tutte le famiglie dei
tanti Regni pre-unitari. Cosa diversa e’
stato invece per quei Regni che hanno contratto un unica monarchia
praticamente fin dal medioevo, come Inghilterra e Spagna. Il responsabile forum. 6.7.2007 ore 10:09 Buon giorno, mi chiamo
Anna,complimenti per il vostro sito, e per la bella idea del forum
araldico, vi scrivo per sapere se
avete notizia sulla famiglia nobile dei Moricca, e se sono calabresi? Grazie. 8.12.2007 ore 11:02 Gentile Anna, l’antica
Casata dei Moricca, e ‘ di origine calabrese, ed ebbe il
riconoscimento di nobile nel 1567 confermata nel 1624 e 1704. La famiglia ottenne la
certificazione dell’arma il 2 marzo 1956 nella persona di
Luciano Moricca. Arma: d’argento
alla fascia di verde, accompagnata in capo da due stelle, e in punta
da un leone rivolto. Il Casato e’
presente nel Costantiniano di S. Giorgio, ramo di Alfonso, con un
Luciano Gabriele Maria Moricca, cav. di gran croce, e jure sanguinis. L’attuale
discendente del primo ramo e’ Alessio n. a Roma 11 lug. 1997. (Fonti: Decano
nobiliare calabrese 2007, Annuario della nobilta’ Italiana
2007. Libro III ordini cavallereschi. SAGI edizioni) Cordiali saluti il
responsabile forum. 23.08 2007 ore 15:02 Salve, sono Rober,
sapete di dove sono originari i de Blasio, marchesi di Camporeale, e
baroni di Salina? Vorrei saperlo grazie. 25.08.2007 ore 11:08 Signor Rober, forse Lei
si confonde coi di Blasi, marchesi di Camporeale e baroni di Salina,
originari di Benevento e passati in Sicilia con Carlo d’Angio’. I de Blasio, sono
invece baroni di Palazzi, originari di Reggio Calabria, e iscritti
alla mastra nobile della citta’. Cordiali saluti, il
responsabile forum.
28.09.2007 ore 9:32 Buon giorno, mi chiamo
Saverio, vi faccio i miei migliori complimenti per la vostra
iniziativa di questa discussione aperta. Avete notizia sui feudi
che ebbero i principi INVITTI, famiglia Napoletana? Grazie
1.09.2007 ore 11:07 Gentile Saverio,
spiacenti di non poterla aiutare, il forum araldico del club
Calabrese, si occupa solo di censire la nobilta’ calabrese. Il responsabile forum. 4.9.2007 ore 12:02 Salve, mi chiamo Alex,
vi disturbo, per avere notizie sulla famiglia Calabrese dei conti
Mazza. Grazie. 6.09.2007 ore 11:09 Gentile Alex, i conti
Mazza non sono una famiglia Calabrese, ma Torinese. Il ramo primogeniale,
fu originato infatti da Francesco Antonio Mazza, ten. Col. Del Regno.
n. a Torino il 6 maggio 1924. Arma: D’azzurro
alla fascia di rosso, per inchiesta, accompagnata in capo tra 3
stelle d’oro, ordinate in fascia e in punta da un destrocherio
armato d’argento, impugnante una mazza ferrata dello stesso. Inoltre il Decano
nobiliare Calabrese, riporta solo le famiglie Calabresi censite
dall’Annuario della nobilta’ italiana, o nel libro d’oro
della nobilta’ Italiana del collegio araldico Romano. Distinti saluti, il
responsabile forum. 12.09.2007 ore 12:09 Salve sono Mario, mi
complimento con voi per questo interessante forum, vi scrivo perche’
vorrei avere se possibile, notizie sulla famiglia di origine
Calabrese, dei Nistri Ranelletti. Sono per caso presenti
nel vostro Decano della nobilta’ Calabrese? 14.09.2007 ore 11:21 Gentile Mario, i Nistri
Ranelletti non sono una famiglia Calabrese, inoltre il Decano
nobiliare Calabrese censisce solo le famiglie Calabresi, presenti nel
libro d’oro o nell’Annuario della nobilta’
Italiana. Cordiali saluti, il
responsabile forum. 17.09.2007 ore 11.02 Felice pomeriggio, sono
Ludvig, ma il doppio cognome non e’ un abitudine dei nobili? Saluti. 18.09.2007 ore 12:09 Gentile Ludvig, Lei ha
ragione, il doppio cognome e’ un antico uso dell’aristocrazia,
cio’avveniva e avviene, al fine di evitare che famiglie di
antica e nobile tradizione, si estinguano non avendo piu’
continuata maschile. In questi casi famiglie
che hanno una parentela stretta, adottano il cognome, e quindi il
titolo nobiliare della Casata a rischio di estinzione. Fermo restando che da
un punto di vista araldico, conta comunque il primo cognome, infatti nei vari libri d’oro
nobiliari, o Annuari della nobilta’ Italiana, le Casate sono
censite per il primo cognome, mai per il secondo o terzo aggiuntivo. Quella dei doppi
cognomi e’ percio’ una storica consuetudine che
appartiene solo ai nobili, attinente quindi alla necessita’ di
aggiungere un titolo, o conservare il buon nome di un Casato, cioe’
il suo patrimonio storico e culturale, e quindi la sua importanza
sociale nei secoli.
Non ha senso l’utilizzo
del doppio cognome, fuori da questo contesto storico-nobiliare. Cordialmente il
responsabile forum. 22.10.2007 ore 16:12 Buona sera il mio nome
e’ Dustin, vi faccio le mie congratulazioni per la vostra
attivita’, l’araldica e la genealogia hanno sempre
incuriosito anche me. Vi scrivo perche’
vorrei avere notizie storiche sulla Consulta araldica nobiliare di un
tempo. Grazie. 23.10.2007 ore 11:11 Sono Luigi, grazie
ancora per il prezioso chiarimento e buon lavoro a tutti. A presto. 24.10.2007 ore 11:12
Gentile Sig. Dustin,
forse Lei intende la Consulta araldica del Regno d’Italia? La Consulta araldica,
con la forma di stato monarchica, era l' organo ufficiale dello
stato, addetta cioe’ all’accertamento dei titoli
nobiliari dei Casati, per i quali era appunto chiamata in causa. Sorta coi Savoia dopo
l’unita’ d’Italia, la Consulta araldica del Regno,
era composta da un tribunale, da avvocati, e da un collegio di
esperti araldisti, il cui compito era appunto l’accertamento
dei titoli nobiliari a quelle famiglie che ve ne facevano richiesta,
e avevano dimostrato percio’ attraverso documentazioni certe,
di averne diritto.
Superato il processo
nobiliare della Consulta, il titolo nobiliare veniva da questa
riconosciuto, attraverso un atto denominato di grazia, ( una specie
di patente nobiliare.)
L’atto era infine
ufficializzato tramite la ratifica da parte del sovrano, e le
famiglie nobili venivano quindi successivamente inserite
nell’apposito libro d’oro della Consulta araldica del
Regno d’Italia. Era questa una
pubblicazione ufficiale dello stato, di copertina rossa con scritte
in oro, custodita quindi presso l’archivio centrale dello
stato, il cui compito era oltre alla regolamentazione della materia
araldica, genealogica e nobiliare, anche quello di ufficializzare e
censire la nobilta’ Italiana.
Il libro d’oro
della Consulta araldica, fu emanato per diversi anni, per ulteriori
informazioni puo’ contattare il sito dell’associazione
privata denominata C.N.I. oppure vedere alla voce Araldica-<Consulta
araldica del Regno, > sul nostro stesso sito. Cordialmente il
responsabile forum. 26.10.2007 ore 12:34 Sono sempre Dustin,
grazie per i chiarimenti, buon lavoro e grazie ancora. 27.10.2007 ore 14:02 Buon giorno mi chiamo
“Amon”, vorrei sapere perche’ voi chiedete ai
vostri soci le prove nobiliari riscontabili sia sul Libro d’oro
che sull’Annuario della nobilta’ Italiana, non erano
sufficienti quelle presenti sul Libro d’oro della nobilta’
Italiana, come avviene per il circolo della caccia di Roma? Grazie. 2.11.2007 ore 11:09 Gentile Amon, le cose
non sono esattamente cosi’, il club Calabrese per la caccia
alla volpe e’ composto da 5 categorie di soci, le prove
nobiliari vengono chieste pero’ solo alla categoria dei soci
onorari. Il club richiede ai
soci onorari, prove nobiliari riscontrabili sia sul Libro d’oro
che sull’Annuario della nobilta’ Italiana, unicamente
perche’ alcune famiglie presenti nell’Annuario della
nobilta’ Italiana, non sono invece presenti nel Libro d’oro
della nobilta’ Italiana, e viceversa. Consultando invece
entrambe le pubblicazioni nobiliari, secondo i nostri araldisti, si
ha invece una visione completa ed esaustiva dell’aristocrazia
Italiana.
Non essendoci una legge
di stato, ed essendo queste associazioni private, sono quindi
disposizioni attinenti alle decisioni di ogni singolo circolo, club,
o societa’. Ogni collegio direttivo
si regola percio’ come crede, stessa cosa avviene quindi per il
consiglio direttivo del circolo della caccia di Roma. (Come si dice…ognuno
e’ padrone a casa sua.)
Distinti saluti, il
responsabile forum. 4.11.2007 ore 19:09 Vi scrivo per sapere se
nel vostro Decano nobiliare, compare la famiglia Mazza? Grazie Leon. 5.11.2007 ore 20:01 Gentile Leon, nel
Decano nobiliare Calabrese, per regola vengono inserite solo le
famiglie Calabresi, gia’ censite dal libro d’oro, o dall’
Annuario della nobilta’ Italiana. Cordiali saluti, il
responsabile forum. 10.11.2007 ore 12:23 Ma la signora
Pranzarono, non e’ la madre di Costanza Gaetani dell’aquila
d’Aragona? Grazie Giulia. 15.11.2007 ore 21:12 Cara Giulia, il cognome
e’ Pratanzaro, e la risposta e’ si! Costanza Gaetani
dell’aquila d’Aragona, e’ figlia di secondo letto,
tra don Giancarlo Gaetani dei duchi di Laurenzana, e donna Carla
Pranzataro, sp. a Napoli il 25 ott. 1975.
La primogenitura
maschile prosegue per fortuna col “fratello” don
Gianluigi, figlio del primo matrimonio. A presto Luigi. 18.11.2007 ore 10:11 Ma donna Costanza, non
e’ nata in Guatemala?? Grazie Giulia. 22.11.2007 ore 22:34 Giulia si sbaglia,
donna Costanza Gaetani dell’aquila d’Aragona, e’
nata a S. Paolo del Brasile il 1979. Saluti Mario. 27.12.2007 ore 12:21 Ma la signora Costanza
Gaetani e’ duchessa? Essendo i Caetani
dell’aquila d’Aragona duchi? Grazie Silvia. 5.12.2007 ore: 19.02 Costanza Gaetani, porta
il titolo di nobile dei conti di Laurenzana, per essere precisi, visto che il
primogenito e’ don Gianluigi, nato a Napoli, il 1 dic. 1939.
Questi figlio del primo
matrimonio, tra Don Giancarlo conte di Laurenzana, e donna Bice
Galloni, celebrato a Napoli il 1965. (Dichiarato poi nullo.)
Il titolo dei duchi di
Laurenzana inoltre, spetta al ramo primogeniale della famiglia,
mentre il ramo in questione e’il nono. Quindi in conclusione
donna Costanza Gaetani, porta solo il titolo di nobile, dei conti di
Laurenzana. A presto Lews. 14.12.2007 ore 22:23 Buona sera mi chiamo
Federico, vi scrivo perchè ho visto che la vostra
organizzazione in qualità di associazione equestre e
nobiliare, si occupa anche di nobiltà Calabrese. Vorrei infatti avere
notizie sui Ferrari detti baroni di le Pantane, vorrei sapere cioè
come mai questa famiglia non è presente sul libro d’oro
della nobiltà Italiana, e nemmeno nei vari elenchi nobiliari
Italiani? Grazie. 16.12.2007 ore 12:45 Gentile Federico, in
merito ai baroni di Pantane, e’ una famiglia originaria di
Taverna, accolta con prove nobiliari nel prestigioso S.M.O.M. e’
l’attuale rappresentante avv. Umberto Ferrari, ne e’
anche il delegato Gran Priorale a Catanzaro. Saluti, il responsabile
forum. 19.12.2007 ore 13:56 Salve, volevo sapere,
ma questo avv. Umberto Ferrari, barone di Pantane, non è anche
un araldista, ricercatore, studioso di documenti antichi, e profondo
conoscitore di materie araldiche? Grazie Elmex. 22.12.2007 ore 23.01 Rispondo a Elemex, mi
chiamo Ludovico. L’avv. Umberto
Ferrari, barone di Pantane è l’araldista che Elmex
ritiene, è inoltre autore di diversi libri e saggi di araldica
e nobiltà. Cordiali saluti. 21.12.2007 ore 21:12 Salve mi chiamo
Giovanni, i miei complimenti per questo forum. Volevo sapere da
Ludovico, come mai la famiglia Ferrai di Pantane, ammessa nello SMOM
negli anni ottanta, col ragionier Domenico Ferrari, cav. di grazie e
devozione, risulti invece oggi iscritta all’interno
dell’ordine, col grado più alto d’onore e
devozione? Sapevo infatti che per
questa nomina, fossero necessari i quattro quarti nobiliari, cosa che
questa famiglia invece non possiede. Inoltre a parte la
parentela coi marchesi de Riso, che risale allo scorso secolo, i
Ferrari di Pantane, non risulta abbiano molte altre parentele nobili.
Dunque, come
giustificare tale promozione di grado all’interno dell’Ordine
di Malta? Grazie Giovanni. 24.12. 2007 ore 13:12
Sera, scrivo per
rispondere a Giovanni sui Ferrari baroni di Pantane. All’interno dello
S.M.O.M. oltre i quattro quarti di sangue, un altro modo per ottenere
il passaggio di grado da grazia e devozione a onore e devozione, è
attraverso la dimostrazione di una discendenza nobiliare della
propria famiglia superiore ai 200 anni, anche cosi’ si puo’
infatti ottenere all’interno dell’ordine, il grado
superiore di onore e devozione.
Evidentemente quindi
l’avv. Umberto Ferrari, araldista, storico, ricercatore,
scrittore di saggi, ed esperto di documenti antichi, nonche’
delegato Gran Priorale dell’ordine di Malta a Catanzaro, e’
riuscito a dimostrare tale nobilta’ all’interno
dell’ordine. Saluti Gio’. 26.12.2007 ore 11:32 Felice mattina il mio
nome e’ Luis, ho seguito la discussione sui Ferrari di Pantane,
e volevo sapere che cosa e’ esattamente un Delegato gran
priorale, di cosa si occupa esattamente? Grazie. 28.12.2007 ore 10:44
Giorno, scrivo per
rispondere a Luis. Il delegato Gran
Priorale, e’ una carica influente all’interno dell’ordine
di Malta. Il delegato e’
infatti il rappresentante dell’ordine, ed e’ in pratica
la persona che su richiesta degli aspiranti cavalieri nello S.M.O.M.
si occupa quindi dietro pagamento, di istruire, vagliare, seguire, e
presentare all’interno dell’ordine le pratiche nobiliari. Inoltre l’avv.
Umberto Ferrari ha un riconoscimento nobiliare del C.N.I. ed e’
anche nella commissione araldica giudicante del C.N.I. Cordialita’
Luigi. 29.12.2007 ore 12:56 Salve, mi chiamo Mario
da Palermo, ringrazio questo club per la possibiltà di questo
forum. Volevo dire che
percio’ che riguarda i riconoscimenti nobiliari, e la
commissione araldica del C.N.I. ovvero (Corpo della nobilta’
Italiana,) bisogna specificare che questa e’ destituita
giuridicamente di qualsiasi importanza nobiliare. Infatti come tutti
sanno il C.N.I. e’ un associazione privata, fondata da alcuni
nobili Italiani attorno al 1958, per l’accertamento e la
salvaguardia del patrimonio nobiliare delle famiglie Italiane. Benche’
l’iniziativa fosse piaciuta a S.A.R. Umberto II, che ne
appoggio’ la fondazione, quando era ormai gia’ in esilio,
con la morte del sovrano pero’ il C.N.I. perse ogni Regio
assenso,
ed essendo quindi il
nostro paese una Repubblica, in base all’articolo 3 della
vigente costituzione, il C.N.I. per legge, non poteva e non puo’
rimanere cosa diversa da un associazione privata, infatti per sua
stessa ammissione si autodefinisce, libera associazione di privati
cittadini, retta da privati, che si impone il fine di accertare la
nobilta’ delle famiglie che intendano entrarvi, art 1.atto
costitutivo-1958. Da un punto di vista
giuridico quindi, con l’attuale forma di stato Repubblicana, il
C.N.I. e’ soggetto alla stessa identica legislazione che
regolamenta le associazioni, i club, i circoli, e le societa’
private, avendo invece lo stato tenuto per se la regolamentazione
attinente all’araldica civica, quella cioe’ che riguarda
le insegne dei comuni. Il C.N.I. non gode
quindi della stessa ufficialita’, poiche’ inevitabilmente
organizzazione privata, non riconosciuta dallo stato Italiano, per
le questioni araldiche .
La differenza con la
Consulta araldica del Regno e’ quindi grande, la prima era un
organo ufficiale dello stato, mentre il C.N.I. e’ invece un
organo privato, retto da liberi cittadini, quindi non ufficiale dello
stato, e percio’ soggetto alla normativa che regolamenta le
associazioni, le societa’, e i club privati, quindi
giuridicamente parificata a questo club di caccia alla volpe. Non si comprende
perche’ certe famiglie storiche, ambiscono ad avere un
riconoscimento nobiliare da parte di questo ente privato? Certamente questo
barone di Pantane, come tante altre famiglie, ha un riconoscimento
nobiliare di un organo privato, a sua volta non riconosciuto dallo
stato Italiano.
Cordiali saluti.
30.12.2008 ore 12:54 Ma questo Pantane,
baronia dei Ferrari che paese e’, dove si trova? Non l’ho mai
sentito nominare, e’ un borgo medioevale? Grazie Silvio. 2.01.2008 ore 11:24 Le Pantane e’ un
piccolo territorio di pochi ettari in montagna, precisamente in Sila,
frazione di Taverna, a nord del villaggio Recise. Ho cercato cenni
storici sul posto, ma non ho trovato nulla sulle guide Calabresi. Visto il nome, forse
anticamente si doveva trattare di una zona paludosa, impervia, che
rientrava nella giurisdizione territoriale di Catanzaro. Certo e’ che alle
Pantane, non esiste alcuna rocca, o borgo medioevale, doveva percio’
trattarsi di una zona disabitata, e non strategicamente importante,
dato che non vi erano insediamenti o fortificazioni per la
popolazione. Saluti Army. 6.01.2007 ore 12:32 Ma questi Ferrari delle
Pantane, non sono i medesimi che posseggono un castello in provincia
di Catanzaro? Saluti Saverio. 8.01.2007 ore 18:32 Non credo che Saverio
si riferisca agli stessi Ferrari, questa famiglia infatti non ha mai
posseduto castelli. Essendo un cognome non
raro, certamente Saverio si confonde con altri Ferrari. A presto LUIS. 10.01.2008 ore 11:34 Giorno, mi chiamo Sara. Vi scrivo perchè
vorrei sapere da qualcuno, a proposito di cognomi diffusi, se quando
un cognome è molto comune, è più difficile o
facile dimostrare la propria discendenza, attraverso ricerche? Grazie Sara. 12.01.2008 ore 15:43 Per quello che riguarda
la domanda di Sara, la risposta sui cognomi diffusi, e si! Si può infatti
erroneamente incappare in altre persone che portano lo stesso
cognome, e quindi agganciarsi ad una discendenza non propria. Saluti da Demo! 15.01.2008 ore 11:02
Salve, sapreste
fornirmi ulteriori informazioni sulla famiglia Sacchi o Sacco di
Amantea. Mia nonna discende da
questa antica famiglia. Grazie 19.01.2008 ore 10:23 Gentile signore il
Casato Sacchi di antica nobiltà, risulta iscritta tra le
famiglie feudali Calabresi, e tra quelle patrizie di Amantea. Tra gli ultimi
discendenti anche Giulio Sacchi, vivente nel 1914. Le fonti non sono
molte, la famiglia oltre che nell’elenco nobiliare Italiano del
1922, è anche menzionata nell’Annuario della nobiltà
Italiana edizioni 2006, e nel libro d’oro della nobiltà
Italiana, edizione 2005-2010. 24.01.2008 ore 22:33 Buona sera, ho seguito
la discussione sul Ferrari di Pantane, vorrei sapere se sono loro che
hanno un azienda agraria in provincia di Catanzaro? Grazie Giò. 26.01.2008 ore 12:56 Gentile Giò, Lei
certamente si confonde con altri Ferrari, la famiglia dei Ferrari
delle Pantane, non possiede nessun azienda agraria. Saluti Marta. 4.02.2008 ore 11:12 Buona sera, vorrei
sapere da questo forum araldico, cosa significa nobiltà di
Gotha? Grazie Serena. 8.02.2008 ore 12:12 Gentile signora, il
Gotha è una storica pubblicazione nobiliare, edita da una casa
editrice Londinese, nella quale compaiono solo le casate Europee
particolarmente importanti per storia, parentele, e quindi rango. Essendo la struttura
della pubblicazione Britannica, le famiglie sono riportate al suo
interno, non per cognome, ma invece per feudo, come lo sono nei libri
nobiliari Inglesi. Perciò quando si
dice nobiltà di Gotha, si intende un elevatissima appartenenza
nobiliare, tanto da essere catalogata nell’omonima
pubblicazione, regnanti, o determinati principi di sangue e principi
ereditari. Cordialmente il
responsabile forum. 24.02.2008 ore 17:54 Nell’augurarVi i
miei più cordiali complimenti per questo forum, vorrei che
però si usassero i titoli giusti. Grazie. Costanza Caetani
dell’Aquila d’Aragona. 26.02.2008 ore 21:45 La gentile Costanza
dell’Aquila d’Aragona ha ragione, il suo titolo esatto
non è nobile dei duchi di Laurenzana, come erroneamente ha
scritto Lews, ma è invece quello di nobile dei conti
dell’Aquila d’Aragona, mentre il titolo comitale per la
linea di primogenitura maschile, spetta a don Gianluigi. (Annuario della nobiltà
Italiana, e libro d’oro della nobiltà italiana, correnti
edizioni.) Cordiali saluti
Il responsabile forum. 27.02.2008 ore 23:45 Ma i Caetani
dell’aquila d’Aragona, sono menzionati nel GOTHA?
Grazie Giulia. 7.03.2008 ore 15:32 Spiacenti gentile
Giulia, ma nel Gotha il casato Caetani dell’Aquila d’Aragona
non compare. Saluti il responsabile
forum.
12.03.2008 ore 11:54 Ho notato che nel Gotha
le famiglie sono catalogate non per cognome, ma per feudo, potete
spiegarmi come mai? Grazie Massimo da
Napoli. 17:03.2008 ore 21:17 Gentile Massimo,
essendo il Gotha una pubblicazione nobiliare Inglese, segue appunto
il criterio di catalogazione Britannico. Infatti le famiglie non
sono censite per nome, ma invece per feudo, ad esempio i Cenci non
sono sotto la lettera “C” di Cenci, ma invece sotto la
lettera “V” di Vicovaro, paese del quale furono principi. Cordialmente il
responsabile forum. 19.04.2008 ore 16:23 Buona sera sono Marta,
i miei complimenti per gli approfondimenti genealogici di questo
forum, vi scrivo perché
vorrei avere notizie sulla famiglia del conte Niccolò Martini
Bernardi. Vorrei in particolar
modo sapere se questa famiglia è presente nel famoso libro
Gotha della nobiltà. Grazie Marta. 24.04.2008 ore 16:51 Gentile Marta, la
famiglia non possiede il titolo di conte come Lei erroneamente crede,
trattandosi invece di un casato la quale è riconosciuto il
semplice titolo di nobile, cioè “patrizio”. (fonti:Annuario della
nobiltà Italiana libro II, e Libro d’oro della nobiltà
Italiana, attuali edizioni.) Niccolò inoltre
nato il 27.dic.1966 è il secondo di quattro figli, con
Sebastiano (primo genito) Giovanni, (terzo gen.) e Vanni. Originati da un
Giovanni, si tratta di una famiglia che ebbe proprietà nel
Mugello a partire dal XIV secolo, e che ricoprì diverse
cariche pubbliche in particolare nel XVI secolo, dove alcuni di loro
furono anche a capo delle milizie granducali. Il 1724 aggiunsero il
cognome dei nobili Bernardi, da cui l’attuale arma: Partito nel
primo d’azzurro alle due capre d’argento controrampanti
al troncato d’albero sfrondato e sradicato al naturale
(Martini) nel secondo d’oro alla fede di carnagione, macinata
di rosso, tenente un ramo giglio di tre fiori al naturale.(Bernardi)
Il casato non compare
in alcun numero storico o moderno del Gotha, essendo questa una
pubblicazione che riporta solo le famiglie di elevatissima
appartenenza nobiliare, come regnanti, principi di sangue reale, e
casate principesche.
Cordialmente il resp.
Forum. 2.05.2008 ore 12:51 Grazie per le
informative, ma il titolo di patrizio nella scala gerarchica
nobiliare, quale posizione occupa? Grazie Marta. 5.05.2008 ore 15:34 Gentile Marta, come si
può vedere anche sul nostro sito, alla voce “la
cavalleria”, alla sotto pag. “i nobili”, il titolo
di patrizio costituisce il gradino nobiliare più basso,
collocandosi quindi dopo quello di barone, consistendo perciò
nella così detta nobiltà generica della famiglia.
Si tratta quindi di
famiglie che storicamente appartenevano al patriziato della città,
ma non ricoprivano alcuna carica feudale, senza conseguenti poteri
amministrativi, giudiziari, fiscali, e quindi politici su un
territorio loro concesso. Cordialmente il resp.
Forum. 3.06.2008 ore 11:02 Grazie per il
chiarimento, potreste anche dirmi se il nobile Niccolò Martini
Bernardi è iscritto presso la società toscana caccie
alla volpe a cavallo ? Ci terrei a saperlo! Grazie Marta. 13.06.2008 ore 15:12 Gentile Marta, dopo
verifiche con gli amici della società toscana caccie alla
volpe, risulta che il nob. Niccolò Martini Bernardi, non è
iscritto presso la società Toscana caccia alla volpe a
cavallo! Saluti il responsabile
Forum. 22.06.2008 ore 10:32 Giorno sono Michela,
vorrei sapere da qualcuno nel forum, se il latifondo dei nobili
toscani è più o meno esteso di quello dei nobili
Calabresi? Grazie. 26.06.2008 ore 15:53 Giorno, sono Giovanni e
rispondo a Michela. Tutti sanno che le
grandi famiglie latifondiste, sono quelle del meridione,
principalmente concentrate in Calabria, Puglia, Sicilia, (regioni
incluse nel Regno delle due Sicilie.) La Toscana come altre
regioni del centro e del nord Italia, ha invece visto un progressivo
aumento dell’industria prima, e un notevole ridimensionamento
agrario poi, a scapito quindi del latifondo. In definitiva,
statisticamente una grande azienda agraria calabrese, è estesa
e produce in media quanto 2 aziende agrarie Toscane messe insieme. Ciao. 28.06.2008 ore 11:12 Buon giorno, seguo da
tempo la discussione araldica sui Ferrari di Pantane, e ho visto che
in luglio 2007 erano chiacchierati anche sul forum del Corpo della
Nobiltà Italiana, (C.N.I.) sul quale vi era appunto un
“indagine” di approfondimento. Vorrei perciò
sapere da qualcuno all’interno di questo interessante forum,
come mai i Ferrari detti di Pantane, non compaiono invece in alcun
storico elenco nobiliare ufficiale del Regno delle due Sicilie, e in
nessuno di quelli successivi ufficiali del Regno d’Italia? Infatti i Ferrari non
compaiono in nessuna delle numerose liste nobiliari del Regno delle
due Sicilie dei Borboni, come ad esempio gli ammessi ai Reali
baciamani di corte, ecc. ecc. Così come non
sono censiti tra la nobiltà del successivo Regno d’Italia,
non vengono infatti menzionati nel libro d’oro della Consulta
Araldica del Regno d’Italia, e neanche nei successivi elenchi
Ufficiali Nobiliari Italiani del 1921 e del 1933. In conclusione, perché
negli atti ufficiali dello stato di questi due Regni, questa famiglia
storicamente, non è censita tra l’aristocrazia? I Ferrari di Pantane
inoltre, non sono nemmeno presenti nell’ Elenco Storico della
Nobiltà Italiana, edito proprio dallo S.M.O.M. del (Gran
Priorato di Roma,) compilato in conformità dei decreti e delle
Lettere Patenti originali, e sugli atti Ufficiali di Archivio della
Consulta Araldica dello Stato Italiano, stampato dalla tipografia
Poliglotta Vaticana in Marzo 1960 con la supervisione di sua
Eccellenza Frà Ernesto Paternò Castello di Caraci,
Luogo tenente del Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di S.
Giovanni di Gerusalemme detto di Malta.
Infatti alla lettera
“FER” alla pag. 195 del detto repertorio nobiliare,
compaiono moltissime famiglie con questo cognome, come ad esempio i
Ferrari nobili di Carpi, rappresentati in ultimo da un Alfredo,
quelli nobili di Napoli, rappresentati da un Salvatore, quelli
nobili, rappresentati da un Luigi, quelli dei baroni di Caporciano,
ecc. ecc. ecc. Tutti questi Ferrari
compaiono però, con titoli e stemmi differenti da quello dei
Ferrari di Pantane, che appunto non vi compaiono affatto.
Come si può
spiegare questa incredibile non presenza dei Ferrari, negli storici
elenchi ufficiali dei Regni, e in quello storico dello S.M.O.M.? Grazie Gianni. 2.07.2008 ore 17:42 Salve, rispondo a
Gianni. In effetti è
strano che la famiglia Ferrari di Pantane non sia censita in alcun
repertorio, lista, o elenco nobiliare del Regno delle due Sicilie, e
del successivo Regno d’Italia! Come può una
famiglia veramente antica e nobile, non essere affatto presente negli
storici elenchi nobiliari ufficiali di questi due Regni, se infatti
una famiglie è antica e nobile, non dovrebbe essere già
menzionata negli storici elenchi nobiliari ufficiali del Regno delle
due Sicilie, e in quelli ufficiali del successivo Regno d’Italia? L’ assenza da
questi storici elenchi nobiliari, non significa forse che per lo
stato e quindi per la società dell’epoca, questa
famiglia semplicemente non era censita tra la nobiltà? E se non era nella
storia censita tra la nobiltà, non significa che semplicemente
non apparteneva all’aristocrazia?
Infatti
il Regio Decreto Legge 20 marzo 1924, n. 442, che disciplina l’uso
di titoli od attributi nobiliari
VITTORIO
EMANUELE III PER
GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE RE
D'ITALIA
Sulla
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro
Segretario di Stato per gli Affari dell’Interno; d’accordo
col Ministro Segretario di Stato per la Giustizia e gli Affari di
Culto e col Ministro Segretario di Stato per le Finanze; Udito
il Consiglio dei Ministri; Abbiamo
decretato e decretiamo.
Art.
1 Nessuno
può fare uso di titoli o attributi nobiliari se non sia
inscritto come legittimamente investito di tali titoli o attributi
nei registri della Regia Consulta Araldica. Della
iscrizione fa fede l'annotazione nell'Elenco ufficiale nobiliare
approvato con Regio Decreto del 3 luglio 1921, n. 972 e nei
successivi Elenchi supplementari approvati e depositati nei modi
stabiliti dal detto decreto. L’Articolo 1 non
disciplina quindi che sono nobili solo quei cittadini Italiani, che
storicamente sono stati appunto inseriti in questi elenchi nobiliari
ufficiali dello stato? Come mai i Ferrari di
“Pantane”non sono stati storicamente catalogati negli
storici elenchi nobiliari ufficiali del Regno d’Italia? Come mai questa
famiglia non compare nemmeno negli elenchi o liste nobiliari
ufficiali del Regno delle due Sicilie? Come mai i Ferrari di
“Pantane” con titolo di baroni e nobili di Taverna, non
risultano in nessun elenco nobiliare ufficiale del Regno delle due
Sicilie, e del successivo Regno d’Italia?
Se avevano realmente
diritto a questi titoli nobiliari, non dovevano esservi iscritti? Ciao da Mario.
4.07.2008 ore 21:03 Sera, rispondo
all’interessante approfondimento sui Ferrari di Pantane,
avviato da Gianni e Mario. Vorrei sapere che
differenza c’è tra il Sovrano Militare Ordine di Malta
del Gran Priorato di Napoli e Sicilia, e quello del Gran priorato di
Roma, credevo fossero il medesimo ordine. Grazie Luca. 8.07.2008 ore 14:19 Gentile Luca, il
Sovrano Militare Ordine di Malta è un unico Ordine, diviso in
tre Gran Priorati: a Milano, Roma, e Napoli.(quest’ultimo è
in realtà il Gran Priorato più recente. Mentre il Gran Priorato
più antico è quello di Roma. I Gran Priorati, sono a
loro volta suddivisi in delegazioni Gran Priorali regionali. Lo S.M.O.M. è un
ordine prettamente religioso, e solo secondariamente nobiliare,
infatti non tutti i cavalieri che ve ne fanno parte appartengono alla
nobiltà. Ad esempio
paradossalmente, non potrebbe farne parte la nobilissima e antica
Real Casa d’Olanda, proprio perché di religione
protestante, ( a nessuno però verrebbe in mente di dire che
non è una famiglia nobile, dato che si tratta di una stirpe
Reale, e attualmente regnante.) Ciò significa
che chi appartiene allo S.M.O.M. deve essere primariamente in regola
con i dettami della Santa Sede. Conosco infatti molte
famose e antiche famiglie di cristianissimi principi, i cui
discendenti non sono però stati ammessi nello S.M.O.M. non per
la loro dubbia nobiltà, ma per aver invece divorziato dalla
moglie. Così come
conosco invece numerosissime famiglie, non censite in alcun elenco
nobiliare del Regno delle due Sicilie e in quelli successivi del
Regno d’Italia, che sono state invece ammesse nello S.M.O.M. Questa è proprio
la lampante prova che in realtà lo S.M.O.M. è un ordine
cavalleresco Sovrano e Militare, ma principalmente di natura
religiosa, non è infatti un caso che i Gran Priori hanno preso
i voti di castità e obbedienza, così come non è
un caso che i primi cavalieri di Malta, erano proprio dei monaci! Ciao da Gianni. 12.07.2008 ore 23:31 Gianni ha ragione, la
posizione specifica del Sovrano Militare Ordine di Malta nella
comunità internazionale, emerge anche dall’importante ed
esaustivo studio del Rev. Don Fabrizio Turriziani Colonna (dalla tesi
di Dottorato in Diritto Canonico presso l’Angelicum, Pontificia
Università di S. Tommaso d’Aquino in Urbe, 2002), con la
prefazione di S.Em.Rev.ma il Signor Cardinale Paul Poupard e
l’introduzione di S.E. l’Ambas.
L’opera, in 375
pagine, analizza la posizione dell’Ordine nella sua evoluzione
storica; il singolare rapporto che lo vede, da un lato subordinato a
dall’altro pienamente autonomo dalla Santa Sede; l’attuale
status dell’ Ordine nell’ambito del diritto
internazionale, ed il significato della sua sovranità in
relazione alla sua “dipendenza” dalla Santa Sede ed in
rapporto alla comunità internazionale. Ecco quindi spiegato
l’ingresso nello S.M.O.M da parte di molte famiglie, non
censite invece negli elenchi nobiliari ufficiali del Regno delle due
Sicilie e in quello successivo del Regno d’Italia. Rimane perciò
pur sempre il fatto che il Regno delle due Sicilie, e il Regno
d’Italia, erano entrambi Regni con una sovranità e
giurisdizione su un territorio tangibile, internazionalmente
indiscutibile. Tanti Saluti.
15.08.2008 ore 17:34 Buona
sera, sono Marco da Reggio Calabria, cortesemente vorrei sapere dove
si trova la sede del Sovrano Ordine di Malta nella mia città,
e chi è il delegato Gran priorale. Molte
Grazie. 22.08.2008
ore 11:01 Buongiorno
sono Luca, rispondo Marco, la sede dello S.M.O.M. a Reggio è
in via Giulia, in un bellissimo palazzo storico, e il delegato Gran
Priorale è il barone Nesci di S.Agata. Saluti
cordiali Enzo. 24.08.2008
ore 10:22 Giorno,
sono Gianni da Catanzaro, scrivo al vostro forum per sapere invece
dove si trova a Catanzaro la sede Gran Priorale del Sovrano Militare
Ordine di Malta, e chi è il delegato?
Grazie.
25.08.2008
ore 21:21 Buona
sera, rispondo a Gianni, la sede dello S.M.O.M. a Catanzaro è
in via Sensales.
Saluti Matteo. 3.09.2008
ore 19:56 Buonasera,
mi chiamo Federico da Catanzaro, sono andato in via Sensales per
avere informazioni sull’ordine di Malta, ma non sono riuscito a
trovare la sede, inoltre nessun cartello sui portoni ne segnalava la
presenza, siete sicuri che sia in via Sensales. 7.09.2008
ore 12:09 Salve
sono Ludovico da Catanzaro, e rispondo a Federico. La sede
del S.M.O.M. è in via Sensales n 18,ma contrariamente alla
sede Gran Priorale dello S.M.O.M. di Reggio Calabria, che sorge in
uno storico edificio nobiliare, la sede dello S.M.O.M. a Catanzaro
non è invece situata in un palazzo gentilizio, ma presso lo
studio dell’avv. Umberto Ferrari. Cordialmente
Marzio. 10.9.2008
ore 21:09 Salve,
riguardo la sede di rappresentanza dello S.M.O.M. a Catanzaro, mi
chiedo come mai non sia situata in un palazzo storico come quello di
Reggio Calabria ? Possibile
che a Catanzaro non abbiamo palazzi storici? Ho potuto
infatti vedere con mia grande sorpresa, che la sede Catanzarese dello
S.M.O.M non è a mio avviso adeguata a rappresentare alcun
ordine cavalleresco, come è invece quella di Reggio Calabria,
appunto sita nell’elegante palazzo Nesci. La sede
dello S.M.O.M. a Catanzaro è invece ricavata all’interno
di un anonima palazzina, che affaccia su un angusto vicolo trafficato
da macchine. Sul
portone di questa palazzina, divisa inoltre tra più condomini,
non vi è poi presente alcuna targa di segnalazione dello
S.M.O.M. come è invece in altre sedi che lo ospitano, quindi
se uno la cerca può benissimo distrattamente passarci davanti
due-tre volte, senza accorgersene. Il
S.M.O.M. quale ordine cavalleresco, dovrebbe fare più
attenzione a scegliere le sedi gran priorali che lo rappresentano a
Catanzaro? Secondo
voi la sede è un biglietto da visita? Se ad
esempio la sede di una qualsiasi organizzazione appare modesta o
insignificante, allo stesso modo non apparirà modesta e
insignificante anche l’organizzazione stessa? Come mai
ad esempio i partiti politici, o i grandi e famosi gruppi, società
e associazioni, hanno delle sedi in grandiosi e storici palazzi? Se la
sede di una di queste organizzazioni, fosse misera, piccola o
insignificante, cose pensereste del gruppo che la rappresenta? Saluti
Alfio. 11.9.2008
ore 11:02 Buongiorno,
scrivo per avere notizie su una rivista araldica calabrese, che
dovrebbe uscire a breve, Grazie
Lucio. 14.9.2008
ore 21:09 Rispondo
a Lucio. Se ti
riferisci alla rivista araldica Calabrese, credo che si tratti di un
quadrimestrale che approfondirà argomenti di genealogia,
storia e araldica calabrese, e ho sentito dire che è di
imminente uscita. Ciao da
Mario. 17.9.2008
ore 13:32 Ma questa
Rivista araldica della Calabria, da chi è diretta e
pubblicata? Grazie
Alfio. 20.9.2008
ore 21:43 Rispondo
ad Alfio. La
Rivista araldica calabrese, dovrebbe essere pubblicata dal Club
calabrese della caccia alla volpe a cavallo, non so però chi
la dirige. Luca. 2.10.2008
ore 10:23 Felice
mattina, rispondo agli amici Mario Alfio e Luca. La
Rivista Araldica Calabrese, è pubblicata dal Club calabrese
per la caccia alla volpe a cavallo, al quale devo fare i miei
complimenti per aver ideato un interessante quadrimestrale di
araldica e genealogia. Essa è
inoltre diretta dallo storico Antonio Gesualdo, e dall’araldista
duca Marco Lupis Macedonio Palermo di S. Margherita, membro
scientifico del collegio araldico romano, in collaborazione con
alcuni esponenti dello Sovrano Militare Ordine di Malta del gran
priorato di Roma. Mancava
in Calabria una pubblicazione araldica di questo tipo, devo dire che
tutto l’ambiente ne è entusiasta. La
rivista è stata presentata il 28 settembre, dopo la caccia
alla volpe d’autunno, organizzata dal Club Calabrese per la
caccia alla volpe a cavallo, e devo aggiungere che l’ho trovata
molto interessante negli approfondimenti e nei contenuti. La
consiglio a tutti gli appassionati del settore! Ciao da
Verus. 6.10.2008
ore 12:54 Salve
sono Giacomo, concordo pienamente con Verus, anche io ho prenotato il
numero 1 della Rivista
araldica calabrese, ho potuto infatti assistere all’anteprima
dell’edizione, che si è tenuta presso la sede sociale
del club calabrese caccia alla volpe, e l’ho trovata davvero
molto interessante, complimenti allo storico Gesualdo. Giek. 7.10.2008
ore 15:03 Salve mi
chiamo Elio, e vi scrivo per sapere se a proposito di riviste
araldiche, esiste un Blasonario unicamente sugli stemmi Calabresi? Grazie. 8.10.2008
ore 12:31 Giorno,
sono Luigi da Cosenza e rispondo a Elio, esiste il blasonario
Calabrese scritto dall’avv. Umberto Ferrari del 1979.
denominato Armerista Calabrese. Saluti
Luigi.
9.10.2008
ore 11:56 Buon
giorno sono Francesco da Cosenza, io posseggo una copia di questo
Armerista Calabrese, opera dell’avv. Umberto Ferrari, che è
però a mio avviso un incompleto tentativo censistico dei
blasoni Calabresi. L’opera,
che è stata pubblicata attorno al 1979 non è oggi più
reperibile! Costituita
da 70 paginette circa, incredibilmente non recavano all’interno
alcun disegno degli stemmi descritti, costituendo perciò anche
un paradosso in termini. Un
blasonario senza il disegno dei blasoni, che blasonario è? Sarebbe
stato più onesto chiamarlo “Manuale descrittivo delle
armi di Calabria,” visto che del disegno di blasoni non vi è
nemmeno l’ombra. Inoltre,
cosa ancora più grave in questo libricino mancavano molti
stemmi di famiglie calabresi presenti invece in ben più noti e
diffusi blasonari nazionali, non si capisce perciò quale
criterio abbia usato l’autore per il suo censimento? Inoltre
l’autore non ha mai pubblicato un secondo Armerista calabrese
aggiornato, si tratta perciò di una pubblicazione nata e morta
il 1979. E’
forse questa la prova che un avvocato non può avere gli stessi
titoli, e quindi lo stesso approccio scientifico di uno storico
professionista, cioè un laureato in lettre con indirizzo
storia? E’
forse una questione di preparazione accademica? 10.10.2008
ore 22:01 Giorno mi
chiamo Mimì, e rispondo a Francesco da Cosenza. Vorrei
sapere infatti come mai l’autore dell’Armerista Calabrese
è un avvocato e non uno storico? Credevo
infatti che per questo genere di pubblicazioni, fosse più
adatto uno storico-araldista, cioè un laureato in lettere con
indirizzo storia! Chi ha
studiato solo giurisprudenza in vita sua, e come professione svolge
quella di avvocato, con tutto ciò che ne comporta, può
avere la stessa preparazione accademica, le basi e competenze di chi
per professione è proprio storico? Uno
storico di professione, non sarebbe più adeguato per questo
genere di studi e pubblicazioni? Se dovete
farvi curare un dente, vi recate dal vostro commercialista oppure dal
vostro dentista? Se dovete
farvi costruire una casa, vi recate dal vostro architetto, o dal
vostro veterinario? Ognuno
non dovrebbe fare il lavoro per il quale ha studiato? L’avvocato
serve per le cause, tutti quelli che studiano e pubblicano questo
genere di testi, non sono principalmente storici, cioè
laureati in lettre con indirizzo storia?
Ad
esempio ho visto che si è parlato della Rivista Araldica
Calabrese, e ho infatti notato che chi dirige la predetta Rivista
Araldica, guarda caso è proprio uno storico di nome Gesualdo,
cioè un laureato in lettere con indirizzo storia. Saluti
Mimì. 11.10.2008
ore 16:09 Salve,
volevo sapere da qualcuno, se i numeri della rivista araldica
Calabrese, sono sempre ristampabili? Oppure
come l’Armerista Calabrese, una volta pubblicati entrano nel
dimenticatoio? Grazie
Emilio. 12.10.2008
ore 12:54 Gentile
Emilio, i numeri quadrimestrali della Rivista Araldica Calabrese,
sono su richiesta sempre disponibili, proprio perché l’opera
è amministrata dal Club Calabrese caccie, e diretta dallo
storico Antonio Gesualdo, in collaborazione con l’araldista
genealogista, duca Marco Lupis Macedonio Palermo di S. Margherita,
membro del comitato scientifico del collegio araldico romano, e dai
soci collaboratori del settore araldico, scelti tra esponenti
dell’ordine di Malta del Gran priorato di Roma.
Dietro la
divulgazione di quest’opera araldica, vi è perciò
un efficiente organizzazione coordinata dai membri del consiglio
direttivo e dallo Staff della società. Ogni
copia della Rivista viene inoltre salvata su dischetto, e conservata
in un archivio custodito presso la sede sociale del Club, rendendo
quindi i numeri del quadrimestrale sempre disponibili alle ristampe.
Cordialmente
Ferry. 15.10.2008
ore 21:09 La
Rivista Araldica Calabrese, è un opera gestita da una valida
organizzazione, come è appunto il Club Calabrese per la caccia
alla volpe, e come lo sono tutti i collegi araldici, o istituti,
fondazioni, società, o associazioni che si occupano di storia,
o comunque in generale cultura. Fateci
caso……. i numeri della Rivista Araldica Calabrese,
recano in copertina proprio il logo del Club, che è infatti
riportato sotto al titolo “Rivista Araldica Calabrese.”
Mentre la
maggioranza delle pubblicazioni araldiche, sono invece stampate da
tipografie per conto di isolati privati, che ogni tanto pubblicano
questo o quel libro. Cosa
diversa è invece una società, istituto, Club,
organizzazione, associazione, che stampa puntualmente una
pubblicazione mensile o periodica, sempre disponibile, vivente, e
quindi ristampabile.
Saluti da
S.K. 16.10.2008
ore 23:54 Rispondo
a S.K.
Beh….certo
una cosa è l’isolato araldista, un'altra è invece
una società o collegio araldico, gestito da un consiglio, che
si avvale di una segreteria, e quindi da più araldisti-
genealogisti che vi collaborano. E’
come giocare a calcio da soli contro un intera squadra regolamentare! E’
ovvio che il lavoro di uno è inferiore a quello di molti, è
logico che alla fine della partita si perda 11 a 0 !! Saluti
Gip. 21.10.2008
ore 21:11 Salve,
vorrei avere notizie sui volumi denominati:”Storia dei feudi e
dei titoli nobiliari della Calabria, di Umberto Ferrari. Grazie
Mario da
Catanzaro.
23.10.2008
ore 00.01 Rispondo
a Mario da Catanzaro. E’
in realtà lo storico Pellicano Castagna che studiato e
pubblicato il primo di 6 volumi sulla storia dei feudi e dei titoli
nobiliari della Calabria, ma subito dopo sfortunatamente è
morto, lasciando quindi le carte per la pubblicazione degli altri
volumi a Umberto Ferrari, suo caro amico. Il
Ferrari ha così pubblicato i volumi 2-3-4 con la editrice
Orsini, perché nel frattempo la originaria editrice Frama Sud
era fallita. I volumi
5 e 6 non sono mai usciti, e non si sa se mai usciranno. Cordialità
Franco. 25.10.2008
ore 1:01 Salve,
complimenti per questo forum, me ne avevano parlato, così come
mi hanno riferito dell’inchiesta dei Ferrari di “Pantane.” Ad ogni
modo volevo sapere se la storia feudale del territorio di Pantane era
compresa nel primo volume che costituisce la Storia dei Feudi e dei
titoli della Calabria, curata personalmente dallo storico Pellicano
Castagna.?? Grazie
Ludo da Catanzaro. 28.10.2008
ore 12:43 Rispondo
a Ludo. In realtà
il volume 1 della storia dei feudi e dei titoli nobiliari della
Calabria di Pellicano Castagna, non era ancora arrivato a includere
il territorio di Pantane, per semplici motivi alfabetici. Il
territorio di Pantane e la sua feudalità è stato invece
trattato dal volume 4 che ha pubblicato proprio Umberto Ferrari, dopo
la morte di Pellicano Castagna. Saluti
bibliofilo. 1.11.2008
ore 11:09 Scusate,
ma allora i volumi 2-3-4- della serie: Storia dei feudi e dei titoli
nobiliari della Calabria, sono stati in pratica pubblicati da
Ferrari, (avvocato) senza quindi il “la supervisione” di
uno storico quale appunto è Pellicano Castagna?? F.e M. 2.11.2008
ore 10:32 Rispondo
a F.e M. Beh….certo……le
carte che riguardavano le ricerche per la pubblicazione: Storia dei
feudi e dei titoli nobiliari della Calabria, erano rimaste in mano
all’avvocato Umberto Ferrari dopo la morte di Pellicano
Castagna, quindi è poi stato il Ferrari a pubblicarle. Luigi. 4.11.2008
ore 13:22 Scusate,
permettete una domanda? Ma il
signore di Pantana, o Pantane, o Acquapantana…o…qualcosa
del genere, non era stato Bertoldo? Interpretato dal celebre Tognazzi
nel famoso film Bertoldo.......Bertoldino….e… Era
infatti stato nominato da Re Alboino signore di un territorio
acquitrinoso, nebbioso, inospitale, presumibilmente sito in nord
Italia. Ma poi
chi sono questi Ferrari di Pantane????? Non li ho
mai sentiti nominare, esistono infatti tantissimi Ferrari nobili, tra
marchesi e conti, ma non ho mai sentito parlare di questi “baroni”
delle Pantane, e poi come mai risultano solo in pubblicazioni di
storia edite da privati, e non ve ne è invece traccia nei
censimenti nobiliari ufficiali del Regno d’Italia, e in quelli
precedenti del Regno delle due Sicilie ? Cordialità.
Il
Ricercatore dubbioso.
8.11.2008
ore 11:32 Mi hanno
riferito delle indagini storiche sui Ferrari di Pantane, ma la cosa
più divertente è che il piccolo territorio di Pantane,
sito nel territorio di Taverna, molti non sanno che si chiama anche
feminamorta. La
piccola frazione di Pantane, assieme alla frazione di Cotura,
(posseduta dagli Stocco.) costituiva il feudo di Riccio. Si tratta
perciò di un territorio assai ridotto. Saluti
Alf. 21.1.2009 ore 21:32 23.1.2009 ore 12:11 25.01.2009 ore 20:09 26.01.2009 ore 13:01
2.2.2009 ore 21:23 Buona sera, scrivo per
sapere se potete indicarmi un valido testo di araldica generica,
magari di ultima uscita. Grazie Marco. 5.2.2009 ore 11:32 Gentile Marco, un testo
araldico molto valido, stampato da poco è il Dizionario del
linguagio Araldico Italiano, a opera di Luigi Volpicella. Cordialmente il
SEGRETARIO. 8.2.2009 ore 11:09 Buon giorno, i miei
fervidi complimenti per questo approfondimento on-line. Ho letto sul vostro
sito che l'archivio del vostro club, contiene anche dei repertori
nobiliari stranieri, vorrei quindi avere notizie sul titolo e la data
d' investitura della famiglia spagnoloa -Lluriach e l'arma (se
possibile) Grazie Mario da Lucca. 9.2.2009 ore 11:43 Gentile Mario, grazie
al Fondo Finanziario appositamente creato per le materie araldiche,
il Club possiede un vasto Archivio Araldico con numerosi volumi
antichi e moderni, di araldica, genealogia ordini cavallereschi e
storia, in continua espansione. Riguardo i Lluriach sono una famiglia
spagnola, che attualmente conserva il titolo di baroni dal 24. 1.
1681 Arma: En
campoe de oro, tres flores de cardo, de gules, bien ordenadas,
talladas, y Hojadas de sinople. Cordialmente
IL SEGRETARIO. 20.2.2009 ore 2:21 Grazie mille, posso
sapere su quale testo compare la famiglia spagnola dei Lluriach ? Grazie Mario. 22.2.2009 ore 10:31 La casata spagnola dei
Lluriach compare nell' Elenco de Grandezas y Titulos Nobiliarios
Espanoles, ediciones de la Revista Hidalguia, Madrid, 2008. Cordialmente IL SEGRETARIO. 24.2.2009 ore 22:12 Felice notte,
cortesemente vorrei sapere se la famiglia Marincola di San Floro è
presente nell'Elenco storico della Nobiltà Italiana, quello
redatto dal Sovrano Militare Ordine di Malta? Grazie Matteo da
Cosenza. 2.3.2009 ore 10:32 Gentile Matteo,
confermiamo che la famiglia Marincola San Floro compare nell' Elenco
storico della Nobiltà Italiana, edito dal S.M.O.M a pag. 315 Cordialmente IL SEGRETARIO. 3.4.2009 ore 12:32 Salve, e
congratulazioni per il forum, vorrei avere notizie sull'Elenco dei
Titolati Italiani, il nuovo repertorio nobiliare edito dall'Accademia
Araldica Nobiliare Italiana, Guelfi Camaiani. Grazie Luca. 5.4.2009 ore 16:21 L'Elenco dei Titolati
Italiani, è un repertorio nobiliare a tiratura limitata, nel
quale, come dice la stessa presentazione a pag. 5 compaiono le
famiglie nobili Italiane più illustri. Il particolare di
questo nuovo repertorio nobiliare che ha già incontrato i
favori dell'ambiente, è quello di essere venduto con annesso
Blasonario Generale Italiano a colori. L'opera si presenta in
un elegante copertina blu scuro con scritte in oro, rilegata a mano. Costituita da circa 500
pag. 5, le famiglie al suo interno sono censite in unica sezione, in
ordine alfabetico, e i titoli sono riportati in ordine decrescente,
come sancito dall'art. 79 della Consulta araldica del Regno d'Italia. Costituisce un testo
gradevole, inedito nella sua struttura, e unico nel suo genere. Cordialmente
IL SEGRETARIO. 7.4.2009 ore 11:12 Buon giorno, sono
Flavio da Roma, io posseggo l'Elenco dei Titolati Italiani, e devo
dire che sono rimasto molto soddisfatto dall'opera, e di come le
famiglie sono censite. Lo consiglio a tutti i
bibliofili della materia. 8.4.2009 ore 21:32 Flavio ha ragione,
l'Elenco dei titolati Italiani, è un libro -nobiliare davvero
interessante e ben fatto, mi piace in particolare il blasonario
generale a colori, alla fine del testo. Mancava in Italia una
pubblicazione del genere, complimenti al conte Pierfrancesco Guelfi
Camajani, presidente dell'Accademia Araldica Nobiliare Italiana. Ciao Stefano da Siena. 10.4.2009 ore 17:12 Buon pomeriggio,
cortesemente vorrei sapere se la famiglia Ferrari di Pàntane o
Pantane è menzionata nel nuovo repertorio nobiliare
denominato, Elenco dei Titolati Italiani 2008, edita dall'Accademia
Araldica Nobilare Italiana, edizioni Guelfi Camajani? Grazie Luca da Cosenza. 12.4.2009 ore 10:04
Rispondo a Luca da
Cosenza, la famiglia Ferrari di Pàntane, non è citata
nell'Elenco dei titolati Italiani, infatti i Ferrari menzionati sono
quelli di pag.154 baroni di Caporciano, i Ferrari, marchesi di
Castelnuovo Bormida, conti di Orsara. Poi ci sono i Ferrari
nobili, ma non i baroni di Pantane. Cordialità Enzo. 13.4.2009 ore 23:01 Giorno, ma ….come
mai i Ferrari di Pàntane o Pantane, non sono menzionati questo
nuovo repertorio nobiliare? Grazie Marco da Reggio
Calabria. 16.4.2009 ore 20:21 Buonasera, rispondo a
Marco da Reggio Calabria, il fatto per il quale la famiglia Ferrari
di Pàntane o Pantane, non è censita nell' Elenco dei
Titolati Italiani 2008, lo spiega la stessa pubblicazione nella
presentazione a pag. 5, dove infatti dice che sono riportate solo le
famiglie Italiane più antiche e illustri d'Italia. Cordialità
Luigi. 20.4.2009 ore 11:33 Buon giorno a tutti,
gentilmente vorrei sapere da qualcuno dei frequentatori del forum, a
proposito della famiglia Ferrari di Pàntane o Pantano, come
mai non compare nei seguenti repertori nobiliari, storici e
moderni???? -Elenco dei titoli di
nobiltà, concessi o legalmente riconosciuti nelle provincie
del meridione d'Italia dal 1806 al 1891. Francesco Bonazzi di
Sannicandro, edizioni Brenner-Cosenza.
-Famiglie nobili e
titolate del napoletano, di Francesco Bonazzi di Sannicandro Arnaldo
Forni editore-edizione originale Napoli 1902. -L'Araldo, (Almanacco
nobiliare delle famiglie nobili del regno delle due Sicilie, ) -Calendario d'oro,
repertorio nobiliare dell'istituto Araldico Italiano, tutte le
edizioni.(Roma 1897) presidente Carlo Padiglione. -La nobiltà
delle due Sicilie-5 volumi 1859-1879. edizione Napoletana, ristampa
edita da Forni editore. -Genealogie “Viginti
illustrium in Italia familiorum, di Jacob Wilhelmi im-hoff-1710 edizioni Orsini de
Marzo. -Elenco storico delle
famiglie nobili del meridione. G.B. Crollalanza, edizione 1878 -Libro d'oro della
Consulta Araldica del Regno d'Italia-Volumi 8 -Elenco Nobiliare
Ufficiale del Regno d'Italia 1921 e 1933, con supplemento del
1934-36. -Stemmario Italiano
delle famiglie nobili e notabili, di Alberto Ricotti Bertagnoni, edizione Remondiani,
Bassano del Grappa-1970. -Annuario della Nobiltà
Italiana, di G.B. Crollalanza, edizione 1878 -Elenco storico della
nobiltà Italiana, del S.M.O.M. 1960. -Libro d'oro della
nobiltà Italiana, del Collegio Araldico Romano, (tutte le
edizioni dal 1910 a quella del 1973-76.) -Elenco delle famiglie
nobili e notabili Italiane-Guelfi Camajani, Edizione 1954. -Albo d'oro delle
famiglie nobili e notabili Europee, Guelfi Camajani (tutte le
edizioni dal 1880 al 2000.) Grazie Giulio da
Catanzaro. 23.4.2009
ore 10:02 Giorno, sono Aldo da
Vibbo, vi scrivo per sapere dal presente Forum Araldico, come mai la
baronia di Pàntane, sita in Sila, non è riportata in
alcuna carta geografica storica e moderna della calabria Citra e
Ultra?? Infatti ad esempio su
questa nota carta storica, Pàntane non è riportata,
mentre esistono invece tutti gli atri feudi, come è visibile! Come si spiega?? Grazie Aldo. Dov'è la baronia
di Pàntane o Pantano? Buon giorno, sono
Alessandro da Catanzaro, rispondo ad Aldo.
Le Pàntane, che
è una piccolissima baronia in Sila, a nord del villaggio
Racise, in provincia di Catanzaro, non compare in nessuna carta
geografica storica, poichè come già detto su questo
forum, non fu storicamente mai particolarmente degna di alcuna nota
di natura storica, nobiliare, sociale, e quindi in ultimo appunto
geografica. -Da un punto di vista
storico, le Pàntane fu una baronia del tutto ininfluente,
poichè a differenza di altri feudi e baronie calabresi
importanti, con appunto un borgo con castello, commerci, e genti da
proteggere, (vedi ad es. Santaseverina, Marcellinara, Badolato,
Squillace, ecc. ecc.) le Pàntane al contrario era, ed è
ancora oggi solo un pezzo di terra disabitato, di pochi ettari in
montagna. (A tale prova, basta
semplicemente consultare la pubblicazione dello storico Mario
Pellicano Castagna, denominata: Le ultime intestazioni feudali in
Calabria, edizioni Effe Emme Chiaravalle centrale, 1978. Infatti
a pag. 85 è riportato chiaramente il cedolario 87, f. 746
intestazione del 22 luglio 1802 ad Antonio Ferrari, per successione a
sua padre Alessandro, deceduto il il 27 gennaio 1779, nel quale si
legge appunto che Pantano è divisa addirittura tra due
intestatari, infatti una metà di questa piccola baronia è
dei Ferrari, e l'altra metà, appartiene invece alla famiglia
Stocco. -Anche da un punto di
vista nobiliare Pantane non ebbe grandi casate di rilievo, cioè
per quello che riguardava il prestigio nobiliare delle famiglie che
si alternarono alla sua amministrazione. Queste appartennero
infatti sempre alla piccola nobiltà locale, non essendo mai
state famiglie particolarmente ricche e importanti, o con noti
parentadi. Tra questi si ricordano
infatti i Mazza-Poerio, (estinti) e quindi successivamente la piccola
nobiltà dei Ferrari, succeduti proprio ai Mazza-Poerio. Originari di Taverna,
quella dei Ferrari è una piccola nobiltà di paese. Quello dei baroni di
Pantano è inoltre un ramo secondario, visto che infatti il
ramo primogenito, (come si legge a pag. 178 del medesimo testo), è
rappresentato da Giuseppe Ferrari, ottavo barone di Clima che nel
1776 ne fu ultimo intestatario.
Mentre il ramo
secondario, come riporta il medesimo testo a pag. 177, è
rappresentato invece da Antonio Ferrari, quarto barone e ultimo
intestatario della metà del feudo di Riccio-Pantano. Questo ramo secondario,
come si evince dalla genealogia a pag. 177. della detta
pubblicazione, al contrario del ramo primo genito, a sua volta non
ebbe mai parentadi prestigiosi, a parte quello con i baroni
Mazza-Poerio dai quali ebbero appunto la successione del mezzo feudo
di Pantano. -Anche da un punto di
vista prettamente sociale, le Pàntane non ha mai goduto di
quella civiltà culturale, politica, e quindi sociale che ha
invece accomunato i feudi calabresi più importanti. (vedere:
L'ordinamento feudale in calabria, comparazione tra due baronie agli
antipodi, “Rivista
Araldica Calabrese” maggio-agosto 2009 dello storico Antonio Gesualdo,
edizioni C.C.C.V.) -Da un punto di vista
cartografico, non c'è quindi da stupirsi che Pàntane
non sia riportata in alcuna cartina geografica della Calabria Citra e
Ultra. “Forse
non è riportata neppure sulle carte satellitari attuali.” Cordialità. 27.04.2009
ore 17:24 Salve ho
sentito parlare di questo forum, volevo infatti sapere come mai la
minuscola frazione di Pantane, è chiamata anche femmina morta,
perchè un nome così macabro? Grazie. Dionigi
da Reggio. 29.04.2009
ore 12:09 Giorno
rispondo a Dionigi da Reggio, a frazione denominata Pàntane o
Pantano, è anche conosciuta col nome di feminamorta, poiché
pare che attorno al medioevo una povera contadina che si recava in
paese per vendere al mercato le sue verdure, passando per quei posti,
cioè l’attuale Pantane, si sia imbattuta in una bufera
di pioggia e vento. Stremata, infreddolita, pare sia morta annegata
in una delle paludi che costituivano all’epoca quel territorio,
(chiamato infatti Pantano, poi...successivamente Pàntano, e
quindi da quel giorno in poi, anche chiamata feminamorta.
Cordialmente
Davide. 2.05.2009
ore 17:32 Buon
giorno, mi chiamo Marco da Catanzaro, Vi scrivo per sapere dove posso
acquistare libri, o scritti su gli ultimi feudatari in calabria? Sapete
indicarmi ad oggi quali pubblicazioni di questo genere sono presenti
su mercato? Grazie. 4.05.2009
ore 12:43 Rispondo
a Marco. Gentile
ricercatore, sulla storia degli ultimi feudatari calabresi, esisteva
una pubblicazione stampata nell'ormai lontano 1979, ed era intitolata
le ultime intestazioni feudali in Calabria, di Mario Pellicano
Castagna, edizioni Effe Emme. Molto ben
fatta, si trattava di uno studio d'archivio, temo che però
oggi non sia più su mercato, le restanti copie invendute
infatti, dopo un certo periodo di tempo vanno al macero. Sicchè
non sono più presenti sul mercato odierno, costringendo quindi
ricercatori e studiosi della materia ad affannose ricerche presso
librerie dell'usato. Se però
desideri farti un idea esaustiva su gli ultimi feudi e feudatari
calabresi, ho saputo che quest' argomento è stato ripreso dal
primo numero della Rivista Araldica Calabrese, una
pubblicazione quadrimestrale di araldica e genealogia, molto ben
fatta, diretta dallo storico Gesualdo, in collaborazione con studiosi
di nota fama, alcuni dei quali membri del S.M.O.M. di Roma, e ricca
di illustrazioni a colori. Cordialmente
Giulio 5.05.2009
ore 19:32 Salve,
rispondo a Marco e Giulio. A proposito delle ultime intestazioni
feudali in Calabria, e degli ultimi feudatari calabresi, io posseggo
il primo numero della Rivista Araldica Calabrese,
(sttembre-dicembre 2008) e devo dire che è un opera di circa
84 pagine, molto interessante e ben diretta, con approfondimenti e
illustrazioni a colori preziose. All'interno
della detta, è infatti riportato anche un accurato studio
proprio su gli ultimi feudatari in Calabria, cioè coloro che
ebbero l'intestazione feudale fino all'eversione della feudalità
del (1806) Consiglio
perciò a tutti coloro che sono interessati alla feudalità
calabrese, l'acquisto dell'opera. Cordialmente
W. 7.05.2009
ore 21:22 Rispondo
a W. Concordo
pienamente con W. La Rivista Araldica Calabrese, ha il grande merito
di aver reso attuale e reperibile su mercato un agomento dato alle
stampe il lontano 1978, quindi ormai introvabile nelle librerie.
Infatti nel numero di settembre-dicembre 2008 la storia degli ultimi
feudatari calabresi e quindi delle ultime intestazioni feudali è
ripercorsa in modo più esaustivo, col titolo: Gli ultimi
feudi calabresi e i loro legittimi intestatari. Da fonti sicure,
sono inoltre venuto a conoscenza del fatto che l'argomento sarà
continuato nei prossimi due numeri della Rivista, volta per volta. Quindi
nei prossimi n. di gennaio-aprile 2009 e maggio-agosto 2009 lo studio
sulle ultime intestazioni della feudalità calabrese, sarà
scrupolosamente ampliato con approfondimenti, immagini, e stemmi a
colori. Saluti Francesco da Catanzaro. 8.05.2009
ore 9:01 Felice
mattina, rispondo a Francesco. Ma...........anche
i numeri di questa Rivista Araldica Calabrese, dopo qualche tempo non
saranno più reperibili su mercato, quindi purtroppo tutte le
pubblicazioni in generale sono destinate al macero? Grazie
Marco da Cosenza. 9.05.2009
ore 12:21 Rispondo
a Marco da Cosenza Marco si
sbaglia, in realtà il fatto che un argomento venga trattato
sulla Rivista Araldica Calabrese, è proprio garanzia del fatto
che sarà sempre disponibile. Infatti a
differenza di libri e pubblicazioni che dopo circa 4 anni dalla loro
uscita, non sono più presenti nelle librerie, queste altre
pubblicazioni invece come la Rivista Araldica Calabrese, o come la
Rivista Araldica del Collegio Romano, o come la rivista Nobiltà
dell'I.A.G.I. O come ancora la “Rivista Nobiliare”
dell'Accademia Araldica Nobiliare Italiana, saranno sempre reperibili
poiché su ordinazione ristampabili. Infatti
queste pubblicazioni, al contrario dei singoli e isolati studiosi,
che di tanto in tanto danno alle stampe questa o quell'opera, hanno
invece alle loro spalle una segreteria, quindi un' organizzazione che
è in grado di fronteggiare ogni richiesta, sono perciò
pubblicazioni viventi, e sempre attuali. E'
proprio questo il grande vantaggio di pubblicazioni amministrate da
istituti, collegi, club, circoli, fondazioni, associazioni, o
società! Tutte le
altre opere purtroppo, prima o poi sono destinate a passare nel
dimenticatoio, o nella migliore delle ipotesi, le copie sopravvissute
al macero, sono forse reperibili nelle librerie dell'usato. Saluti
Giovanni 12.5.2009
ore 21:09
Buona sera, sono Marco da Catanzaro, vi scrivo per
sapere quale famiglia ha posseduto per ultima il feudo di
Monasterace, e in quale recente pubblicazione tale infeudazione
risulta?
-E' diretta dal principe Rosalbino Fasanella d'Amore di
Ruffano, di tanto in tanto in collaborazione con questo o quello
studioso. -Fino ad oggi sono andati in stampa circa 6 numeri, e la
peridicità non è chiara, tant'è vero che alcuni
credono sia una pubblicazione ormai estinta. -E' un opera certamente interessante che reca saggi e
studi, ma carente nell'aspetto figurativo, visto che all'interno non
è presente alcuna illustrazione.
-E'
una pubblicazione giovane, moderna, che ha anche visibilità su
internet, e può infatti essere ordinata anche on-line (vedere
www.caccialavolpe.it
voce“pubblicazioni”.) Ne riporto qui una foto. Cordialità Mario da Catanzaro.
(pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale
del Regno il 14 aprile 1924 n. 89) sentenziava:
Relativamente alla
soggettività di diritto internazionale il Turriziani Colonna
afferma che nell’Ordine di Malta si riscontrano i requisiti per
l’accertamento di detta soggettività: effettività
e indipendenza o sovranità esterna.
L’Ordine di
Malta si presenta alla comunità internazionale quale ente che,
sebbene sfornito di territorio, possiede un’organizzazione
indipendente e persegue fini che rendono possibile la partecipazione
alla vita della comunità degli stati con piena soggettività
di diritto internazionale.
E’ con tali presupposti che esso
ha ottenuto l’ammissione nel consesso delle Nazioni Unite quale
Osservatore Permanente. Tale alto riconoscimento non è
attribuito all’Ordine per assimilazione alle organizzazioni
internazionali. Infatti l’Ordine si distingue per non fondarsi
nel diritto internazionale pattizio, cioè in forza di
convenzioni internazionali tra stati; bensì in un ordinamento
originario e autonomo.
Le relazioni diplomatiche con 92 Stati,
principalmente del terzo mondo, o in via di sviluppo, risultano un
chiaro riconoscimento della sovranità e della soggettività
internazionale dell’Ordine. Queste relazioni costituiscono la
situazione di fatto e di diritto per la quale l’Ordine agisce
nella comunità internazionale quale soggetto di essa. Come nel
caso dell’accordo tra Sovrano Ordine e Repubblica Italiana, gli
accordi diplomatici con gli stati sono in realtà sempre
dichiarativi e non costituitivi della sovranità dell’Ordine.
Storicamente l’Ordine ha sempre mantenuto rapporti di
“dipendenza” dalla Santa Sede per due principali motivi:
l’Ordine di Malta è un ordine religioso con un primo
ceto legato a voti di professione religiosa; la Santa Sede ha
assicurato fin dai primordi la sua protezione all’Ordine con
una serie di privilegi mai concessi ad altri ordini militari.
Questa
singolare relazione, già definita nella sentenza del Tribunale
Cardinalizio del 1953 istituito da Pio XII, si fonda sulla
distinzione tra questioni religiose e questioni relative alla qualità
sovrana dell’Ordine.
Tra i due enti sussistono
contemporaneamente rapporti di profilo canonistico e religioso, e
rapporti trattati dal diritto internazionale. La Santa Sede accorda
all’Ordine un trattamento speciale, ma negli affari
internazionali e nelle attività proprie, l’Ordine è
pienamente autonomo e indipendente. La sentenza di detto Tribunale
Cardinalizio, sotto il profilo internazionalistico, va letta come
precostituzione di contenuto di accordo internazionale tra le parti.
Tutto ciò risultò poi fissato nella Carta
Costituzionale del 1997 approvata dalla Santa Sede, che afferma: “
La natura religiosa non esclude l’esercizio delle prerogative
sovrane spettanti all’Ordine in quanto soggetto di diritto
Internazionale riconosciuto dagli Stati.”
Buona sera,
volevo fare a questo forum alcune domande, a proposito del
matrimonio Gaetani-Martini Bernardi, vorrei cioè sapere se
donna Costanza che nasce dei conti Gaetani dell’Aquila
d’Aragona, dopo il matrimonio col nobile Niccolò
Martini Bernardi, può conservare il proprio titolo
comitale?
Cosa sancisce il diritto nobiliare Italiano in
merito?
Grazie Alfredo da Napoli.
Gentile
Alfredo, riguardo al titolo comitale della Gaetani dell’Aquila
d’Aragona, in realtà tecnicamente inseguito al
matrimonio con Niccolò Martini Bernardi, tranne che per i
rari casi di successione nobiliare in linea femminile, possibili in
virtù di una Regia concessione, donna Costanza ha invece in
pratica perso il titolo dei conti dell’Aquila d’Aragona,
assieme al cognome, abbracciando il titolo e il cognome del marito,
“degradandosi” quindi al grado di semplice nobile, che è
il titolo più basso nella scala nobiliare, usato appunto
dalla famiglia Martini Bernardi.
(In pratica, non verrà
più chiamata contessina……ma solo nobile,) il
diritto nobiliare Italiano ha infatti in merito delle regole molto
precise, che furono disciplinate dalla Consulta Araldica del Regno
d’Italia, e rimaste in pratica ancora oggi vigenti, non
essendo state abolite.
Infatti la costituzione Repubblicana del
1946 non abolisce, o vieta l’uso dei titoli nobiliari.
Saluti
Guidoccio da Firenze.
Sera a tutti,
ma…scusate..la curiosità riguardo i Martini Bernardi,
ma non sono nobili e anche conti?
Quindi donna Costanza Gaetani
dell’Aquila d’Aragona è comunque contessa?
Grazie
Serena da Firenze.
Buon giorno,
rispondo a Serena da Firenze.
Certamente Serena si confonde coi:
de’ Martini, famiglia che ha il titolo di conte e patrizio,
oppure coi
Martini di Cigala, conti di Cigala, o ancora coi Conti
de Martini, o coi Conti Martini Crotti.
Mentre invece i Martini
Bernardi sono solo nobili, quindi Costanza Martini Bernardi, ex
Gaetani dei conti dell’Aquila d’Aragona, ha perduto il
titolo dei conti….per quello più basso di semplice
nobile, visto che è l’unico titolo nobiliare che
appartiene ai Martini Bernardi.
Fonti:
-Annuario della nobiltà
Italiana.-corrente edizione.
-Libro d’oro della nobiltà
Italiana.-corrente edizione.
-Elenco storico nobiliare Italiano.
S.M.O.M.
(Se necessita posso fornire anche la descrizione dei
rispettivi stemmi, dai quali appunto si evince il fatto che sono
famiglie diverse.)
Cordialità Guidoccio da Firenze.

25.4.2009
ore 21:11
Grazie.
15.5.2009 ore 12:11
Gentile Marco, il feudo di Monasterace, e stato
posseduto per ultimo dalla famiglia Abbenante, come risulta dall' Elenco degli ultimi feudi Calabresi e dei loro
legittimi intestatari, ultimo censimento
sulla feudalità Calabrese, apparso da poco sul numero di
settembre-dicembre 2008 e gennaio-aprile 2009 della Rivista Araldica
Calabrese. Il detto Elenco è stato inoltre riveduto e
completato, epurandolo quindi da dimenticanze presenti su
pubblicazioni del passato. Grande merito va quindi alla Rivista Araldica Calabrese,
per aver riportato alla luce un argomento (quello su gli ultimi
feudatari calabresi) ormai non più trattato da anni. La Rivista che ha riscontrato
i favori dell'ambiente, è venduta infatti in più di 400
copie a numero, ed è attualmente l'unico vero quadrimestrale
Calabrese di araldica, genealogia, e ordini cavallereschi,
regolarmente registrato presso il tribunale di Catanzaro. Amministrata dal Consiglio Direttivo del Club Calabrese
per la caccia alla volpe simulata, della tenuta di Pietra Nera,
attraverso il Fondo Finanziario per le “materie Araldiche”,
(art. 4 dello statuto.) la Rivista è diretta da uno dei più
grandi storici di Calabria, (Antonio Gesualdo,) in collaborazione con
alcuni studiosi del S.M.O.M. Del Gran Priorato di Roma, attingendo
anche ai preziosi testi custoditi nella la grande Biblioteca
Magistrale dell'Ordine di Malta in Roma. Cordialmente. IL SEGRETARIO
17.05.2009 ore 8:55
Felice mattina, scrivo a questo prestigioso forum
aralco, per sapere da qualcuno dei frequentatori del forum, che
differenza esiste tra la pubblicazione denominata “Araldica
calabrese” e invece quella denominata “Rivista Araldica
Calabrese”? Grazie Luigi da Catanzaro.
18.05.2009 ore 11:54
Rispondo a Luigi da Catanzaro. Caro amico, io posseggo alcuni numeri di entrambe le
pubblicazioni, posso quindi fare un raffronto riscontrabile da tutti
coloro che come me le collezionano.
Le differenze tra la pubblicazione denominata “Araldica
calabrese”, è quella denominata “Rivista Araldica
Calabrese”, sono le seguenti:
”Araldica
Calabrese” : -Ebbe origine anteriormente al 1993. -Si tratta di un interessante libricino di cm.17x24
color blu-giallo, le cui pag. sono variabili in base agli argomenti
del singolo numero.
”Rivista
Araldica Calabrese”: -E'
invece una pubblicazione nata il 2008 tramite regolare registrazione
presso il tribunale di Catanzaro, e che è attualmente giunta
al terzo numero, cioè
maggio -agosto 2009. -Si tratta di una Rivista di cm 21x30, color
giallo-rosso, (colori del Club) di circa 70-80 pagine. -Al suo interno oltre preziosi saggi e approfondimenti
di elevato rigore scientifico ai massimi livelli, vi è anche
bellezza stilistica, con costose illustrazioni a colori. -Contrariamente
alla prima, la Rivista
Araldica Calabrese,
è un opera puntualmente quadrimestrale, che gode quindi di un
efficente segreteria, e i cui numeri anche passati, sono sempre
disponibili, poiché sempre ristampabili su richiesta, (i File
sono infatti custoditi presso l'Archivio Araldico del Club.) -Si
tratta di un opera intellettuale, amministrata attraverso il (fondo
finanziario per le materie araldiche Art. 4) del
Club Calabrese per la caccia alla volpe simulata a cavallo,(
l' unica organizzazione equestre-nobiliare presente in meridione,
per la pratica di questo prestigioso ed elitario sport equestre, e
per il censimento nobiliare regionale, costituitasi con regolare
statuto notarile.) -La Rivista
è diretta dal noto storico Antonio Gesualdo, (di
professione appunto storico), in
collaborazione con i massimi studiosi, araldisti, genealogisti,
scelti tra i soci-collaboratori
del settore araldico del Club,
alcuni dei quali proprietari di Istituti e Collegi Araldici, nonché
membri del S.M.O.M. Del Gran Priorato di Roma. -La
Rivista
Araldica Calabresegode infatti anche dell'accesso alla famosa Biblioteca Magistrale del
S.M.O.M. In via Condotti a Roma.
11.05.2009 ore 20:09
Sera, scrivo al segretario di questo forum, per sapere se la Rivista Araldica Calabrese ha solo un uscita quadrimestrale, o sono previste stampe più frequenti.
Grazie Enrico.
12.05.2009 ore 19:02
Gentile Enrico, numerose richieste come la sua, e l'inaspettato successo di copie vendute della Rivista Araldica Calabrese, hanno convinto sia il Consiglio Direttivo del Club, che lo storico Antonio Gesualdo, a procedere con supplementi bimestrali, perciò dal numero di settembre, la Rivista non uscirà solo in settembre-dicembre 2009, (come di norma) ma sarà settembre-ottobre 2009 (in allegato), e novembre-dicembre 2009.
In questo modo la pubblicazione non sarà più un quadrimestrale, ma invece un bimestrale, che in un anno sarà su mercato non più con 3 numeri, ma con 6.
Crediamo così di accontentare le richieste del mercato, e pubblicare più assiduamente i numerosi studi e ricerche d'archivio.
12.05.2009 ore 12:31
Buona sera, vorrei sapere da qualcuno all'interno del Forum, notizie sul casato dei principi Massimo di Arsoli, e se è vero che discendono dal Temporeggiatore.
Grazie Marco.
14.06.2009 ore 22:09
Salve, scrivo per rispondere a Marco:
Quinto Fabio Massimo detto Cunctator, "Temporeggiatore" (275 a.C. – 203 a.C.) è stato un politico e generale romano. Patrizio appartenente alla Gens Fabia, ricoprì per cinque volte (233 a.C., 228 a.C., 215 a.C., 214 a.C. e 209 a.C.) la carica di console, divenendo anche dittatore. Discendente dalla antica Gens Fabia, era il nipote di Quinto Fabio Massimo Gurgite e bis-nipote di Quinto Fabio Massimo Rulliano. Probabilmente partecipa alla Prima guerra punica anche se se ne ignorano le gesta. Finita la guerra, ha una rapida carriera politica. Nel 233 a.C. trionfa sui Liguri e nel 232 a.C. si oppone alle leggi agrarie del tribuno della plebe Gaio Flaminio. Viene eletto due volte console e censore. Agli occhi della massa, è bello, romantico, e anche facile credere che i Massimo di Arsoli (come loro stessi affermano) discesero direttamente dal Quinto Fabio Massimo, il temporeggiatore. Ma ad un attenta e rigorosa analisi storica e d'archivio, in realtà nello specifico, se andiamo in profondità si vedrà come queste dicerie sono totalmente infondate. In giurisprudenza l'onere della prova spetta infatti sempre a chi afferma una cosa, quindi c'è da chiedersi: ma quale prova inconfutabile hanno i principi Massimo di Arsoli per affermare con certezza che il casato discende direttamente da Quinto Fabio Massimo?
Il punto è proprio questo, paradossalmente non esistono prove, ma solo scarsi indizi, non esiste infatti alcun documento, o altro elemento che può condurci con assoluta certezza alla genealogia diretta dei Massimo dal temporeggiatore. Basti considerare stranamente il fatto che il casato Massimo, fin dal secolo XII era conosciuto a Roma col cognome prurale di Massimi, e non il singolare Massimo, essi erano proprietari di piccole case urbane, e casali ubicate lungo la via Papalis. (oggi corso Vittorio Emanuele II.) Stranamente non esisteva in Roma nessun palazzo Massimo medioevale, bisognerà infatti aspettare non meno di trecento anni per vedere quello di Massimo alle colonne, e gli altri palazzi Massimo. Se quindi voi vi foste aggirati nella Roma medioevale, chiedendo ai vari feudatari, notizie sulla famiglia Massimo, vi sareste sentiti rispondere che è un casato che non esiste, visto che il cognome è Massimi. Infatti in realtà la fantastica discendenza dei Massimo dal famoso generale Quinto Fabio Massimo, è una leggenda che la famiglia Massimo intelligentemente ha cominciato a far circolare a Roma solo dopo il 1454 quando i Massimo, non ancora principi ma bensì solo baroni, erano banchieri e mercanti, accumularono una grande ricchezza, ma non egual influenza politica e sociale, che invece altri principi romani ben più potenti, titolati, e meglio imparentati di loro potevano già vantare all'epoca (come ad es. I Colonna-Paliano, che storicamente influenzarono sempre la politica del papa.) I Massimo allora, con un Pietro Massimo molto ricco, che narrano le cronache, avesse al suo servizio fino a 160 servi, cambiarono il cognome dal prurale Massimi, al singolare Massimo, incominciando così a sostenere la discendenza diretta dal Temporeggiatore. Ciò evidentemente per agevolarsi politicamente all'interno dello stato, e quindi del S.uffizio, (bisogna infatti considerare che i Massimo all'epoca non erano politicamente influenti come altre famiglie principesche romane, che di gran lunga godevano di più prestigio sociale e politico all'interno dello stato della chiesa, come ad esempio gli Aldobrandini, Barberini, Borghese, Chigi, Colonna. Ciò è anche dimostrato ad esempio dal fatto che i Massimo non ebbero mai un papa in famiglia, (non è infatti accertato che i papi Pasquale I e Anastasio I appartennero alla famiglia Massimo, il primo fu infatti un papa che ebbe il pontificato nel 817 d.c. E il secondo addirittura nel 399 d.c. Troppo indietro nei secoli, anche in questo caso non esistono prove certe, e non è infatti possibile risalire con certezza assoluta alla discendenza.) Di conseguenza i Massimo a Roma non furono mai tra le famiglie noibili storicamente più influenti, sia politicamente che economicamente, se li paragoniamo alla ricchezza e potenza di altre casate di principi che diedero papi più recenti e quindi certi, come ad es. i Colonna-Paliano, (con papa Martino V) i Barberini, (con papa Urbano VIII) i Chigi (con papa Alessandro VII Chigi) i Borghese (con papa Paolo V) gli Aldobrandini (con Clemente VIII) i Caetani (con papa Bonifacio VIII) i Corsini (con papa Clemente XII) i della Rovere (con papa Giulio II) i Ludovisi (con papa Gregorio XV) ecc. ecc. Queste dinastie non a caso sono infatti tra le F.P.R. (Famiglie Principesche Romane) della prima ora. Questa è una lista costituita da alcune ben delimitate famiglie che ebbero un titolo principesco dai Sovrani Pontefici e sono inquadrabili nella disciplina dettata da apposite "massime" della Consulta Araldica del Regno d'Italia. La Consulta Araldica, con deliberazione sanzionata dal Governo, adottò le seguenti "massime" in merito alle famiglie principesche romane:
1°) è riconosciuta l’esistenza del "ceto" dei Principi e Duchi romani, rappresentanti l'antico baronaggio romano;
2°) ai capi delle suddette famiglie spetta il titolo di Principe e Duca appoggiato sul cognome: le famiglie stesse sono Principesche e Ducali Romane;
3°) il ceto dei Principi e Duchi Romani è ristretto alle sole famiglie che furono riconosciute tali dalla Congregazione Araldica Capitolina nella seduta del 17 gennaio 1854 (solo quelle che avessero ricevuto questi titoli dal Romano Pontefice e che avessero in Roma il loro principale domicilio);
4°) il trattamento antichissimo spettante a dette famiglie viene riconosciuto col titolo di Don prefisso al nome di battesimo nel capo della famiglia (ai figli compete il titolo di Don e Donna dei Principi e dei Duchi), con l'uso di speciali ornamentazioni araldiche (ma la prevista pubblicazione ufficiale al riguardo non venne mai emanata), e col trattamento di "Eccellenza" (poi disconosciuto – con norma giuridicamente discutibile perché in contrasto con l'uso codificato nello Stato Pontificio - con massima del 18 novembre 1926). I Capi delle famiglie principesche e ducali romane, individuate dalla Congregazione Araldica Capitolina il 17 gennaio 1854 e iscritte fra i nobili e patrizi romani in ottemperanza alla volontà sovrana espressa nel Chirografo del 2 maggio 1853, sono infatti i seguenti:
Principe Aldobrandini
Duca Altemps
Principe Altieri
Principe Barberini
Duca Barberini di Castelvecchio
Principe Bonaparte
Principe Boncompagni Ludovisi
Duca Bonelli
Principe Borghese
Duca Caetani
Duca Cesarini
Principe Chigi
Principe Colonna di Paliano
Principe Colonna di Sciarra
Principe Corsini
Principe Doria
Duca Lante
Principe Ludovisi Boncompagni
Principe di Montholon
Principe Odescalchi
Principe Orsini
Duca Ottoboni
Principe Pallavicini
Principe Rospigliosi
Principe Ruspoli
Duca Salviati
Principe Santacroce
Principe Strozzi
Duca Caffarelli
Duca Grazioli
Principe Conti
Duca Torlonia
Principe Torlonia
Duca Braschi
Principe Del Drago
Principe Gabrielli
Principe Massimo
Duca Massimo
Principe Spada
A queste famiglie la Consulta Araldica del Regno solo in un secondo tempo aggiunse poi gli Sforza-Cesarini (successivamente Cesarini), i Giustiniani-Bandini (per sentenza) e per ultimi proprio i Lancellotti (già Massimo). Fra le sopra elencate famiglie la Congregazione Araldica Capitolina individuò inoltre quelle che ebbero nel loro seno uno o più Pontefici e che quindi "in qualche modo parteciparono della sovranità", iscrivendole fra i "coscritti": Aldobrandini, Borghese, Altieri, Barberini, Boncompagni Ludovisi, Caetani, Chigi, Colonna di Paliano, Colonna di Sciarra, Corsini, Doria Pamphili, Ludovisi Boncompagni, Odescalchi, Orsini, Ottoboni, Rospigliosi. (come si vede i Massimo non vennero inseriti.) A queste casate infatti, di gran lunga più importanti dei Massimo, spetta nello stemma l'ornamentazione della "Basilica", cioè il Gonfalone della Camera Apostolica accollato alle chiavi pontificie. In conformità alle consuetudini vigenti negli Stati della Chiesa, sono comprese a pieno titolo, negli elenchi sopra riportati, sia le famiglie "originarie" che le famiglie "surrogate", con surrogazione "piena" o "mista" (per esempio i Doria Pamphili, essendo papale la Pamphili) indifferentemente. Per quanto concerne la corona, secondo Fabrizio Barbolani di Montauto, i Principi romani usano sormontare il tocco rosso con due archi contornati da perle sostenenti un piccolo globo cimato da una crocetta il tutto d’oro, con il cerchio d’oro gemmato, mentre per Carlo Mistruzzi di Frisinga, i Principi romani adottarono "il cerchio con il risvolto di ermellino come quello dei Principi del S.R.I., dato che il Papa è depositario della dignità del S.R.I.". Si ricorda infine che, per antica tradizione, sono assimilati ai Principi romani, nel rango e nel trattamento, i marchesi romani detti "di Baldacchino", che secondo Carlo Cardelli, sono le famiglie Theodoli, Costaguti ora Afan de Rivera Costaguti, Serlupi Crescenzi, Sacchetti e i conti Soderini. Secondo Kasteel generalmente i Principi creati dalle due principali fonti d’onore non sono dello stesso rango: i Principi Romani ovunque avevano la precedenza sui Principi del Sacro Romano Impero. Perciò la nomina principesca imperiale, concessa ad alcuni Principi Romani, non aumentava la loro dignità e in alcuni casi il titolo non è stato usato. Le famiglie ducali e quelle dei marchesi di baldacchino erano considerate quasi appartenenti alla stessa categoria e tutti i componenti godevano del trattamento di Don e Donna.
I capi delle famiglie papali e le loro legittime consorti godono del trattamento di "Eccellenza", dato anche ai capi delle famiglie principesche romane. Indipendentemente dai loro titoli, i capi delle famiglie papali sono stati tradizionalmente considerati – prosegue Kasteel - come "pari" dalle "Famiglie Sovrane", essendo questa cortesia dovuta al fatto che il Sovrano Pontefice è riconosciuto come Pater Principum et Regum dai monarchi cristiani e come rappresentante della prima e più antica monarchia cristiana.
1)-Per tornare ai Massimo di Arsoli, (nobiltà di tradizione commerciale, e non terriera, dato che accumularono ricchezze a metà del 400, proprio attraverso i commerci, e non con il latifondo), il primo elemento che ci fa dubitare del fatto che i Massimo discendono dal “Temporeggiatore” è come abbiamo visto quello delle fonti.
Tito Livio parlò approfonditamente della «Gens Fabia» mai della famiglia Massimo di Arsoli, che ovviamente all'epoca non esisteva. In realtà la voce di tale fantomatica discendenza dal famoso generale romano Quinto Fabio Massimo, è stata messa in circolazione come diceva Cicerone
(da chi ne aveva interesse) cioè dagli stessi Massimo, solo attorno al 1454. Infatti a tal proposito non a caso la famiglia cambiò cognome dal prurale Massimi, al singolare Massimo, (che è poi l'unico documento certo.) Infatti che bisogno c'era del cambio di cognome, se non per perorare queste affermazioni? Se davvero fossero discesi dal Temporeggiatore, non si sarebbero dovuti già chiamare Massimo in età medioevale? Perchè invece cambiare il cognome in Massimi, per poi ricambiarlo in Massimo?
2)- il secondo elemento che non torna, è quello giuridico probatorio.
Non esistono cioè prove scritte, non esistono documenti, alberi genealogici, iscrizioni lapidee dalle quali si desume con certezza la discendenza dal Temporeggiatore ai Massimo di Arsoli.
Questo perchè l'anagrafe italiana nasce su tutto il territorio nazionale solo nel 1866, inoltre la condizione dell'anagrafe storica, dipendeva dalla cura che il singolo comune aveva. Prima del 1866 c'erano solo i registri parrocchiali con nascite (battesimi), matrimoni e morti (funerali. )
Il monaco amanuense Onofrio Panvinio, che storicamente parla di tale discendenza del Temporeggiatore ai Massimi di Arsoli, è vissuto guarda caso proprio nello stesso periodo in cui è vissuto Pietro Massimo, (fautore delle voci sulla fantomatica discendenza dal Temporeggiatore.)
Questo monaco non era poi attendibile, basti pensare che fu lo stesso che definì un papa-guerriero e duro come Giulio II, «puerorum amoribus implicitus» ossia «invischiato in amori per ragazzini.»
Il fatto che la famiglia si chiamava già nel medioevo Massimi, e non Massimo, è invece indicativo del fatto che si trattava proprio di un altra famiglia. Inoltre il fatto che il casato dichiara che questa discendenza dal Temporeggiatore, è una voce che in casa si sentiva dire da circa 2000 anni, (è la classica prova per sentito dire, che non è giuridicamente attendibile.) e come la storia del mostro di Loch Ness, per il quale molti affermarono di averlo visto, o di averne sentito parlare da altri che lo avrebbero avvistato nelle oscure acque del lago. (ovviamente in particolar modo tra questi vi erano i ristoratori e gli albergatori del posto, che guarda caso, dopo aver messo in circolazione quelle voci, hanno visto aumentare il profitto dei loro affari, sull'onda della curiosità e della suggestione dei turisti.) Anche l'affermazione dei 2000 anni non è attendibile, dato che chi lo afferma non era in vita quando i suoi avi lo dicevano, inoltre a Roma questa voce come detto è stata opportunamente diffusa solo dopo il 1454 (si veda Le GRANDI FAMIGLIE DI ROMA di Claudio Rendina, della Newton edizioni, pag. 413.) Nel 1797 quando il Marchese Massimiliano Massimo, dopo aver firmato in veste di plenipotenziario per la pace, il trattato di Tolentino, nominato in seguito Ambasciatore da Pio VI, incontrò successivamente a Parigi, Napoleone Bonaparte, questi Imperatore di nobile famiglia Corsa, (allora l'isola era ancora italiana), molto interessato alla storia della nobiltà, domandò al Marchese Massimo: «Cosa mi dice Marchese della storia per cui i Massimo discenderebbero da Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore, che salvò la Repubblica da Annibale?» «Cittadino generale - rispose Massimiliano Massimo, le dico che questa storia la sento raccontare per casa da 2000 anni!» (e.....certo come se Massimiliano Massimo avesse 2000 di vita, inoltre il marchese non rispose con certezza, si ….è vero, discendiamo dal temporeggiatore! Ma si limitò solo a riferire quella diceria storica messa in circolazione da Pietro Massimo dopo il 1454.) Inoltre se fosse stato un fatto certo, Napoleone non avrebbe certo sentito il bisogno di chiederglielo. Quella dei Massimo non quindi come erroneamente si pensa, “la Famiglia più antica d'Europa”, infatti come si legge nel Ghota (l'Almanacco che ospita solo Altezze Reali, principi e duchi), vi sono casate con certezza documentata più antiche, come i ad es. i Reali di Grecia.
I Massimo inoltre storicamente non furono mai principi, poiché infatti attorno al 1797 la famiglia possedeva solo i titoli di marchesi e baroni Romani, quello di principe è un titolo recente.
3)-Il motto della famiglia Massimo è «Cunctando restituit» cioè «temporeggiando restituii.» (loro sostengono riferito alla libertà della Repubblica Romana.)
Ma anche questa non può essere presa come una prova certa del fatto che discendono dal Temporeggiatore, per il semplice fatto che questo motto è troppo generico, come le centurie di Nostradamus. Se il motto fosse invece stato Cunctando Respubblicae restituit, (cioè temporeggiando restituì alla repubblica) sarebbe già stata una prova più convincente.
4)-Un tempo glorioso, ormai inesorabilmente tramontato, i Massimo agiati, erano proprietari fin dal primo medioevo dell'insula Massimo che comprendeva palazzi e case; di Palazzo Massimo all'Area Celi; di Palazzo Massimo alle Terme; di Villa Palombara all'Esquilino e di immensi vigneti e boschi nelle cerchia di Roma; del Casino Massimo in Laterano (affrescato da famosi pittori detti Nazareni) e di Palazzo Massimo alle Terme, oggi Museo di Roma. Oggi i Massimo contrariamente al loro passato, sono proprietari solo di Palazzo Massimo alle Colonne, in Corso Vittorio Emanuele, rione Parione a due passi da Piazza Navona, fu costruito solo attorno al Quattrocento, sui resti dell'Odeon di Domiziano; infatti, in piazza dei Massimi è ancora visibile una colonna dell'antica struttura. Nel 1532, per celebrare le nozze di Angelo Massimo con Antonietta Planca Incoronati, la facciata del Palazzo Massimo venne decorata con pitture monocrome. Nel 1532, dopo l'incendio provocato durante il Sacco di Roma, il complesso fu ricostruito su progetto di Baldassarre Peruzzi. Anche questo palazzo è comune indiviso in vari millesimi tra tutti i Massimo, e che quindi è in pratica di tutti e nessuno. Anche il Castello d'Arsoli (dove trascorse la notte, in fuga da Roma, il re Vittorio Emanuele III con la Regina Margherita) che risale all'anno 1000 venne in realtà edificato dai Passamonti e dai Zambecchari, fu comperato da Fabrizio Massimo solo il 1574, rivenduto ai Zambeccari nel 700, venne ricomprato nel 1826 dai Massimo, ed è oggi diviso in 70 millesimi tra tutti i Massimo e i parenti aggiunti. Oggi è diventato anche una Location per eventi, perdendo definitivamente, (contrariamente ad altri castelli e dimore nobiliari), quell'unità e coesione organizzativa- operativa, che gli consentiva di ospitare ad esempio le cacce alla volpe nel diciottesimo secolo, e che possedeva quando era invece di proprietà del solo ramo principale.
Di conseguenza le costose cacce alla volpe della società romana cacce, non sono più organizzabili a castello Massimo, ma in altre residenze dell'aristocrazia romana, meno frammentate tra gli eredi.
E' da notare che al contrario di altre famiglie nobili, nessun Massimo ricoprì mai nella storia, la prestigiosa Masterschip della società romana cacce alla volpe a cavallo. (si veda “Cento cinquant'anni di cacce nella campagna romana”, edizioni Abete, di Vittorio M. de Sanctis.)
5)-Ma certamente la vera nota dolente della famiglia Massimo di Arsoli, è quella senza dubbio delle parentele, visto che come tutti sanno, le ultime due generazioni della primogenitura, si sono imparentate con famiglie che non fanno parte dell'aristocrazia, e che quindi non sono...come dire...adeguate alla storia del casato. Già il casato Massimo non brilla certo storicamente per le parentele, se lo confrontiamo ad altri principi romani più nobili, (cioè tecnicamente per il diritto nobiliare), imparentati con buona parte dell'aristocrazia romana, da parte di madre, padre, nonno, nonna, bis-nonno, bis-nonna, trisavolo, trisavola, quadrisavolo, quadrisavola, ecc. ecc. tra questi i Colonna-Paliano, Cenci Bolognetti, Aldobrandini, Odescalchi, Barberini, ecc. ecc.
Infatti gli attuali rappresentanti di casa Massimo (non posseggono ad oggi i quattro quarti nobiliari), come direbbero i Consultori Araldici del Sovrano Militare Ordine di Malta.
Infatti i Massimo, benchè i primi del 1900 si siano imparentati coi Savoia (la nonna dell'attuale capofamiglia Fabrizio, era infatti Maria Adelaide di Savoia;) in ultimo, (a cominciare proprio dalla primogenitura del casato, quindi da don Filippo Massimo, padre dell'attuale rappresentante) e figlio di Leone Massimo e Maria Adelaide di Savoia, il casato è finito per imparentarsi con famiglie della piccola borghesia, totalmente aliene alla storia dell'aristocrazia Italiana ed Europea.
Don Filippo Massimo (n. a Roma il 29.09.1938) ha infatti contratto matrimonio a Roma il 15.08.1942 con la signora Maria Luigia Capparella, n. Il 15.08.1942 non sono però riuscito a trovare i nomi dei genitori, quello che si sa è che è appartenente a una sconosciuta famiglia borghese di un paese del lazio.
Da quest'unione vedono la luce prima del loro divorzio: don Fabrizio, n. a Roma il 28.10.1963 e sua sorella donna Barbara n. a Roma il 4.06.1965.
Don Fabrizio ad oggi, si dice si occupi di compravendite immobiliari per alcune agenzie romane. Già padre di Giacomo, (concepito senza essersi sposato, come apprendiamo da un articolo apparso sul “Tempo”), il 2000 don Fabrizio sposa a Roma, (con cerimonia intimissima), la borghese Ilaria Bottini, figlia della borghese divorziata Silvia Fontana, e del sig. Bottini, quest'ultimo esponente di un anonima famiglia borghese, però di Viareggio.
Dalla breve unione Massimo-Bottini (poichè don Fabrizio si sposerà il 2000 e si separerà il 2001) vedono la luce i gemelli March'Antonio n. il 2000 e Barbara n. il 2000 e successivamente Olimpia n. il 2001. (fonti Annuario della Nobiltà Italiana.)
Sua sorella Barbara, (come apprendiamo sempre dall'articolo “Il Tempo”) è invece fidanzata col principe Scipione Borghese dal 1993 circa, (questi esponente di un ramo della famiglia dei principi Borghese, storicamente più nobile, ricca, famosa, e titolata dei Massimo, nasce a Roma il 19.11.1970 da Camillo Borghese, trediciesimo principe di Sulmona, n. il 3.10.1927 e anch' egli dalla borghese Rossana Nucci, n. il 3.06.1933, figlio in un certo senso comunque di una “borghese”.
Ma senza dubbio il ramo Borghese più famoso è quello invece del cugino, di nome Marcantonio Borghese n. a Roma l'8.01.1970 nipote del famoso principe nero, Junio Valerio Borghese n. a Roma il 6.06.1906 morto a Cadiz 26.08.1974. Ma per tornare alla sorella Barbara Massimo, leggo sempre sul quotidiano “IL TEMPO” è una signora di 44 anni, che non ha evidentemente nemmeno dato peso all'importanza di una famiglia, e nemmeno al matrimonio, visto che non si è sposata, e non ha avuto figli. Barbara che ha un nome che ricorre spesso in casata Massimo, pur non avendo due occhi penetranti come quelli di qualche sua antenata, ha tuttavia avuto per le sue linee slanciate, un passato di modella, si è poi interessata agli importantissimi studi esoterici e astrologici, e all'approfondimento della filosofia buddista, (che infatti come tutti ben sanno, è molto seguita nella società e cultura Italiana, specialmente con la chiesa cattolica di casa proprio a Roma.) Attualmente la principessa Barbara Massimo tiene inoltre da anni, con grande successo, un'importante rubrica di oroscopi per un noto settimanale, impegni improrogabili che certamente la occupano molto più delle altre signore dell'aristocrazia romana, che invece sciupano il loro tempo nelle professioni, e nell' amministrazione di società di famiglia, o gestione di aziende agrarie, o ancora Location di famiglia, o più naturalmente dedite alla famiglia.
Questo è quanto conosco sul casato Massimo di Arsoli ad oggi, ma certamente credere che questa famiglia discenda direttamente da Quinto Fabio Massimo, (con le prove esistenti) e come credere a babbo natale, la befana, i folletti, e tutto quel mondo fantastico di fiabe e racconti che alberga nella fantasia dei bambini.
Cordialmente Giulio de Lellis.
15.9.2009 ore 11:01
Buon giorno, vorrei avere notizie sulle Vostre attività.
Grazie Federico.
16.9.2009 ore 17:46
Gentile Federico, il Club Calabrese per la caccia alla volpe simulata, della tenuta di Pietra Nera, in base all’art. 1 del proprio Statuto notarile, è un associazione equestre –nobiliare di carattere araldico-genealogica, che si occupa quindi sia di ideare lo svolgimento di interessanti cacce alla volpe simulate, sulle tenute dei baroni Gallelli site a Badolato, quanto l'organizzazione di cene, dibattiti e studi dedicati ad approfondimenti di materie araldiche e genealogiche, con l’aiuto dei “Soci Collaboratori del Settore Araldico”, scelti tra affermati storici, famosi araldisti, alcuni dei quali del S.M.O.M. Del Gran priorato di Roma. Grazie inoltre al Fondo Finanziario per le Materie Araldiche, e al Fondo Finanziario per gli Sport equestri, il Club dispone anche di un grande Archivio Equestre-Nobiliare in continua espansione, composto da circa 8.000 testi di equitazione, scienza della tecnica equestre, veterinaria equina, nonché volumi storici, genealogici, repertori nobiliari nazionali e internazionali, oltre a preziosi testi di araldica e storia di famiglia alcuni dei quali pergamenati. Il Club grazie al Servizio gratuito ricerche d'Archivio, attivo dal lunedi al sabato, dalle ore 10:00 alle ore 19:00. su richiesta può avviare indagini e approfondimenti sulle materie dette. Basta contattare il n. 339-3134531 oppure inviare una E-mail a cacciaallavolpe@tiscali.it indirizzata al Responsabile d'Archivio, fornendo tutti i dettagli della Vostra richiesta.
Il Club a tal proposito amministra infatti quattro proprie pubblicazioni denominate:
Decano Nobiliare Calabrese, pubblicazione biennale diretta dallo storico Antonio Gesualdo, nella quale sono censite tutte le casate Calabresi più illustri, presenti nel Libro d’oro della nobiltà Italiana, e nell’Annuario della nobiltà Italiana, approvate dal Consiglio dei Dieci, (comitato scientifico.)
Stemmario Nobiliare Calabrese, pubblicazione biennale diretta dallo storico Antonio Gesualdo, nella quale sono riportati tutti i blasoni delle famiglie Calabresi più importanti, presenti nel Libro d’oro della nobiltà Italiana, e nell’Annuario della nobiltà Italiana, approvate dal Consiglio dei Dieci, (comitato scientifico.)
Rivista Araldica Calabrese, pubblicazione quadrimestrale, diretta dallo dallo storico Antonio Gesualdo, e registrata presso il Tribunale di Catanzaro, che approfondisce in generale temi di storia, araldica e genealogia nobiliare.
Rivista Calabrese di caccia alla volpe a cavallo, pubblicazione quadrimestrale, diretta dallo storico Antonio Gesualdo, registrata presso il Tribunale di Catanzaro, che approfondisce temi attinenti al mondo della caccia alla volpe ed equitazione in generale.
La società infine possiede due Forum di approfondimento, uno dedicato alle cacce, e l'altro alle materie araldiche-nobiliari.
E' un servizio svolto dalla segreteria, e diretto dai rispettivi Responsabili, scelti tra i massimi conoscitori della materia.
Per avere quindi informazioni su elementi di storia, araldica, genealogia nobiliare, nonché cacce alla volpe, o equitazione in generale, basta semplicemente scrivere alla Segreteria: cacciaallavolpe@tiscali.it e dopo opportuna consultazione dei Responsabili Forum , e quindi successiva autorizzazione del Consiglio Direttivo, il Web-master inserirà on-line volta per volta, tutte le vostre domande e risposte.
L'Archivio equestre -nobiliare del Club
L'Archivio del Club é costituito da circa 8.000 volumi, dei quali circa 3.000 riguardano testi d'equitazione e scienza della tecnica equestre, circa 5.000 sono invece attinenti a materie storiche, e ordini cavallereschi, oltre a volumi araldici- genealogici nazionali e internazionali, nonché testi specifici sulla storia delle casate Calabresi.
IL SEGRETARIO
Salvatore Zoccali.
29.09.2009 ore 21:12
Buona sera, ho letto del periodico calabrese denominato Decano Nobiliare Calabrese, vorrei sapere dove è possibile acquistarlo.
Grazie Alfonso.
30.09.2009 ore 11:53
Gentile Alfonso, il Decano Nobiliare Calabrese con annesso Stemmario Nobiliare Calabrese, (la cui versione cartacea è tutt'oggi in corso d'opera) è in parte presente on-line sul nostro sito, sarà invece acquistabile e quindi disponibile in versione cartacea, solo a partire da settembre 2010.
Il Repertorio sarà infatti presentato alla stampa nel dopo caccia di settembre 2010, presso la Sala del Check della Sede -Sociale del Club.
IL SEGRETARIO
Salvatore Zoccali.
1.10.2009 ore 21:12
Buona sera, vorrei sapere che differenze vi sono tra L'Annuario della Nobiltà Italiana, e il Libro d'oro della nobiltà Italiana.
Grazie Alfredo.
2.10.2009 ore 9:08
Felice mattina, rispondo ad Alfredo.
Sono un collezionista di repertori nobiliari nazionali e stranieri, e avendoli entrambi, posso quindi dare a mio avviso un giusto giudizio.
Attualmente il repertorio nobiliare Italiano più completo a mio parere, e a detta di molti araldisti, è senza dubbio l'Annuario della Nobiltà Italiana, edizioni S.A.G.I.
Ma per farsi un idea precisa dei due repertori, basta approfondire le due opere per punti:
-Punto n.1 <
Si consideri prima di tutto che L'Annuario della Nobiltà Italiana, rispetto il Libro d'Oro è più antico, è stato infatti stampato per la prima volta il 1879 dal più preparato araldista e genealogista dell'epoca, il famoso G.B. Crollalanza, ed è oggi arrivato infatti alla XXXIII edizione, (contro le appena XXII edizioni del Libro d'Oro, la prima delle quali stampata il 1910.)
Il libro d'Oro inoltre, non è nemmeno in assoluto il secondo in ordine cronologico, poichè deve infatti dividere la seconda posizione con l'altrettanto prestigioso Albo d'Oro delle famiglie Nobili e Notabili Europee, edito dall' Antica Biblioteca Guelfi Camajani, che andò in stampa per la prima volta anche lui il 1910.
-Punto n 2 <
L'Annuario della Nobiltà Italiana è un repertorio periodico genealogico, anagrafico ed araldico su praticamente tutte le famiglie nobili Italiane viventi ed estinte. La veste tipografica s'ispirò a quella delle edizioni ottocentesche dell'Almanacco di Gotha, che all'epoca venne pubblicata dall'Accademia Italiana d'araldica, in ventisette edizioni, fino al 1905. Nella sua lunga storia si succedettero nella direzione della prima serie, Giovan Battista Crollalanza, il figlio di questi, Goffredo di Crollalanza, sino al 1904 ed il fratellastro di quest'ultimo, Aldo di Crollalanza sino al 1905. Nel 2000 venne fondata la nuova serie dell'Annuario, con la pubblicazione della XXVIII edizione, in due volumi, a cura di Andrea Borella, per le edizioni della casa editrice S.A.G.I. (Socetà Araldica Genealogica Internazionale)
La presidenza onoraria dell'opera è stata assunta da Onda di Crollalanza, nipote di Goffredo e di Aldo di Crollalanza, e pronipote di Giovan Battista Crollalanza. L'ultima edizione è la XXX, uscita nel 2006 ed è stata presentata nel dicembre 2007 a Torino al cospetto di S.A.R. il duca d'Aosta.
La nuova serie riassume i dati genealogici pubblicati nelle precedenti edizioni della prima e seconda serie dell'opera, aggiornando sovente le schede biografiche delle varie famiglie sino ad oggi e delle famiglie notabili italiane.
Le edizioni della seconda serie rispecchiano un criterio di suddivisione più fedele alle regole del diritto nobiliare, considerato nei suoi aspetti principali.
L'opera si divide crupolosamente in ben sette parti principali, comprendenti ciascuna le schede delle seguenti categorie di famiglie:
1.Papa e cardinali e famiglie già sovrane negli stati italiani preunitari;
2.famiglie elencate nel Libro d'oro della nobiltà italiana e negli elenchi ufficiali nobiliari del 1921 e del 1936 (per un totale di circa 12.000 famiglie);
3.famiglie la cui nobiltà è riconosciuta in vario modo dal Sovrano militare ordine di Malta;
4.famiglie riconosciute nobili prima dell'unità d'Italia o dal papa o dal Corpo della nobiltà italiana;
5.antiche famiglie in possesso di stemma e con vita more nobilium e riconosciute come tali da varie istituzioni;
6.famiglie create nobili, titolate o patrizie dalla Repubblica di San Marino;
7.famiglie italiane riconosciute nobili da sovrani stranieri dopo il 1948 o che ebbero concessioni di stemmi da potestà straniere.
Il Libro d'oro della Nobiltà Italiana è invece un' opera molto più giovane, e contrariamente all'Annuario della Nobiltà Italiana, non contiene i dati anagrafici e biografici di tutta l'aristocrazia Italiana. Dato alle stampe a partire dal 1910, questo breviario nobiliare, uscì con periodicità assai irregolare, la cui ultima edizione è arrivata infatti solo alla XXIII edizione 2005-2009, ed è stata pubblicata nel 2005, consta di due mini- tomi, volume XXVII (A-L) e volume XXVIII (M-Z) della serie, per un totale di 1800 paginette. Sono presenti circa 1800 famiglie nobili, per ciascuna delle quali è riportato solo un breve cenno storico, un piccolo stato di famiglia aggiornato, e un misero stemmino in bianco e nero.
Si consideri che per leggere il testo, occorre spesso la lente d'ingrandimento, visto le dimensioni assai ridotte dei due libricini.
(In pratica la società aristocratica Italiana del diciannovesimo secolo, che conosceva solo Crollalanza e l'Annuario della Nobiltà Italiana, dovrà aspettare gli inizi del ventesimo secolo per vedere la nascita del Libro d'oro.)
Negli anni '30 il Consiglio dei ministri emise inoltre un decreto di inibizione all'uso del nome "Libro d'Oro", in quanto era lo stesso di quello del Registro Ufficiale dello Stato, e ciò rischiava di ingenerare confusione nei lettori. Dopo la sospensione delle pubblicazioni per le vicende belliche, tra il 1938 e il 1949, l'opera riprese tuttavia ad essere pubblicata, sempre con periodicità irregolare, e con lo stesso nome del documento ufficiale. Attualmente vi sono comprese circa 2.500 famiglie trattate per esteso: queste sono una parte di quelle iscritte negli Elenchi Ufficiali del Regno d'Italia, e ad esse si aggiungono famiglie riconosciute dall'associazione privata denominata C.N.I. (Corpo della Nobiltà Italiana), o dal Sovrano Militare Ordine di Malta, o del S.M.O. Costantiniano di S. Giorgio. Come si legge nelle cedole di sottoscrizione ed adesione all'opera, l'inserimento di una scheda completa di una famiglia è subordinato all'invio dei dati da parte della famiglia stessa e alla sottoscrizione con pagamento anticipato di almeno una copia dell'opera, (mentre l'acquisto dell'Annuario della Nobiltà Italiana non è obbligatorio.) Da circa dieci anni si dibatte sulla gravità della condotta del Collegio Araldico Romano, che non rispetta i criteri enunciati nella prefazione del Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, l'opera quindi da due edizioni, presenta gravi omissioni ed imprecisioni. L'ultima edizione dell'opera è stata la XXIII, pubblicata nel 2006, la prossima potrebbe invece andare in stampa il 2010 o il 2011. Inoltre ricordiamoci che il Libro d'Oro vero era quello della Consulta Araldica del Regno d'Italia, che era un Registro Ufficiale dello Stato, conservato infatti presso l'Archivio Centrale dello Stato in Roma.
Compilato dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia, organo statale costituito nel 1869 presso il Ministero dell'interno, era strutturato in volumi suddivisi in due serie:
Libro d'oro della nobiltà italiana, vecchia serie in 11 volumi;
Libro d'oro della nobiltà italiana, nuova serie, in 30 volumi.
Infatti per questo motivo, quando andò in stampa il Libro d'Oro del Collegio Araldico Romano, venne appunto diffidato dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia per plagio, e fu perciò costretto a modificare la dicitura, aggiungendo appunto: Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, del Collegio Araldico Romano, (per distinguerlo da quello ufficiale della Consulta Araldica del Regno d'Italia) quindi già alla nascita fu una pubblicazione contestata.)
I criteri per il censimento nobiliare dell'Annuario della Nobiltà Italiana sono invece corretti e dettagliati rispetto a quelli usati dal piccolo Libro d'Oro. Quest'ultimo infatti, pur riportando sulla prefazione il fatto che, nella seconda parte del testo vengono censite famiglie in possesso del grado nobile del S.M.O. Costantiniano di S. Giorgio, in realtà per una scandalosa e assurda incomprensibile motivazione non fornita, queste casate che pure avrebbero diritto, poichè perfettamente in regola coi documenti richiesti, da circa dieci anni non vengono invece più inserite nella seconda parte dell'edizione, contravvenendo quindi a quelli che sono i loro stessi criteri dichiarati nella prefazione dell'opera, e in definitiva nel art 2/a-b del loro stesso statuto: (Le finalità del Collegio sono quelle di concorrere a mantenere vivo il culto delle tradizioni, nel superiore interesse dei più alti valori etici, tutelare l'Istituto Nobiliare per ragioni d'ordine morale e valorizzare la insopprimibile valida ed efficace funzione sociale.)
Punto n. 3 <
-L'Annuario della Nobiltà Italiana è patrocinato dalla Biblioteca comunale della città di Torino, e il suo Presidente onorario è addirittura S.A.R. Amedeo di Savoia Aosta.
-Il Libro d'oro invece non ha il patrocinio di alcuna biblioteca comunale, e ha come Presidente il principe Ludovico Rospigliosi, che non è notoriamente un Altezza Reale, è quindi inferiore come prestigio rappresentativo.
Punto n. 4 <
-L'Annuario della Nobiltà Italiana di copertina rossa, è un opera monumentale composta da tre enormi volumi, (4 nella nuova edizione) e al suo interno in chiari caratteri leggibili, oltre al cenno storico delle famiglie e ai blasoni delle stesse, sono anche riportate preziose immagini a colori di stemmi, monumenti, ville, castelli, ritratti, costituendo in pratica un enciclopedia dell'aristocrazia, anche per questo costa 900 euro.
-Il Libro d'Oro di copertina blù, è invece più piccolo e dimesso, difficilmente leggibile per via dei caratteri minuscoli, dovuti alle dimensioni ridotte, questo repertorino è diviso in appena due volumetti, che all' interno riportano solo cenni storici e blasoncini di famiglie in bianco e nero.
A causa delle sue scarse dimensioni, quasi sparisce tra le mani, e se quando lo sfogliate non fate attenzione, vi può facilmente sgusciare dalle dita, e finire a terra.
Il costo infatti più modesto, si aggira solo attorno alle 250 euro, ed è perciò considerato dai cultori della materia, un bignami nobilare.
Punto n 5 <
L'Annuario della Nobiltà Italiana è più antico, migliore come censimento, grande, completo, costoso, e meglio rappresentato.
Il Collegio Araldico Romano infatti proprio per i suoi criteri di censimento contraddittori e imprecisi, non è più considerato ad oggi un'organizzazione attendibile, come era invece negli anni 40-50-60-70 lo dimostra anche il fatto che il Collegio Araldico Romano ha fatto causa alla S.A.G.I. accusandola di plagio per compilare l'Annuario della Nobiltà Italiana, quando tutti sanno che per le pubblicazioni di questo tipo, il plagio è indimostrabile, poiché le informazioni sono fornite direttamente dalle famiglie, (se un Tizio nasce il 21 agosto sul Libro d'Oro, ....non è che sull'Annuario si può mettere che è nato il 22 agosto per non incorrere in un plagio.) Inoltre l'Annuario è molto diverso graficamente e figurativamente, impossibile solo pensare a un plagio, basta semplicemente confrontare i due testi per rendersi conto dell'infondatezza delle accuse. Rimane poi sempre il fatto che non è corretto fare causa a un concorrente, che invece compete lealmente sul mercato. E' come se il Burckes (l'Annuario Inglese) facesse causa al Pirage (un altra pubblicazione nobiliare Inglese.)
La differenza quindi tra L'Annuario della Nobiltà Italiana, e il Libro d'oro, è la medesima che passa tra un Re gigante, e un nano rabbioso.
Il Re è tornato, e si è ripreso il trono!
Saluti F. Francesconi
5.10.2009 ore 14:01
Salve, ma è vero che il Collegio Araldico, ormai (tanto chiaccherato per non rispettare più il censimento nobiliare della seconda parte del testo) ha perso la causa inoltrata all'Annuario della Nobiltà Italiana per plagio?
Grazie Luca
7.10.2009 ore 16:09
Rispondo a Luca.
E' vero, la giuria ha ritenuto che la ridicole accuse di plagio contro l'Annuario, erano del tutto infondate, quelli del Collegio araldico romano hanno fatto una figuraccia.
A parte l'azione disonorevole, (per il fatto che non si fa causa a un concorrente, cosa che denota il fatto che questa gente che amministra il Collegio, avrebbe bisogno di corsi intensivi di Bon Ton, nonchè di logica e buon senso), rimane pur sempre il fatto che nei salotti per queste vicende, ormai si ride del Colelgio Araldico Romano. Il Libro d'oro della Nobiltà Italiana, (detto de noi artri), per non confonderlo con quello vero, (cioè il Libro d'oro della Consulta Araldica del Regno d'Italia.) colleziona ormai solo figuracce.
Saluti Enzus.
15.10.2009 ore 12:40
Saluto tutti i visitatori del forum, vi scrivo perchè vorrei avere notizie sulla famiglia dei Mercuri da Cepparello, oppure Mercuri Cepparello.
Mi hanno infatti detto che questi Cepparello dovrebbero essere dei marchesi toscani, vorrei quindi sapere quale marchesato ebbero, e quando ne ebbero tale l'investitura.
Grazie Luca da Roma.
18.10.2009 ore 20:09
Rispondo a Luca da Roma.
Ho fatto una ricerca è ho visto che in realtà la famiglia Mercuri da Cepparello o Mercuri Cepparello non appartiene alla nobiltà Italiana, infatti non compaiono in alcuna prestigiosa edizione dell'Annuario della Nobiltà Italiana, ne in quelle del più sintetico libro d'oro della Nobiltà Italiana, attuali edizioni.
Nemmeno i Cepparello, compaiono tra i casati nobili Italiani, quindi tanto meno tra quelli nobili toscani.
Chiunque ti ha detto che è una famiglia nobilie, si sbaglia!
Cordialità Amleto.
21.10.2009 ore 11.01
Rispondo ad Amleto.
Amleto ha ragione riguardo i Mercuri da Cepparello, o Mercuri Cepparello, o infine Cepparello.
Nessuno di questi cognomi è ascritto alla nobiltà Italiana, infatti oltre a non comparire attualmente sul prestigioso Annuario della Nobiltà Italiana, di G.B. Crollalanza, tutte le edizioni dal 1878-2000 compresa l'editrice S.A.G.I., non sono menzionati neppure in alcuna edizione del Libro d'Oro della nobiltà Italiana, del Collegio Araldico Romano, (tutte le edizioni dal 1910 a quella del 2005-2009.
Così come non compaiono nemmeno nel Libro d'oro della Nobiltà Italiana della Consulta Araldica del Regno d'Italia, (depositato presso l'archivio centrale dello stato in Roma.)
Non sono inoltre menzionati neppure nell'Elenco Ufficiale Nobiliare del Regno d'Italia 1921 e 1933, con supplemento del 1934-36.
-Elenco storico della nobiltà Italiana, del S.M.O.M. 1960 edizioni Tipografia Poliglotta Vaticana, marzo 1960.
-Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana, Spreti.
-Elenco delle famiglie nobili e notabili Italiane-Guelfi Camajani, Edizione 1954.
-Albo d'oro delle famiglie nobili e notabili Europee, Guelfi Camajani (tutte le edizioni dal 1880 al 2000.)
-Calendario d'oro, repertorio nobiliare dell'istituto Araldico Italiano, tutte le edizioni. (Roma 1897) presidente Carlo Padiglione.
-Libro d'Oro della Consulta Araldica del Regno d'Italia-Volumi 8 (archivio di stato in Roma.)
-Elenco dei Titolati Italiani, edizioni Accademia Araldica Nobiliare Italiana 2008.
-Blasonario Generale Italiano,edizioni Accademia Araldica Nobiliare Italiana 2008.
-Stemmario Italiano delle famiglie nobili e notabili, di Alberto Ricotti Bertagnoni,
edizione Remondiani, Bassano del Grappa-1970.
-Elenco dei titoli di nobiltà, concessi o legalmente riconosciuti nelle provincie del meridione d'Italia dal 1806 al 1891. Francesco Bonazzi di Sannicandro, edizioni Brenner-Cosenza.
-Genealogie “Viginti illustrium in Italia familiorum, di Jacob Wilhelmi im-hoff-1710
edizioni Orsini de Marzo.
In pratica, semplicemente non si tratta di una famiglia nobile!
Cordialmente Giulio.
23.10.2009 ore 18:12
Rispondo a Giulio.
Riguardo i Mercuri da Cepparello, ho visto che non sono menzionati nemmeno nel libro le grandi famiglie di Firenze, di Marcello Vannucci, edizioni Newton 1993.
Infatti a pag. 234 vi sono i Macchiavelli, e a pag. 305 i Niccolini, quindi nessuna traccia dei Mercuri.
Stessa cosa, stesso testo per i Cepparello.
Infatti a pag. 93 compaiono i Canigiani, mentre a pag. 130 vi sono i Colonna, quindi nessuna traccia dei Cepparello.
Quindi non solo i Cepparello non compaiono in alcuna pubblicazione nobiliare, ma dicono pure di essere marchesi?
Perchè non dico allora di essere duchi ….o principi?
Saluti Flavio da Roma.
26.10.2009 ore 21:11
Buona sera, vorrei avere informative sulla famiglia d'Amico, imparentati coi Ferrari detti “baroni” di Pantane, attraverso il matrimonio tra Francesca d'Amico, deceduta il 13 febraio 1969, e il ragionier Domenico Ferrari.
E' vero che i d'Amico sono una famiglia nobile, come sostengono i Ferrari?
Grazie Serena.
28.10.2009 ore 10:21
Rispondo a Serena.
Ho fatto delle ricerche, ma è risultato che la famiglia d'Amico, non è menzionata in alcun testo nobiliare.
Infatti nel Libro d'oro della nobiltà Italiana, ed.1986-1989 a pag.47 vi sono dei d'Amico, ma nobili di Messina, e non vi è infatti alcun cenno al matrimonio coi Ferrari di Pantane.
Stessa cosa sull'Annuario della nobiltà Italiana (repertorio più grande e dettagliato) non vi anche qui alcuna traccia dei d'Amico imparentati coi Ferrari.
Chi ha detto che è una famiglia nobile?
Saluti Alfonso Guerreschi.
1.11.2009 ore 19:23
Rispondo a Guerreschi.
La presunta nobiltà della famiglia d'Amico, mi è stata riferita dall'avv. Umberto Ferrari, nipote di questa Francesca d'Amico.
Saluti Serena
5.11.2009 ore 20:21
Rispondo a Serena.
Spiacente ma il sig. Umberto Ferrari si sbaglia, la famiglia d'Amico non compare in alcun repertorio nobiliare nazionale, ne storico, ne moderno.
Non sono infatti menzionati nemmeno in queste aaltre pubblicazioni:
-Elenco nobiliare Ufficiale del Regno d'Italia 1922-1936.
-Libro d'Oro della Consulta Araldica del Regno d'Italia-Volumi 8 (archivio di stato in Roma.)
-Elenco storico della nobiltà Italiana, del S.M.O.M. 1960 edizioni Tipografia Poliglotta Vaticana, marzo 1960.
-Albo d'oro delle famiglie nobili e notabili Europee, Guelfi Camajani (tutte le edizioni dal 1880 al 2000.)
Non sono inoltre menzionati neppure nell'Elenco Ufficiale Nobiliare del Regno d'Italia 1921 e 1933, con supplemento del 1934-36.
-Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana, Spreti.
-Calendario d'oro, repertorio nobiliare dell'istituto Araldico Italiano, tutte le edizioni. (Roma 1897) presidente Carlo Padiglione.
-Elenco dei Titolati Italiani, edizioni Accademia Araldica Nobiliare Italiana 2008.
-Blasonario Generale Italiano,edizioni Accademia Araldica Nobiliare Italiana 2008.
-Stemmario Italiano delle famiglie nobili e notabili, di Alberto Ricotti Bertagnoni,
edizione Remondiani, Bassano del Grappa-1970.
-Elenco dei titoli di nobiltà, concessi o legalmente riconosciuti nelle provincie del meridione d'Italia dal 1806 al 1891. Francesco Bonazzi di Sannicandro, edizioni Brenner-Cosenza.
-Genealogie “Viginti illustrium in Italia familiorum, di Jacob Wilhelmi im-hoff-1710
edizioni Orsini de Marzo.
Ergo i d'Amico imparentati coi Ferrari, non sono una famiglia nobile.
(Ferrari può raccontare quello che vuole, ma questa famiglia non è menzionata in alcun repertorio nobiliare, o testo storico.)
Cordialmente Giulio.
18.11.2009 ore 19:20
Buona mattina a tutti, mi hanno indicato questo forum, e volevo aggiungere che anch'io conosco questo avv. Umberto Ferrari, perchè effettivamente alcuni storici calabresi, considerano la famiglia non di importante nobiltà, basta infatti considerare che anche il S.M.O.M. ha loro riconosciuto solo il titolo di nobili di Taverna, e baroni di Pantane, un piccolissimo mezzo feudo, che assieme a Cutura, appartenente alla famiglia Stocco, costituiva il feudo di Riccio (in Sila.)
Vorrei però sapere da qualcuno, perchè quando ho partecipato al convegno organizzato dall'ordine di Malta, tenutosi a Cosenza il 16 giugno 2008, ho avuto l'impressione che alcuni signori quando questo avv. Ferrari parlava, bisbigliavano sommessamente indicandolo con lo sguardo, a tratti sorridendo?
Un comportamneto che mi ha molto incuriosito.
Saluti Fanti da Catanzaro.
22.11.2009 ore 10:09
Buon giorno, rispondo a Fanti da Catanzaro.
Sabato 16 giugno 2008 anch'io ero presente al ballo di beneficenza organizzato dal S.M.O.M. a Cosenza, stavo infatti parlando con amici nel salone degli specchi, quando a un certo punto è entrato nella sala questo avv. Ferrari, in verità un tizio anziano dall'aspetto macilento, tipico secondo me di chi è sempre stato avulso agli sport, che ha quindi cominciato a parlare di qualcosa, però......buona parte della sala mi è sembrato non accorgersi del suo ingresso, tant'è vero che gli invitati parlavano ancora tra loro. Ma la cosa che mi ha colpito di quel giorno, è stato quando successivamente durante la conferenza mentre questo avv. Ferrari di Pantano, illustrava la missione e gli scopi che animano le dame e noi cavalieri, alcuni signori davanti a me, si chiamavano tra loro, e indicando il Ferrari mormoravano sommessamente, con atteggiamenti a mio avviso divertiti.
Ho potuto sentire solo uno di loro che mormorava al suo vicino........”è lui .....il barone delle Pantane”, e..l'amico si è messo a ridere.
Anche durante il buffet ricco di specialità calabresi, all'antipasto servito nella sala degli specchi, ho notato che altri ospiti osservando l'avv. Ferrari, si giravano dandogli le spalle, per poi sorridere con gli amici difronte. Anche in quella circostanza, incuriosito mi sono avvicinato per cercare di capire cosa procurasse a queste persone tanta secondo me tanta ilarità, ma giunto al loro fianco ho però potuto carpire solo poche parole, tra cui …..mi sembra: questo...è ...il padre di Alessandro...quello della....torta..a scuola,......e poi le voci sono scese di tono, sostituite da crescenti risatine, perciò non sono riuscito a sentire altro.
Saluti da A.N.
25.11.2009 ore 12:22
Buona sera a tutti, confermo ciò che ha detto A.N. Anche io ero presente alla festa da ballo in smoking del 16 giugno 2008.
Effettivamente quando questo avvocato Ferrari, è entrato nella sala per salutare gli invitati, in compagnia della moglie, (una signora come lui dall'aspetto un po stanco.) buona parte dei presenti credo che non si siano però accorti della loro presenza, mentre invece altri hanno cominciato a confabulare fitto...fitto...tra loro.
Luigi.
8.12.2009 ore :10:51
Salute a tutti, navogando ho visto questo forum, e rispondo a Luigi.
Anche io ho notato che questo Ferrari quando parla in pubblico, causa mormorii e risatine.
Infatti quando a Cosenza il 21 dicembre 2006 venne organizzato dal S.M.O.M. un ricevimento nel quale si illustravano i compiti dell'ordine, evento al quale partecipò anche Umberto Ferrari, il Gran Priore di Napoli e Sicilia, Fra' Antonio Nesci, il membro del Sovrano Consiglio Fra' Carlo d'Ippolito e i Delegati di Tropea Antonio di Tocco e di Reggio Calabria Arturo Nesci di Santagata. Non ho potuto evitare di notare che, alcune persone al mio fianco guardando il Ferrari, cominciavano a confabulare divertite, e man mano che ciò accadeva si coprivano con la mano la bocca.
Qualcun' altro ne conosce il motivo di questi atteggiamenti?
Coirdialità Lucullus.
10.12.2009 ore 20:02
Ho letto le argomentazioni sull'avv. Ferrari nel presente forum, e avrei anch'io qualcosa da dire.
Ero presente al convegno di dicembre 2006 al quale oltre i cavalieri e le dame ha partecipato anche Sua Eccellenza il Balì Gran Croce di Giustizia Fra' Antonio Nesci, Gran Priore di Napoli e Sicilia dell'Ordine, e quando eravamo riuniti nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi a Cosenza, ho notato che in effetti alcuni in sala, indicando con lo sguardo l'avv. Ferrari, si scambiavano dei sorrisetti di sufficenza tra loro.
Forse perchè quando espone i concetti non si comprende molto ciò che dice.
Arrivederci Lucullus.
11.12.2009 ore 10:49
Salute a tutti rispondo a Lucullus, a dire il vero avete ragione, per ciò che riguarda gli atteggiamenti della gente con questo avvocato Ferrari.
Riguardo ai suoi discorsi in pubblico, credo che la sua pronuncia difettosa possa chiamarsi più propriamente un difetto mascellare sul lato destro, che tende a storpiare la fonetica delle parole.
Per quanto riguarda i suoi pochi scritti storici, (che non superano le 8 pubblicazioni), come gli studiosi sanno, è una persona notoriamente criticata in ambienti storici per via delle sue opere deficitarie e dilettantesche, (si consideri infatti che non ha i titoli accademici per scrivere di storia, cioè non è un laureato in lettere con indirizzo storia, basta infatti consultare proprio i testi delle sue pubblicazioni per rendersi conto che sono scritte da un dilettante, cioè non un professionista),
come ad esempio il tanto discusso Armerista Calabrese, incompleto e modesto blasonario, che non reca paradossalmente il disegno di alcun blasone, è non ha invece inserito stemmi di altre casate calabresi presenti in repertori nobiliari nazionali importanti.
Pubblicato infatti a Bassano del Grappa, nel lontano 1971, è uno stemmario improvvisato, scritto da un principiante della materia, e del quale non è possibile più reperire alcuna copia in commercio, nemmeno nelle librerie dell'usato, (poichè visto gli scarsi contenuti non incontrò i favori degli studiosi, e quindi non ebbe domanda di mercato, che in definitiva significa ristampe, fu in definitiva un flop.)
Il Ferrari stesso a pag. 9 alle Avvertenze della medesima opera, dichiarò testualmente:
<
Ero presente dicevo al primo convegno della delegazione ANIOC di Cosenza, sulle origini e sviluppi degli ordini cavallereschi svoltasi a apalazzo dei Bruzi il 19 gennaio 2007, e ho notato che tra gli invitati, alcuni indicavano l'avv. Ferrari per poi.... girarsi e commentare divertiti.
E' veramente un mistero che vedo attanaglia anche voi di questo forum.
Saluti M. B.
12.12.2009 ore 14:09
M.B. Ha ragione, come mai questo Avv. Ferrari scrive di araldica e storia, dato che è un semplice avvocato , e non uno storico, cioè un dott. in lettere con indirizzo storia, come lo sono i mediovalisti, tipo Claudio Rendina le cui opere sono pubblicate dalla Newton e Compton, o altri studiosi di storia, che infatti insegnano lettere antiche all' università.
Non è fuori competeza?
La storia sta agli storici, non agli avvocati, in pratica a questo signore mancano i titoli accademici, è un abusivo della materia storica.
E' come se uno storico si mettesse a istruire delle cause in tribunale, oppure è come se un veterinario si occupasse di ingegneria aereospaziale.
Se questo tizio amava tanto la storia, l'araldica e la genealogia, da studente doveva iscriversi a lettere antiche, e fare lo storico di professione, anzichè a tempo perso, tra una causa e l'altra.
E' poi scusate la curiosità, ma come ha il tempo questo avvocato per espletare la professione bene, e allo stesso tempo scrivere, e andare agli appuntamenti di tutti quegli ordini cavallereschi, e occuparsi inoltre della famiglia?
Grazie Francesca B.
14.12.2009 ore 12:54
Buon giorno a tutti gli storici del forum, rispondo alle domande sull'ilarità che sembra accompagnare l'avv. Umberto Ferrari nei posti.
Devo dire che ciò che si dice nel forum è vero, il 31.10.2009 alla presentazione dell’opera “La città di Stilo e le sue nobili famiglie” del noto e stimato storico Franz Von Lobstein, ex Gran Priore del Sovrano Militare Ordine di Malta, nonché storico emerito del Settecento calabrese, ho notato che alcuni signori non molto lontani da me in fondo alla sala, indicando il Ferrari parlottavano tra loro a tratti ridacchiando.
Qualcun' altro ha testimonianze del perchè la gente sorride dell'avv. Umberto Ferrari?
A presto Marcello.
16.12.2009 ore 11:09
Felice sera a tutti del forum.
Mi unisco alle informative sull'ilarità che provoca l'avvocato Ferrari nei salotti di Catanzaro.
Le risate e le critiche che seguono fedelmente l'avv. Umberto Ferrari, non sono una cosa recente, basti considerare che sono circa 30 anni che a Catanzaro si ride di questa famiglia. Mi ricordo infatti che ad esempio .....una volta tanti anni fa, vennero invitati a Catanzaro gli attuali discendenti dei principi Ruffo (tra l'altro imparentati proprio coi baroni Gallelli di Badolato, attraverso gli Alemanni.)
Non so perchè, ma a qualcuno venne la brillante idea di affidare l'organizzazione del ricevimento proprio all'avv. Ferrari.
Sapete cosa accadde?
Quando giunsero i Ruffo per un breve buffet, presso il circolo di città, l'avv. Ferrari pensò bene di chiudere in una sala attigua tutti coloro che secondo lui non erano nobili, in modo che non si mescolassero come gli appestati, coi cav. Di malta e quindi coi Ruffo, (profilandosi inoltre il reato di sequestro di persona.)
Lui li liberò sono alla fine della visita dei Ruffo, e venne quasi linciato a furor di popolo,
si creò infatti un caos generale, chi protestava, chi inveiva, chi lo spintonava come un birillo, chi voleva menarlo, mentre lui ossuto e macilento, cercava di salvarsi come poteva.
Anche quella volta Catanzaro rise della vicenda a crepa pelle per mesi.
Gianni .
18.12.2009 ore 15:00
Grazie per questo forum, anche io ho da raccontare come ho conosciuto l'avv. Ferrari. Come molti frequentatori del forum sapranno, vi era tempo addietro, l'abitudine per alcuni signori di Catanzaro, di recarsi il sabato alla Lalaganusa, che altro non era che un circolo ricreativo a pochi chilometri dalla città, nel quale ci si riuniva per socializzare.
Spesso al circolo avevano luogo feste varie, tra cui quelle in maschera per il carnevale, è stato proprio durante uno di questi balli in maschera che conversando con amici accanto all'ingresso, a un certo punto vidi entrare una persona dall'aspetto rachitico, accompagnato dalla moglie, una signora mingherlina i cui vestiti le ballavano addosso.
In breve questo tizio si tolse il cappotto, e sotto indovinate da che cosa si era mascherato?
Non si era travestito da cavaliere di Malta!
In pratica non era un costume, aveva semplivemente indossato l'abito dei cavalieri di Malta, tant'è che mi sembrò assurdo che un abito da cerimonia, che appartiene a uno storico ordine cavalleresco, venisse invece ridicolizzato durante una mascherata, pensai quindi che era riuscito a rendere l'ordine di Malta una carnevalata.
Chiesi quindi ai miei amici chi fosse quella “macchietta”, e loro mi risposero che era l'avv. Umberto Ferrari.
Con me ho diversi testimoni di quella serata, coi quali abbiamo riso fino alle lacrime.
Saluti Franco.
19.12.2009 ore 13.40
Scrivo da Catanzaro, anche io ho un esperienza da raccontare in merito all'avv. Umberto Ferrari.
Infatti anni fa, mi ero recato nel suo studio per rivolgermi a lui, in merito a delle cause che volevo portasse a termine.
Mi aprì la porta proprio lui, all'apparenza un tipo gentile, poi ci accomodammo nel suo studio, e mentre parlavamo di questioni attinenti alla mia cusa, telefonò il noto storico di nome Gustavo Valente, evidentemente per chiedere delle cose, l'avv. Umberto Ferrari gli rispose cortesemente e devotamente direi, ma poi quando la telefonata si concluse, l'avv. Ferrari esclamò: questo rimbambito!..sbattendo con sgarbo il ricevitore del telefono, sulla base dello stesso.....riferendosi allo storico Gustavo Valente.
Quest'episodio mi diede l'impressione istintiva che quest'avv. Umberto Ferrari, dovava essere una persona non sincera col prossimo, dato che riusciva a essere cortese un attimo prima, e scortese subito dopo, con una persona che lo considerava poi un amico.
Mi ricordo quindi di essermi chiesto: Ma se lui fa così con Gustavo Valente, significa che fa così con tutti?
Saluti Artur.
20.12.2009 ore 22:44
Buona sera a tutti, ho letto il forum e anch'io posso fornire una testimonianza riguardo questo avv. Ferrari.
Eravamo infatti invitati presso un agriturismo vicino Catanzaro, quando prima di pranzo l'avv. Ferrari senza essere interpellato, esordì tra i prsenti dicendo quanto fosse (secondo lui) bravo e richiesto come esaminatore del C.N.I.
Alla fine del bel discorsetto, i presenti per schernirlo lo applaudirono ironicamente, mentre
altri si allontanarono per ridere.
Credo che addirittura non abbia capito che lo prendevano in giro con quell'applauso, dato che rimase interdetto.
Non ricordo perfettamente le parole, ma il senso, un signore infatti accanto a me chiese al suo vicino: <
21.12.2009 ore 21:12
Rispondo a Remo.
Mi hanno parlato lungamente dei discorsi interessanti di questo forum.
Scrivo per aggiungere anche la mia testimonianza sull'avv. Ferrari.
Anni fa ci trovavamo presso un raduno organizzato dal circolo dei castelli della calabria, quando come al solito, senza essere interpellato l'avv. Ferrari ha cominciato a tenere una specie di piccolo comizio del quartierino tra i presenti.
Come al solito il monologo verteva sulla nobiltà delle famiglie calabresi, e...quando parlando di epoche storiche, giunse al passaggio......<
23.12.2009 ore 23:32
Buona sera, vorrei sapere da questo forum quali studi completi posso acquistare oggi su mercato, riguardanti le ultime famiglie feudali calabresi?
Ho provato a cercare testi sull'argomento, ma oggi come oggi non si trova nulla in libreria.
Grazie Federico.
25.12.2009 ore 12:09
Rispondo a Federico da Catanzaro
Caro lettore sei fortunato, perchè per approfondire l'ultima feudalità calabrese, ti informo che attualmente puoi trovare uno studio approfondito a opera dello storico Antonio Gesualdo, pubblicato in vari numeri della famosa Rivista Araldica Calabrese.
Sulla detta pubblicazione è inoltre riportato un' indagine anche sulle ultime famiglie feudali della nostra regione più illustri, censite con un innovativo criterio storico-sociale, atto ad individuare nel panorama regionale, quali furono i casati di primo censo e quali invece quelli di secondo censo, e quindi quali i più importanti, e quali i minori.
Cordialità Marco
27.12.2009 ore 9:01
Rispondo a Marco
Ti ringrazio per il prezioso suggerimento.
Potrei sapere quali edizioni della Rivista Araldica Calabrese comperare per trovare tale studio?
Grazie Federico da Catanzaro.
2.01.2010 ore 23:59
Rispondo a Federico da Catanzaro.
Troverai il detto studio sull'ultima feudalità calabrese, nelle seguenti edizioni della Rivista Araldica Calabrese:
-settembre-dicembre 2008
-gennaio-aprile 2009
-maggio-agosto 2009
-settembre-ottobre 2009
-novembre-dicembre 2009
-gennaio-febraio 2010
4.01.2010 ore 11:43
Buon giorno a tutti.
Scusate ma non uscì anche una pubblicazione a opera dello studioso Mario Pellicano Castagna su gli ultimi intestatari dei feudi calabresi?
Grazie Luigi
6.01.2010 ore 21:41
Rispondo a Luigi
La pubblicazione che dice Luigi a opera dello studioso Pellicano Castagna, venne stampata nel lontano 1978 edizioni Effe Emme (Chiaravalle centrale.)
Sfortunatamente però a detta di molti storici e araldisti, primo tra tutti proprio lo stesso Pellicano Castagna, non fu mai uno studio definitivo e quindi realmente esaustivo sull'ultima feudalità calabrese.
Infatti a pag. 6 del detto testo lo storico Pellicano Castagna dichiarava con testuali parole:
<<...Che se poi la trattazione dovesse apparire troppo stringata , e in parte lo è, per ovvie ragioni, e gli appassionati di patrie memorie volessero, come mi auguro, approfondire l'argomento, sia sul piano puramente storico, che su quello socio-economico o anche, poichè vi ho accennato, su quello nobiliare, essi vi troveranno senza dubbio elementi, spunti e proposte di studio da fonti ancora poco note, o non sufficientemente esplorate.>>
Nel volume vennero infatti tralasciti alcuni documenti d'archivio, alcuni catasti onciari, nonchè diversi Registri dei Relevi della calabria Citra e Ultra.
Inoltre questo libro ad oggi non è più reperibile nelle librerie, mentre invece lo studio pubblicato a opera dello storico Antonio Gesualdo, sulle diverse edizioni della Rivista Araldica Calabrese, è una ricerca dettagliata ed esaustiva, che colma proprio le incompletezze presenti nel volume di Mario Pellicano Castagna, denominato “Le ultime intestazioni feudali in calabria.”
Basti semplicemente considerare il fatto che suille varie edizioni della detta Rivista Araldica Calabrese, attraverso un compolesso studio, è stato creato anche un efficace e valido metodo di censimento storico-sociale, in grado di individuare pure quei casati e quei feudi che primeggiarono tra tutti, e che vengono infatti definiti illustri e di primo censo.
All'interno della Rivista sono anche stati riprodotti a colori i blasoni delle ultime famiglie feudali calabresi più rilevanti e importanti.
Si tratta insomma di una scrupolosa opera di araldica e storia regionale senza precedenti, ed è una pubblicazione i cui numeri bimestrali vengono anche protoccollati d'ufficio presso le principali biblioteche comunali Italiane.
Ogni numero della Rivista è inoltre sempre reperibile e ristampabile negli anni, poichè essendo amministrata dal Consiglio Direttivo di un circolo, quale è appunto il prestigioso Club calabrese per la caccia alla volpe simulata, gode della collaborazione di famosi storici e araldisti, nonchè dell' organizzazione e del coordinamento di una valida segreteria.
Posso dire di parlare con cognizione di causa, poichè posseggo entrambe le opere, è ho quindi potuto fare una esaustiva comparazione.
Saluti Gianni da Catanzaro.
8.01.2010 ore 16:03
Rispondo a Gianni da Catanzaro
Salve, confermo ciò che ha detto Gianni da Catanzaro
Non solo la pubblicazione di Pellicano Castagna denominata “Le ultime intestazioni feudali in calabria” , è incompleta per i motivi sopra detti, ma lo è anche quella denominata “Storia dei feudi e dei titoli nobiliari della calabria”, sempre del medesimo autore.
Prima di tutto perchè manca l'ultimo numero della serie, cioè il V, che dopo la morte dell'autore, sarebbe dovuto uscire a opera di un certo avv. Ferrari, (ma che a oggi dopo circa 8 anni dall'uscita del IV, non è ancora stato dato alle stampe, e ne si sa quando, o se ciò mai avverrà.)
Secondariamente perchè il detto studio che si dovrebbe snodare in 5 libri, risulta essere ancora una volta incompleto e deficitario per ciò che riguarda il censimento di alcune casate calabresi, non menzionate in questi libri, ma presenti invece in repertori nobiliari nazionali ben più famosi e diffusi, (si consulti ad es. L'Annuario della Nobiltà Italiana.)
Anche qui ancora una volta non sono state indagate tutte le fonti d'archivio, nonchè quelle dei vari archivi di famiglia, e di conseguenza i cedolari, e i Registri dei Relevi.
Speriamo che prima o poi qualcuno concluda seriamente questo approfondimento sulla variegata nobiltà calabrese, colmando una volta per tutte quelle lacune presenti invece nei detti libri.
Cordialità Elio da Sellia.
9.01.2010 ore 16:03
Rispondo a Gianni
Buon pomeriggio, Gianni ha ragione anche io posseggo i detti numeri della Rivista Aralcica Calabrese, e devo dire che è uno studio veramente profondo e preciso, devo fare i miei complimenti allo storico Antonio Gesualdo, nonchè al barone Ettore Gallelli, anch'egli autore di interessanti saggi sugli ordini cavallereschi e sulle case regnanti Europee, pubblicati sulla detta Rivista, numero dopo numero.
Saluti Tommaso.
11.01.2010 ore 11:21
Rispondo a Gianni
Anch'io concordo con Gianni, riguardo la Rivista Araldica Calabrese ho potuto infatti trovare degli approfondimenti sull'ultima feudalità calabrese, precisi e dimostrati scientificamente, che non ho invece riscontrato nei detti testi di Pellicano Castagna.
Consiglio a tutti i frequentatori del forum di comperare tutti i numeri della Rivista, se è vostra intenzione possedere finalmente un' indagine completa ed esaustiva sulla feudalità calabrese.
Saluti Matteo.
14.01.2010 ore 22:17
Felice sera, riguardo gli ultimi feudatari calabresi, scrivo per sapere da qualcuno del forum, di quale paese calabrese erano feudatari i Giannuzzi Savelli?
Grazie Alessandro Gerace
16.01.2010 ore 19:02
Rispondo ad Alessandro Gerace
Sulla Rivista Araldica Calabrese, edizione Gennaio-Aprile 2009 è riportato uno scrupoloso studio sull'ultima feudalità calabrese, infatti a pag. 17 i Giannuzzi Savelli al n. 20 risultano baroni di Pietramala.
Tutte le edizioni della detta Rivista Araldica Calabrese, sono anche semplicemente consultabili presso la biblioteca comunale di Catanzaro.
Ho anche riprodotto la foto della copertina e del testo relativo agli ultimi feudatari calabriesi.
Cordialmente Franco Comito.
Nella foto, il testo sul quale sono censite le ultime casate feudali calabresi.
Si noti che a pag. 17 al n. 20 compaiono infatti i Giannuzzi Savelli, baroni di Pietramala.

La copertina della Rivista Araldica Calabrese n. 2 nella quale è presente il più scrupoloso e completo censimento sull'ultima feudalità calabrese, mai svolto prima.

18.01.2010 ore 9:08
A proposito dell' ultima feudalità calabrese, sapreste dirmi dove posso trovare una pubblicazione con tutti i blasoni a colori delle ultime e più importanti casate feudatarie calabresi?
Grazie Mirella Palmisani.
19.01.2010 ore 19:09
Buona sera a tutti, vorei sapere se esiste un censimento sulle ultime casate feudali Calabresi illustri, vale a dire non tutte , ma solo le principali, note, ricche famiglie che esercitarono i diritti feudali
in Calabria fino all'eversione della feudalità.
Grazie Domenico.
20.01.2010 ore 11:34
Rispondo a Domenico.
Proprio a tal proposito esiste un censimento pubblicato sul numero di settembre-ottobre 2009 della Rivista Araldica Calabrese.
Io posseggo questo interessante studio sulle principali famiglie nobili calabresi che eseritatono la feudalità fino al 1806.
Il detto censimento è il frutto di una meticolosa indagine d'archivio, nonchè una comparazione tra il censo, l'influenza politica, le parentele illustri, e l'estensione territoriale dei rispettivi feudi, di tutte le casate calabresi.
Un lavoro veramente impressionante svolto dalla Rivista Araldica Calabrese, mai pubblicato prima da nessun altro storico.
Vi riporto la pagina attinente al censimento.
Gianni.
21.01.2010 ore 14:32
Rispondo a Mirella Palmisani
Sempre sulla Rivista Araldica Calabrese, edizione novembre-dicembre 2009, a pag. 7 sono riprodotti a colori gli stemmi delle ultime e principali famiglie feudali calabresi.
Ho qui riportato il testo e la copertina.
Saluti Franco Comito.

Uno studio scrupoloso e inedito su l'arme dell'ultima e più illustre feudalità calabrese.
In questa foto è visibile la copertina n. 5 della Rivista Araldica Calabrese, all'interno della quale
è riportato uno scrupoloso censimento relativo ai blasoni delle ultime e più illustri casate feudali calabresi, che esercitarono i diritti feudali fino all'eversione del 1806.
23.01.2010 ore 16:11
Buona sera a tutti.
Riguardo gli ultimi feudatari di calabria, vorrei sapere come mai il casato Ferrari (di piccola nobiltà) sulla Rivista Araldica Calabrese, compare solo coi titoli di baroni del piccolo feudo di Pantane, cosa che infatti ha loro riconosciuto anche il Sovrano Militare Ordine di Malta, e l'Annuario della nobiltà Italiana edizione 2006, mentre invece stranamente sul Libro d'oro della Nobiltà Italiana del Collegio Araldico Romano, edizione 2005-2009 il modesto casato Ferrari, risulta comparire anche coi seguenti feudi: Tessano, Paternò, Dipignano, Venerelli, Malito, Crespito, Umbromanno Santo Stefano, Leurio serino, Cropani, (Misteriosamente non si fa invece alcuna menzione al minuscolo feudo di Pantane.)
La domanda sorge quindi spontranea, ma possibile che sia la Rivista Araldica Calabrese, che l'Annuario della Nobiltà Italiana, che il S.M.O.M. si siano sbagliati, dimenticando di riconoscere al modesto casato calabrese dei Ferrari di Pantane, anche tutti gli altri feudi riportati invece dal Libro d'oro della nobiltà Italiana (fasullo?)
Grazie Arcibald.
25.01.2010 ore 11:09
Rispondo a Arcibald
Caro Arcibald è proprio per questo suo censimento nobiliare “ troppo generoso” e inesatto, che il Libro d'oro della nobiltà italiana non è un repertorio scrupoloso, completo e affidabile.
Già si tratta del Libro d'oro “non originale”, dato che quello vero e ufficiale, come tutti sanno, è il Libro d'oro della Consulta Araldica del Regno d'Italia, custodito presso l'archivio centrale dello stato in Roma.
Attualmente i repertori nobiliari nazionali più antichi e completi, sono invece:
-L'Annuario della nobiltà Italiana, la cui prima edizione vide la luce il 1879.
-L'Albo d'oro delle famiglie nobili e notabili Europee, dato alle stampe il 1908.
Il libricino d'oro “fasullo”, vide la luce solo il 1910, quindi solo terzo in ordine cronologico dopo questi due.
Infatti sul ben più preciso Annuario della Nobiltà Italiana, (edizione 2006) il modesto casato Ferrari risulta solo essere stato feudatario del piccolo feudo di Pantane, cosa confermata dal S.M.O.M.
Mentre invece addirittura nell'Albo d'oro, questa famiglia non è neppure menzionata.
Il solo titolo di baroni di Pantane, è riportato anche a pag. 18 dell'edizione gennaio-aprile 2009 della scrupolosa Rivista Araldica Calabrese, (attualmente l'unico bimestrale nobiliare calabrese.)
Queste pubblicazioni sono quindi più serie e precise del piccolo Libro d'oro della nobiltà Italiana, (non originale) dato che sono dirette da storici e araldisti che accertano la verità delle fonti, prima di andare in stampa con notizie fasulle.
Ho anche riportato le foto dei testi in questione.
Cordialmente Ludovico.

Come si vede ad esempio in questa foto, relativa alla pagina sui Ferrari di Pantane sull'Annuario della Nobiltà Italiana, la famiglia compare giustamente col solo titolo di baroni di Pàntane, (visibile sul lato destro.) Ciò perchè l'Annuario contrariamente al Libro d'oro non originale (cioè non quello della Consulta Araldica del Regno d'Italia), è invece un repertorio nobiliare Italiano scrupoloso, che accerta con serietà le notizie storiche e nobiliari che gli vengono fornite.

In quest'altra foto relativa all'ultima edizione dell'Albo d'oro delle famiglie nobili e notabili Europee, (ed. 2000) la famiglia Ferrari di Pantano, addirittura non è neppure menzionata, come si nota a pag. 376.

I Ferrari di Pantano, non sono nemmeno menzionati nell'Elenco dei Titolati Italiani, come si può vedere a pag. 154. (quest'ultimo è un repertorio nobiliare che censice solo le casate Italiane più Illustri.)

Anche nell'Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano (edito in pratica dallo stato Italiano con la monarchia) i Ferrari di Pantane non sono citati, come si vede nella foto della pag. 364.

I Ferrari di Pàntane o Pantane, non sono neppure presenti nell'Elenco Storico della Nobiltà Italiana, edito dal S.M.O.M., come si vede a pag.196 e 197.

Come si vede anche al posto n. 22 a pag. 18 della Rivista Araldica Calabrese, edizione gennaio-aprile 2009, la famiglia calabrese Ferrari di Pàntane o Pantane, compare correttamente col solo titolo di baroni di Pantane appunto.
La Rivista in questione è infatti oggi a detta di tutti dei migliori studiosi e storici calabresi, la più profonda e scrupolosa pubblicazione di araldica e genealogia nobiliare regionale, mai uscita prima.
Lopera amministrata dal Consiglio Direttivo del prestigioso Club Calabrese per la caccia alla volpe simulata a cavallo, attraverso il Fondo -Finanziario per le materie araldiche, è diretta dal grande storico Antonio Gesualdo.
L'unica, vera, grande pubblicazione bimestrale di araldica e genealogia calabrese, al cui interno oltre a scrupolosi studi e ricerche d'archivio, sono sempre presenti anche costose immagini a colori.

Mentre invece scandalosamente, come si vede in questa foto relativa al cenno storico dei Ferrari di Pantano, pubblicato sull'ultima edizione del piccolo Libro d'oro della nobiltà Italiana non ufficiale, (cioè appunto non quello ufficiale della Consulta Araldica del Regno), la famiglia incredibilmente risulta aver avuto storicamente numerosi altri feudi oltre Pantano, nonchè risulta essere stata già ricevuta nel S.M.O.M. già nel XV secolo (cose assolutamente fasulle, che denotano la non professionalità d'indagine nobiliare del Collegio Araldico Romano, nell'appurare le informazioni storiche che gli vengono fornite dagli interessati.)
Bisogna infatti dire che il cenno storico sulla famiglia, è stato fornito dallo stesso interessato, cioè dall'avv. Ferrari, che guarda caso è anche uno dei Relatori Araldici del Corpo della Nobiltà Italiana, di cui il Libro d'oro della Nobiltà Italiana (falso) si considera la pubblicazione “ufficiale.” Ma il C.N.I. (Corpo della Nobiltà Italiana) in realtà è solo una delle diverse e seplici associazioni private, il cui scopo è l'accertamento morale dei titoli nobiliari Italiani. Fondata da alcuni nobili appena il 1958 l'associazione non venne però mai riconosciuta con alcun atto ufficiale da parte dell'ultimo Re d'Italia Umberto II. (Attualmente lo stato Italiano la disciplina con le stesse leggi che regolamentano i circoli culturali.) Non nesiste uinfattia lcuna legge dello stato Italiano che riconosca al C.N.I. Uno status di censore nobiliare, maggiore di altre società o organizzazioni araldico-nobiliari che svolgono lo stesso compito.
E' quindi possibile che poichè l'avv. Ferrari sia uno dei Relatori Araldici del C.N.I., nonchè (guarda caso) un membro attivo dello stesso Collegio Araldico romano (come si legge nella nota dei soci corrispondenti), il Libro d'oro (falso) consideri oro colato tutto ciò che questa persona inserisce nella scheda storica relativa alla propria famiglia?
Come mai chi compone le schede del Libro d'oro (falso) non si è accorto di un errore così grossolano?
E' possibile che il Libro d'oro (falso) faccia favoritismi “storici” con i Relatori Araldici di un associazione privata denominata C.N.I. Con la quale collabora attivamente?
Errori gravi come questi fanno semplicemente intendere che il Libro d'oro (falso), non solo non è affidabile, ma non è neppure depositario della verità assoluta riguardo il censimento nobiliare Italiano.
E' proprio per questi e altri motivi che è quindi l'Annuario della Nobiltà Italiana, attualmenteil vero grande censore della nobiltà Italiana!
Delegazione di Catanzaro
Via Sensales, 29
88100 - Catanzaro
del.catanzaro@ordinedimaltanapoli.org
Delegato
Nobile Umberto Maria Ferrari
Barone di Pantane, Nobile di Taverna
Cavaliere di Onore e Devozione in Obbedienza
Nella foto, l'Home page del Delegato Gran Priorale del S.M.O.M. di Catanzaro.
Errori gravi come questi fanno semplicemente intendere che il Libro d'oro (falso), non solo non è affidabile, ma non è neppure depositario della verità assoluta riguardo il censimento nobiliare Italiano. E' proprio per questi e altri motivi che è quindi l'Annuario della Nobiltà Italiana, attualmente il vero grande censore della nobiltà Italiana!
Nella prossima edizione del Libro d'oro (non ufficiale), al cenno storico sul casato Ferrari di Pantane o Pàntane, dovremo aspettarci che la famiglia compaia pure con altri titoli nobiliari fasulli?
Grazie
Luca Paoletti da Catanzaro.
26.01.2010 ore 11:03
Rispondo a Luca Paoletti.
Luca ha ragione, il C.N.I. (Corpo della Nobiltà Italiana) non è nobiliarmente affidabile, dato che non è la Consulta Araldica del Regno d'Italia, è infatti solo un Associazione privata fondata da alcuni nobili appena il 30 giugno 1958, con sede in Roma, e con lo scopo di accertare e di riconoscere, sul solo piano morale, la validità dei diritti, delle qualifiche nobiliari e degli stemmi araldici delle singole persone. I provvedimenti dell'associazione sono gratuiti e, nell'intenzione dei suoi membri, vi è quello della "tutela" delle prerogative storiche, nobiliari ed araldiche delle famiglie italiane. Lo scopo espresso dai suoi fondatori è stato quello di tutelare, almeno nel privato, i discendenti di coloro che ebbero la concessione di un titolo nobiliare, e pertanto anche di uno stemma gentilizio, o di cittadinanza, titoli privi oggi di valore legale e non riconosciuti dagli organi della Repubblica italiana dopo l'entrata in vigore della Costituzione italiana nel 1948, per effetto della XIV disposizione transitoria e finale e dell'articolo 3 della Costituzione stessa. I titoli nobiliari «non costituiscono contenuto di un diritto e, più ampiamente, non conservano alcuna rilevanza» e pertanto una loro tutela legale non è possibile. I predicati dei titoli nobiliari che sono diventati parte del nome ai sensi della XIV disposizione transitoria e finale, sono invece tutelati in base alle norme di tutela del diritto al nome. L'associazione svolge con estrema serietà e competenza gli scopi preposti ed è diffusa in tutte le regioni. Nel Regno d'Italia esisteva un collegio demoninato Consulta Araldica, istituito con Regio decreto nel 1869, col compito di deliberare in materia di titoli nobiliari, stemmi e altre pubbliche onorificenze. Abolito il predetto ente con la Costituzione repubblicana, esiste solo un ufficio "Onorificenze e araldica pubblica", appartenente al dipartimento del "Cerimoniale di stato" presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che si occupa della concessione di stemmi e gonfaloni a comuni, provincie, enti morali e alla conservazione dell'archivio della cessata Consulta Araldica. L'associazione, analogamente a quanto avvenuto in altri stati Europei già monarchici , è strutturata come una rete di libere associazioni regionali che hanno lo scopo di tenere aggiornati privatamente elenchi storici ed anagrafici ereditati dal Regno d'Italia accertando, a tal fine, la validità degli attacchi genealogici di chi chiede esservi iscritto e di dare pareri in materia araldica. Il C.N.I. si attiene per questa funzione, per quanto non espressamente previsto dallo Statuto associativo, alle leggi nobiliari che furono emanate ed applicate nel Regno d'Italia, quali sono riassunte nell'"Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano" approvato con Regio Decreto del 7 giugno 1943 N. 651, l'ultimo steso in materia, il quale non ha tuttavia alcuna validità legale, in quanto risulta abrogato dall'articolo 3 e della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione per le parti con essi incompatibili. Gli organismi associativi regionali del Corpo della Nobiltà Italiana, puramente privati e volontari, sono 14 e ciascuno è relativo ad una delle 14 circoscrizioni geografiche tradizionali già previste dall'Ordinamento dello stato nobiliare italiano durante il Regno d'Italia. Possono appartenervi coloro le cui famiglie erano state riconosciute nobili dalla Consulta Araldica del Regno o abbiano ottenuto "provvedimenti di giustizia" emanati dal C.N.I., o provvedimenti di grazia emanati dal re Umberto II di Savoia.
Ogni associazione nobiliare regionale del C.N.I. nomina anche nel suo seno una ristretta "Commissione Araldico Genealogica Regionale" con il compito di esaminare i documenti storico-nobiliari di una famiglia per accertare, a tal fine, la validità degli attacchi genealogici di chi chiede essere iscritto nei registri interni dell'associazione. Nelle intenzioni degli associati tali registri interni sono in prosecuzione degli elenchi araldici ufficiali pubblicati dal Regno d'Italia. Le commissioni delle varie associazioni regionali, a loro volta, nominano a livello nazionale una "Giunta Araldica Centrale (G.A.C.)" con funzioni di coordinamento. Tutti i membri delle 14 commissioni formano, nel loro insieme, il "Consiglio Araldico Nazionale (C.A.N.)", al quale lo statuto dell'associazione attribuisce il seguente compito: "ha la rappresentanza del Ceto Nobiliare Italiano nei suoi interessi storici, morali ed ideali, garantendo la tutela delle sue tradizioni e del suo patrimonio di memorie e di onore, in riferimento alla perennità dei suoi valori storici e della sua funzione" con rilevanza esclusivamente privata. Le decisioni delle commissioni regionali e della giunta del C.N.I. a detta di alcuni vogliono riprodurre, in àmbito privato e con i limiti conseguenti all'attuale non riconoscimento legale dei titoli nobiliari da parte dello Stato, le attribuzioni già proprie della ex Consulta Araldica. Come già la Consulta Araldica anche questi organismi associativi, puramente privati e volontari, hanno carattere Consultivo; essi, attraverso la particolare competenza araldica dei consultori delle Commissioni regionali, si propongono di tenere aggiornati gli elenchi nobiliari escludendo ogni abusiva inclusione di titoli fasulli nei medesimi. I provvedimenti degli organi del C.N.I. sono del tutto gratuiti. La notizia dell'avvenuta certificazione rilasciata dal "Consiglio Araldico Nazionale (C.A.N.)" viene poi inserita nella prima parte del "Bollettino Ufficiale del Corpo della Nobiltà Italiana", pubblicazione ufficiale del C.N.I. a carattere di periodico quinquennale, che elenca, nella sua prima parte, anche i provvedimenti (ossia i vari riconoscimenti) deliberati dai suoi organi. Le risultanze delle certificazioni troveranno altresì pubblicazione negli Elenchi Nobiliari compilati su base regionale via via che gli stessi verranno editi, ritenuti dal C.N.I. aggiornamento degli Elenchi Regionali Nobiliari del Regno d'Italia. Sono stati già pubblicati alcuni elenchi regionali per iniziativa di alcune commissioni del C.N.I. quali quelli della Sardegna, Liguria, Lombardia, Veneto, Modena, Parma, Toscana, Sicilia. L'unica altra pubblicazione privata che pubblica d'ufficio tutti i provvedimenti via via deliberati dal C.N.I. è l'Annuario della Nobiltà Italiana. (L'associazione ha anche un circolo giovanile.)
Umberto II di Savoia, ultimo re d'Italia fino al 13 giugno 1946, era considerato dal Corpo della Nobiltà Italiana come il capo della nobiltà italiana, ed era rappresentato in seno all'associazione da un "segretario del re per l'araldica". Dopo il 1950 Umberto II di Savoia riprese l'esercizio della Sovrana Prerogativa e, da allora, concesse numerosi provvediementi nobiliari, sia di grazia che di giustizia. Le nobilitazioni fatte da da Umberto II tra il maggio del 1946 e il 1982 sono circa 465 e in buona parte si tratta di titoli riconosciuti o rinnovati a famiglie già nobili. Le stesse venivano comunicate dal Segretario del re per l'araldica all'Ufficio di Presidenza del Consiglio Araldico Nazionale e annotate nei registri del Corpo della Nobiltà Italiana. Ancora oggi si discute se siano stati pubblicati nei Bollettini del Corpo della nobiltà italiana tutti i provvedimenti effettivamente emessi da S.M. il Re Umberto II, così come, per gli ultimi provvedimenti in ordine cronologico (ultimi giorni del 1982 e 1983, anno della morte del Re Umberto II di Savoia che non riusciva più a firmare a causa delle sue gravissime condizioni di salute), qualche studioso ha avanzato dubbi sulla loro genuinità o, perlomeno, sulla contestualità all'atto del conferimento, delle firme apposte in calce alle patenti, per i motivi suesposti. L'ultima addenda ai provvedimenti emessi da S.M. il Re Umberto II è stata pubblicata sul Bollettino del Corpo della Nobiltà Italiana nel 2004 ed è stata poi ripresa unicamente dall'Annuario della Nobiltà Italiana, nell'edizione del 2006.
La Repubblica italiana, non riconoscendo i titoli nobiliari, non riconosce neppure nessuna funzione istituzionale all'associazione, che non può pertanto svolgere alcun ruolo ufficiale, a differenza della Consulta araldica del Regno d'Italia, fino al 1948 organo statale. L'associazione fu riconosciuta il 12 novembre 1961 da Umberto II di Savoia, già in esilio a Cascais dal 1946, Nella sua qualità di "capo della famiglia reale", rivestiva la carica alla quale competeva la "Regia prerogativa", intesa anche come facoltà di concedere, rinnovare o convalidare i titoli di nobiltà. La competenza del Corpo della Nobiltà Italiana ad accertare e salvaguardare i diritti storici dei nobili italiani è riconosciuta anche dal Sovrano Militare Ordine di Malta, che però esamina le pratiche nobiliari per l'ammissione dei propri cavalieri ancor oggi coi propri consultori araldici interni. Il Corpo della Nobiltà Italiana è riconosciuto dalla "Commission d'information et liaison des associations nobiliaires européennes (C.I.L.A.N.E.)", organizzazione che raggruppa le associazioni nobiliari più rappresentative d’Europa (una per ogni nazione.)
Saluti Sir Artur.
27.01.2010 ore 19:09
Ma.... riguardo a questi Ferrari di Pantane, sono nobiliarmente prorio dei nessuno d'importante!
A me infatti con questo titolo non risultano nemmeno nei seguenti repertori nobiliari e scritti storici:
-Elenco degli ammessi ai Reali baciamani della corte dei Borbone.
-Elenco Ufficiale Nobiliare del Regno d'Italia 1921 e 1933, con supplemento del 1934-36.
-Elenco storico della Nobiltà Italiana, del S.M.O.M. 1960 edizioni Tipografia Poliglotta Vaticana, marzo 1960.
-Libro d'Oro della Consulta Araldica del Regno d'Italia-Volumi 8 (archivio di stato in Roma.)
-Elenco storico della nobiltà Italiana, del S.M.O.M. 1960 edizioni Tipografia Poliglotta Vaticana, marzo 1960.
-Albo d'oro delle famiglie nobili e notabili Europee, Guelfi Camajani (tutte le edizioni dal 1880 al 2000.)
Non sono inoltre menzionati neppure nell'Elenco Ufficiale Nobiliare del Regno d'Italia 1921 e 1933, con supplemento del 1934-36.
-Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana, Milano 1928-1936, 8 volumi-Spreti.
-Calendario d'oro, repertorio nobiliare dell'istituto Araldico Italiano, tutte le edizioni. (Roma 1897) presidente Carlo Padiglione.
-Elenco dei Titolati Italiani, edizioni Accademia Araldica Nobiliare Italiana 2008.
obili Napoletane, di S. Ammirato, Firenze 1580 e 1651, vol.2.
-I Titoli nobiliari calabresi e i loro trapassi durante i secoli, di A. Arnone, saggio in Rivista Araldica.
-I Registri della nobiltà delle province napoletane, con discorso preliminare e poche note, di
E. Bonazzi, Napoli 1879.
-Bullettino delle sentenze della commissione feudale, Napoli 1808-1810
-Sovranità e feudo nel Regno di Napoli 1505-1557, Napoli 1938, voll. 2-A. Cernigliaro.
-Economia e società della calabria del 500, di G. Galasso, Napoli 1967.
-Annuario della Nobiltà Italiana, di G.B. Crollalanza, tutte le edizioni dal 1878-2000.
-Libro d'Oro della nobiltà Italiana, del Collegio Araldico Romano,
(tutte le edizioni dal 1910 a quella del 1973-76.)
-Elenco dei Titolati Italiani, edizioni Accademia Araldica Nobiliare Italiana 2008.
-Blasonario Generale Italiano,edizioni Accademia Araldica Nobiliare Italiana 2008.
-Stemmario Italiano delle famiglie nobili e notabili, di Alberto Ricotti Bertagnoni,
edizione Remondiani, Bassano del Grappa-1970.
-Elenco dei titoli di nobiltà, concessi o legalmente riconosciuti nelle provincie del meridione d'Italia dal 1806 al 1891. Francesco Bonazzi di Sannicandro, edizioni Brenner-Cosenza.
-Famiglie nobili e titolate del napoletano, di Francesco Bonazzi di Sannicandro Arnaldo Forni editore-edizione originale Napoli 1902.
-Genealogie “Viginti illustrium in Italia familiorum, di Jacob Wilhelmi im-hoff-1710
edizioni Orsini de Marzo.
-Elenco storico delle famiglie nobili del meridione. G.B. Crollalanza, edizione 1878
-Elenco delle famiglie nobili e notabili Italiane-Guelfi Camajani, Edizione 1954.
-Albo d'oro delle famiglie nobili e notabili Europee, Guelfi Camajani (tutte le edizioni dal 1880 al 2000.)
-L'Araldo, (Almanacco nobiliare delle famiglie nobili del regno delle due Sicilie.)
-Calendario d'oro, repertorio nobiliare dell'istituto Araldico Italiano, tutte le edizioni. (Roma 1897) presidente Carlo Padiglione.
-La nobiltà delle due Sicilie-5 volumi 1859-1879. edizione Napoletana, ristampa edita da Forni editore.
-Elenco storico della nobiltà Italiana, del S.M.O.M. 1960 edizioni Tipografia Poliglotta Vaticana, marzo 1960.
-Elenco delle famiglie nobili e notabili Italiane-Guelfi Camajani, Edizione 1954.
-Albo d'oro delle famiglie nobili e notabili Europee, Guelfi Camajani (tutte le edizioni dal 1880 al 2000.)
Non sono inoltre menzionati neppure nell'Elenco Ufficiale Nobiliare del Regno d'Italia 1921 e 1933, con supplemento del 1934-36.
-Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana, Milano 1928-1936, 8 volumi-Spreti.
-Calendario d'oro, repertorio nobiliare dell'istituto Araldico Italiano, tutte le edizioni. (Roma 1897) presidente Carlo Padiglione.
-Elenco dei Titolati Italiani, edizioni Accademia Araldica Nobiliare Italiana 2008.
-Delle Famiglie nobili Napoletane, di S. Ammirato, Firenze 1580 e 1651, vol.2.
-I Titoli nobiliari calabresi e i loro trapassi durante i secoli, di A. Arnone, saggio in Rivista Araldica.
-I Registri della nobiltà delle province napoletane, con discorso preliminare e poche note, di
E. Bonazzi, Napoli 1879.
-Bullettino delle sentenze della commissione feudale, Napoli 1808-1810
-Sovranità e feudo nel Regno di Napoli 1505-1557, Napoli 1938, voll. 2-A. Cernigliaro.
-Economia e società della calabria del 500, di G. Galasso, Napoli 1967.
Non compaiono.............. neppure nel Libro d'oro della Nobiltà Italiana del Collegio Araldico Romano edizioni1973-1976.
Infatti a pag. 607 si comincia con una famiglia Ferrari che non sono loro, dato che non corrisponde lo stamma, i titoli, i nomi, e i dati anagrafici, per poi finire a pag.613 con dei Ferrero.
Saluti Maurizio Rossi da Catanzaro.
28.01.2010 ore 16:46
Rispondo a Maurizio Rossi da Catanzaro.
Maurizio ha ragione, sti modesti Ferrari di “Pantane”, non sono una famiglia calabrese illustre, basta considerare che oltre a non essere menzionati nei detti testi, furono amministatori di un minuscolo e ridicolo feudo disabitato in montagna, senza incastellamento, come risulta a pag. 219 nella pubblicazione denominata Storia dei Feudi e dei titoli nobiliari della calabria, di M. Pellicano Castagna.
(credo tra i feudi più piccoli e insignificanti della regione calabria.)
Saluti Luca.
29.01.2010 ore 14:21
Buon pomeriggio, rigurdo alla piccola nobiltà dei Ferrari di “Pantane” tanto chiaccherata,
mi chiedo come mai non sono menzionati neppure nel prestigioso Elenco dei Titolati Italiani, con annesso Blasonario generale 2008?
Grazie Luca.
30.01.2010 ore 11:31
Rispondo a Luca
Il motivo per il quale il modesto casato dei Ferrari di Pantane (tanto discusso), non è menzionato nell'Elenco dei Titolati Italiani 2008, è proprio per via del fatto che non si tratta di una famiglia Italiana importante, infatti nelle avvertenze di questo repertorio a pag. 5, è riportato chiaramente che all'interno dell'opera, sono censite solo le famiglie nobili Italiane più illustri.
Salute Fabio Frasconi
31.01.2010 ore 10:23
Buona sera a tutti, vorei sapere se esiste un censimento sulle ultime casate feudali Calabresi illustri, vale a dire non tutte , ma solo le principali, note, ricche famiglie che esercitarono i diritti feudali
in Calabria fino all'eversione della feudalità.
Grazie Domenico.
1.03.2010 ore 23.09
Ho seguito attentamente le discussioni del forum sul libro d'oro della nobiltà Italiana (plagio) e quello vero.
Vorrei quindi sapere che differenze ci sono tra i due, e che diferenza c'è con l'Annuario della nobiltà Italiana.
Grazie Enrico Salerno.
3.03.2010 ore 27:21
Quando si parla di Libro d'oro della nobiltà italiana (stampato nel a partire dal 1896) si intende in realtà quello del Registro Ufficiale dello Stato, conservato nell'Archivio Centrale dello Stato in Roma, e compilato dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia, organo statale costituito nel 1869 presso il Ministero dell'interno.
Esso è strutturato in volumi suddivisi in due serie:
Libro d'oro della nobiltà italiana, vecchia serie in 11 volumi;
Libro d'oro della nobiltà italiana, nuova serie, in 30 volumi.
Questo repertorio ufficiale è il vero, solo, unico Libro d'oro della nobiltà Italiana,
non è quindi da confondersi, come invece spesso avviene, con l'omonimo ridicolo repertorino periodico, denominato anch'esso scorrettamente Libro d'oro della nobiltà italiana, che si stampa a Roma con difficoltà, e gravi errori dal “Collegio araldico, o Istituto araldico romano,” e che appunto venne denunciato dalla Consulta proprio per plagio. Prima dell'unificazione Italiana, Elenchi Ufficiali delle famiglie con titolo nobiliare esistevano in molti stati e città e spesso prendevano il nome di "libro d'oro".
La Consulta Araldica venne istituita per evitare abusi ed usurpazioni nel mantenimento dei titoli nobiliari già esistenti negli Stati preunitari e fu incaricata di tenere un "registro di titoli gentilizi" nel quale era obbligatoria l'iscrizione per aver diritto di pubblica attribuzione del titolo. Nel 1889 fu istituito un elenco delle famiglie che avevano ottenuto decreti di concessione o riconoscimento di titoli nobiliari dopo l'unità d'Italia e contemporaneamente vennero redatti 14 elenchi regionali, nei quali vennero iscritte le famiglie già registrate negli elenchi ufficiali degli stati preunitari. Nel 1896 venne istituito presso la consulta araldica il "Libro d'oro della nobiltà italiana”, nel quale furono iscritte le famiglie che avevano ottenuto decreti di concessione, conferma o rinnovazione di un titolo nobiliare da parte del re, ovvero decreti reali o ministeriali del riconoscimento del proprio titolo nobiliare. Nel 1921 venne approvato L'Elenco ufficiale delle famiglie nobili e titolate del Regno d'Italia": L' Eelenco comprendeva tutte le famiglie già iscritte nei registri regionali, ma un asterisco contrassegnava quelle che avendo ottenuto il decreto reale o ministeriale, erano state inserite nel Libro d'oro della nobiltà italiana. Nel 1933 venne approvato un secondo '"Elenco ufficiale della nobiltà italiana", a cui fu annesso anche un elenco dei predicati nobiliari. La consulta araldica, pur non essendo mai stata emanata la legge che avrebbe dovuto regolamentarne la soppressione, nel 1948 cessò le sue funzioni, in seguito all'entrata in vigore della XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione Italiana, con la quale lo Stato Repubblicano sancì il non riconoscimento legale dei titoli nobiliari. L'elenco ufficiale della consulta araldica, se ha perduto ogni efficacia legale per quanto riguarda i titoli nobiliari, rimane tuttavia prova dell'avvenuto riconoscimento del titolo nobiliare nel passato ordinamento, che costituisce premessa indispensabile per avere il diritto di inserirne il predicato nel cognome. Per quanto riguarda invece l'Annuario della Nobiltà Italiana, è cronologicamente il primo vero repertorio nobiliare Italiano (1878) dato che come abbiamo visto la società aristocratica Italiana, dovrà aspettare 18 anni per vedere la nascita del Libro d'oro ufficiale della Consulta Araldica del Regno d'Italia, e
addirittura 32 anni per assistere alla nascita del Libro d'oro (fasullo) cioè quello del Collegio Araldico Romano. Con la chiusura del Libro d'oro della Consulta Araldica del Regno d'Italia, in seguito alla discussa instaurazione della Repubblica Italiana, (per via dei noti brogli elettorali), l'Annuario rimane oggi l'unico, antico, grandioso, e completo repertorio nobiliare Italiano periodico. Scrupoloso nel censimento nobiliare nazionale, è un iniziativa editoriale, giunta ormai alla sua XXXI edizione, la terza curata dalla casa editrice SAGI. L'opera vide le stampe nel lontano 1879 da G. B. di Crollalanza, uno dei maggiori studiosi di araldica di sempre, e costituisce oggi il maggiore punto di riferimento per quanti si interessano di araldica, genealogia e nobiltà in Italia. La più significativa novità di questa edizione, dal punto di vista editoriale, è che questa volta il repertorio si articolerà su 4 volumi, l’ultimo dei quali interamente dedicato alle sole famiglie notabili. Inoltre l’editore, per facilitare la diffusione dell’opera, venendo incontro alle numerose richieste giunte in tal senso, prevede per quest’edizione due versioni, una ufficiale ed una economica. La seconda si differenzia dalla prima per non essere corredata dal cofanetto destinato ad accogliere i volumi, per essere senza le tavole a colori e per avere una copertina cartonata in luogo della classica in tela rossa. Per la prima volta poi è data la possibilità di acquistare non solo l’opera completa in 4 volumi, ma anche solo un singolo tomo, a scelta, in funzione dei propri interessi, la consegna dei volumi è prevista da parte dell’editore per maggio 2010. L'edizione ufficiale in 4 volumi, con cofanetto, tavole a colori e copertina in tela: 398,00 € invece di 920,00 €; volume singolo dell’opera, a scelta, in edizione ufficiale: 99,00 € invece di 230,00 €; edizione economica in 4 volumi, senza cofanetto e tavole a colori, con copertina cartonata: 264,00 € invece di 536,00 €; volume singolo dell’opera, a scelta, in edizione economica: 66,00 € invece di 133,00 €. Nel frattempo continua per gli interessati aventi diritto, la possibilità di inviare i dati e le informazioni relative al proprio casato, che potranno essere pubblicate senza che ne scaturisca alcun obbligo d’acquisto. Peculiarità che rendono l'opera a detta dei più famosi e affermati storici, araldisti, ricercatopri, e studiosi, il più grandioso e prestigioso repertorio nobiliare Italiano attualmente in produzione. Per maggiori informazioni si può contattare direttamente l’editore: Casa editrice S.A.G.I. Via Carlo Besta, 23 - 23036 Teglio (SO) Tel. 0342.783049 dal lunedì al venerdì, dalle 9,30 alle 19,30 -info@annobit.it .
E' attualmente il più prestigioso, completo, e scrupoloso repertorio nobiliare periodico Italiano!
Cordialità Arturo Malfatti
01.02.2010 ore 11:34
Rispondo a Domenico.
Proprio a tal proposito esiste un censimento pubblicato sul numero di settembre-ottobre 2009
della Rivista Araldica Calabrese.
Io posseggo questo interessante studio sulle principali famiglie nobili calabresi che eseritatono la feudalità fino al 1806.
Il detto censimento è il frutto di una meticolosa indagine d'archivio, nonchè una comparazione tra il censo, l'influenza politica, le parentele illustri, e l'estensione territoriale dei rispettivi feudi, di tutte le casate calabresi.
Un lavoro veramente impressionante svolto dalla Rivista Araldica Calabrese, mai pubblicato prima da nessun altro storico.
Vi riporto la pagina attinente al censimento.
Gianni.

In questa foto ingrandita, l'elenco degli ultimi feudatari calabresi, appartenenti a famiglie illustri.

La copertina della Rivista Araldica Calabrese, con l'articolo sui feudatari calabresi illustri.
27.02.2010 ore 10:21
Buona mattina a tutti i frequentatori del forum.
La segreteria dell'Associazione ha il piacere di informare tutti i soci e i lettori, che è uscito l'ultimo libro sulla storia di Badolato del grande storico Antonio Gesualdo, dal titolo Storia di Badolato dal 2099 al 2009.
Il volume edito da Abramo di Catanzaro, ha più di 600 pagine, preziose foto a colori, e inediti documenti, nonchè testimonianze storiche inedite.
L'opera verrà presentata ufficialmente, e quindi sarà acquistabile solo alla fine di settembre, quando presso la Sede Sociale del Club Calabrese per la caccia alla volpe a cavallo, della tenuta di Pietra Nera, verrà presentata alla stampa e alle autorità nella conferenza che avrà luogo come sempre dopo la caccia.
Abbiamo qui riprodotto alcune immagini dell'opera. - IL SEGRETARIO
Nella foto la copertina dell'ultimo volume storico su Badolato.

Nella foto l'interno del volume storico sulla storia di Badolato, del grande storico Gesualdo.

All'interno dell'opera sono presenti anche preziose immagini a colori.

La più grande opera storica su Badolato, mai scritta prima.

Qui sotto, lo storico Antonio Gesualdo col principe Emanuele Filiberto di Savoia.

Nella foto la dedica allo storico Gesualdoi di Monsignor Karel Kastell.

7.04.2010 ore 23:12
Salve, riguardo ai repertori nobiliari
Italiani, vorrei avere maggiori informazioni sull'Elenco dei Titolati
Italiani.
Grazie
Luca de Angelis.
9.04.2010 ore 14:43
Rispondo a Luca de Angelis.
L' Elenco dei Titolati Italiani,
opera dei conti Guelfi Camajani (nobiltà censita dal Regno
d'Italia), è un repertorio che fin dai suoi esordi ha lasciato
intendere di essere gestita da esperti studiosi di diritto nobiliare,
e di censire solo i casati illustri. Si
tratta di un periodico nobiliare Italiano,
che censisce l'aristocrazia nazionale principale,
tenendone aggiornato lo stato di
famiglia. Stampato a partire dal 2008, l'Elenco dei Titolati
Italiani, è un opera ben diretta, frutto di ampi studi e
approfondimenti di diritto nobiliare (basta infatti visionare il sito
che si occupa di stampare tale opera, che è appunto quello
dell'Accademia Araldica Nobiliare
Italiana,(www.accademiaaraldicanobiliare.com)
dal quale si capisce l'effettiva preparazione in campo nobiliare di
quest'organizzazione. L'Elenco
dei Titolati, consta di circa 500 pagine e costa circa 600 euro, ma
giustificate dal fatto che tutte le famiglie ivi riportate compaiono
con eleganti stemmi a colori a tutta pagina nel Blasonario Generale,
che è posto nella parte finale del medesimo testo.
L'Accademia Araldica Nobiliare Italiana, promuove anche iniziative
culturali in tutta la toscana, con viaggi, visite, cene,
pernottamenti. Lo Studio
Araldico Genealogico Guelfi Camaiani
è infatti tra i promotori dell'Accademia
Araldica Nobiliare Italiana,
Associazione culturale costituita con Atto Pubblico con lo scopo:
- di riunire gli studiosi di araldica, genealogia e diritto nobiliare, al
fine di favorire lo scambio di idee, di informazioni e notizie e
promuovere utili forme di collaborazione fra i soci;
- di raccogliere e conservare nel proprio Archivio e nella propria
Biblioteca documenti e pubblicazioni in materia araldica,
genealogica e nobiliare e sulla storia delle famiglie nobili
italiane;
- di promuovere periodiche riunioni dei Soci, pubblici dibattiti,
conferenze e convegni sugli argomenti riguardanti l'araldica, la
genealogia ed il diritto nobiliare;
- di corrispondere con analoghe istituzioni estere e far conoscere quanto
si fa in Italia nel campo di tali studi; in
generale di sviluppare gli studi araldici, genealogici e del diritto
nobiliare e promuovere pubblicazioni di monografie, libri e articoli
anche attraverso un proprio periodico. Proprio in tale ambito di
intenti, nell'ottobre del 2006, ha visto la luce il primo numero
della Rivista Nobiliareche è non solo l'organo informativo dell'attività
dell'Accademia
Araldica Nobiliare Italiana,
ma anche strumento di approfondimento delle materie dell'araldica,
della genealogia, del diritto nobiliare e degli Ordini
cavallereschi. La Rivista
Nobiliare
intende distinguersi dalle analoghe pubblicazioni già
presenti nel panorama italiano, per la semplicità della forma
e dei contenuti: gli argomenti sono trattati con la dovuta serietà
e completezza, ma con il linguaggio più semplice possibile in
modo che essa possa essere apprezzata anche dai neofiti. Inoltre,
l'Accademia
Araldica Nobiliare Italiana
tiene il Registro
della Nobiltà Italiana
ed il Registro
degli Stemmi Gentilizi
e pubblica l'Elenco dei Titolati Italiani con l'annesso Blasonario
Generale Italiano. Come è noto, nell'attuale ordinamento
repubblicano non vi è un organo statale deputato alla tenuta
di Elenchi nobiliari; si è pensato, quindi, di istituire il
Registro della Nobiltà Italiana ed il Registro
degli Stemmi Gentilizi.
Tali organismi si propongono di censire e raccogliere in appositi
Elenchi nazionali rispettivamente le famiglie nobili italiane e le
famiglie in possesso di uno stemma gentilizio. Le famiglie iscritte
in tali Registri figurano nell'Elenco dei Titolati Italiani e
nell'annesso Blasonario Generale Italiano.
Nella foto l'Elenco dei Titolati Italiani con annesso Blasonario generale.
Un interessante repertorio nobiliare biennale, stampato a partire dal 2008
al cui interno sono menzionate solo le casate Italiane più illustri.
Un volume che non può mancare nelle librerie dei cultori della materia.

Nella foto, il Blasonario generale Italiano, che compare nell'ultima parte
del detto repertorio.
10.04.2010 ore
12:11
Buon giorno, vorrei avere maggiori informazioni da
qualcuno del forum, sul Libro d'Oro della Nobiltà Italiana.
Grazie
Marco Garresi.
11.04.2010 ore 12:09
Rispondo a Marco Garresi.
Il Libro d'oro della Nobiltà Italiana è un Registro
ufficiale della monarchia, conservato infatti presso l'Archivio
Centrale dello Stato in Roma,
ed è
compilato dalla Consulta
Araldica
del Regno
d'Italia,
organo statale costituito nel 1869
presso il Ministero dell'interno.
Saluti
Luigi Zorzi.
12.04.2010 ore 21:01
Rispondo a Luigi Zorzi.
Io veramente intendevo il libro d'oro della nobiltà
Italiana del Collegio Araldico Romano.
Grazie
Marco Garresi.
13.04.2010 ore 22:24
Rispondo a
Marco Garresi.
Mi dispiace
ma......... c'è un equivoco, Lei intende quindi il Libro d'oro
della nobiltà Italiana, del Collegio Araldico Romano, che per
distinguerlo da quello del Regno è appunto chiamato (plagio).
Quest'ultimo è invece un piccolo repertorio nobiliare
Italiano, che
appartiene ai Colonnello Bertini Frassoni, (famiglia
per la verità non censita dalla Consulta Araldica del Regno
d'Italia, dato che invece lo sono solo i conti Bertini Frassoni, e
non i Colonnello, che aggiunto il loro cognome alla linea femminile
dei Bertini Frassoni.) Si
tratta di un repertorino che costa circa 250 euro, ed è
composto da circa 1500 paginette, senza alcuno stemma a colori,
blasoni che sono invece riprodotti in miniature bianco-nere, (munirsi
di lente d'ingrandimento.) Andò
in stampa per la prima volta solo il 1910,
ma per non incorrere in ulteriori
confusioni, forse è meglio trattare quest'opera per punti.
-Punto n. 1
<<Il vero Libro d'oro della nobiltà Italiana>>
Il vero Libro d'oro della nobiltà Italiana non
è quello del Collegio Araldico Romano, che paradossalmente
non venne mai registrato presso alcun tribunale, ed è
attualmente il più piccolo e ridotto repertorio nobiliare
Italiano, tanto da essere considerato praticamente un bignami della
materia, e sollevò critiche fin dalla sua nascita (1910) tra
gli studiosi, etichettato dall'aristocrazia Italiana dell'epoca come
“quello plagio”, ciò
perchè appunto il Libro
d'oro della nobiltà Italiana del
Collegio Araldico Romano, il Libro d'oro ufficiale, è come
detto quello della Consulta Araldica del Regno
d'Italia, che è il primo e più
importante Registro ufficiale della monarchia, conservato infatti
presso l'Archivio Centrale dello Stato in Roma,
ed è compilato dalla Consulta
Araldica del Regno
d'Italia, organo statale costituito nel 1869
presso il Ministero dell'interno. Il libro d'oro plagio venne invece
divulgato a scopo pecuniario da sconosciuti privati solo il 1910.
Ma perchè un organizzazione di privati, improvvisamente nel 1910
decise di dare alle stampe un
libro che aveva la stessa identica dicitura di quello ufficiale dello
stato, creando come abbiamo visto tutt'oggi confusione tra i lettori?
Il vero Libro d'oro è in realtà
strutturato in vari volumi suddivisi in due serie:
- Libro d'Oro della nobiltà Italiana, vecchia serie in 11 volumi;
- Libro d'Oro della nobiltà Italiana, nuova serie, in 30 volumi.
- Prima
dell'unificazione italiana, elenchi ufficiali delle famiglie con
titolo nobiliare
esistevano in molti stati e città e spesso prendevano il nome
di "Libro d'oro."
La Consulta
Araldica venne istituita proprio per
evitare abusi ed usurpazioni nel mantenimento dei titoli nobiliari
già esistenti negli Stati
preunitari e fu incaricata di tenere un
"registro di titoli gentilizi" nel quale era obbligatoria
l'iscrizione per aver diritto di pubblica attribuzione del titolo.
Nel 1889
fu istituito un elenco delle famiglie che avevano
ottenuto decreti di concessione o riconoscimento di titoli nobiliari
dopo l'unità
d'Italia e contemporaneamente vennero redatti
14 elenchi regionali, nei quali vennero iscritte le famiglie già
registrate negli elenchi ufficiali degli stati preunitari. Nel 1896
venne istituito presso la consulta araldica il "Libro d'oro
della nobiltà italiana", nel quale furono iscritte le
famiglie che avevano ottenuto decreti di concessione, conferma o
rinnovazione di un titolo nobiliare da parte del re, ovvero decreti
reali o ministeriali del riconoscimento del proprio titolo nobiliare.
Nel 1921
venne approvato l'Elenco ufficiale delle famiglie nobili e titolate
del Regno d'Italia": l'elenco comprendeva tutte le famiglie già
iscritte nei registri regionali, ma un asterisco contrassegnava
quelle che avendo ottenuto il decreto reale o ministeriale, erano
state inserite nel Libro d'oro della nobiltà
italiana.
Nel 1933
venne approvato un secondo '"Elenco ufficiale della nobiltà
italiana", a cui fu annesso anche un elenco dei predicati
nobiliari. La
Consulta Araldica, pur non essendo ancora abolita per legge, perse
nel 1948
le sue funzioni in merito al riconoscimento dei titoli nobiliari, in
seguito alla XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione
Italiana,
con la quale lo Stato repubblicano non riconosceva i titoli
nobiliari. L'elenco ufficiale della consulta araldica, se ha perduto
ogni efficacia legale per quanto riguarda i titoli nobiliari, rimane
tuttavia prova dell'avvenuto riconoscimento del titolo nobiliare nel
passato ordinamento, che costituisce premessa indispensabile per
avere il diritto di inserirne il predicato nel cognome. Come
mai negli anni
'30 il
Consiglio dei ministri emise nei confronti del Collegio Araldico
Romano, un decreto di inibizione all'uso del nome "Libro
d'Oro", per plagio? Quale
credibilità può avere una pubblicazione che ai suoi
esordi è stata denunciata dallo stato Italiano per plagio?
Questo è esattamente ciò che è il Libro d'oro
del Collegio Araldico Romano, rispetto il Libro d'oro della Cosulta
Araldica del Regno d'Italia.) Quando
infatti nel 1910 venne stampato il Libro d'oro (plagio), si creò
ilarità tra l'aristocrazia
Italiana, che rimase perplessa dato il fatto che il Libro d'oro vero
era quello della Consulta, e dato che secondariamente erano tutti
abituati per la verità al censimento nobiliare
a opera dell'Annuario della Nobiltà Italiana, che dal 1878 ne
teneva infatti aggiornati lo stato di famiglia, assieme al Libro
d'oro della Consulta. A riprova di quanto detto, basta consultare i testi:
- Gian Carlo Jocteau,
Nobili e nobiltà nell'Italia unita, Laterza (collana
Quadrante Laterza) 1997
- Elenco storico
della nobiltà italiana (compilato in conformità
dei decreti e delle lettere patenti originali e sugli atti ufficiali
di archivio della Consulta araldica dello Stato italiano),
Sovrano militare ordine di Malta, Tipografia Poliglotta Vaticana, Roma 1960.
Walter Pagnotta, Riconoscimenti
di predicati italiani e di titoli nobiliari pontifici nella
Repubblica Italiana (repertorio), Ministero per i beni culturali e ambientali - Ufficio
centrale per i beni archivistici, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma
1997 (serie: Pubblicazioni degli archivi di stato. Sussidi.
Ne bisogana lasciarsi ingannare dal fatto che tra i membri del
Collegio araldico Romano, compaiono molti grandi nomi
dell'aristocrazia, dato che se si approfondisce la loro
effettiva preparazione araldica, si scopre che in realtà la
maggioranza di loro non sono menzionati nella bibliografia della
materia, non avendo mai scritto nulla in araldica e genealogia, o
storia di famiglia. Avendo
quindi solo acconsentito (dietro richiesta del Collegiuo Araldico) ad
apparire tra i membri del medesimo. Bisogna infatti dire che la
differenza sostanziale tra le due organizzazioni che detengono
l'opera, cioè la Consulta Araldica del Regno, e il Collegio
Araldico, è nel fatto che quelli della Consulta erano
araldisti puri, nel senso che tra i relatori dell'opera vi erano solo
rigorosamente araldisti, storici, e genealogisti, ufficializzati con
nomina Regia. Mentre tra i membri del Collegio Araldico
vi è solo una piccolissima parte di nomi noti alla
bibbliografia araldica, genealogica-nobiliare, tutti gli altri sono
aristocratici che non hanno la più pallida idea di questa
scienza.

In questa foto è visibile il volume
dell'ultima edizione cm. (16x11cm) Libro d'Oro della Nobiltà
Italiana plagio. Mai registrato presso alcun tribunale, e
stampato
con
periodicità irregolare, questo repertorino si occupa di
censire ogni 4 anni circa, solo
una parte dell'aristocrazia
Italiana vivente, visto che come abbiamo dimostrato, migliaia di
famiglie viventi, censite addirittura nell'Elenco Ufficiale Nobiliare
del Regno d'Italia, non sono invece scandalosamente
qui riportate.
Inoltre come si può vedere sulla copertina, la corona che compare, non
è paradossalmente quella ufficiale Italiana,
dato che mancano i nodi Sabaudi sul bordo inferiore, e le perle
all'apice della stessa. Le rilegature sono poi praticamente copiate
dall'Almanacco del Gotha.
Si rammenti inoltre
che negli anni 30, il Collegio Araldico Romano venne diffidato per
plagio niente meno che dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia,
dato che il vero Libro d'oro della nobiltà Italiana, è
come detto quello redatto dallo stato, e che è oggi appunto
custodito presso l'archivio centrale di Roma.

Per
chi non lo sapesse questa nella foto qui sopra, è la vera
corona Reale Italiana, quella che compare invece nella copertina del
Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, (plagio) cioè del
Collegio Araldico Romano, non è quella ufficiale Italiana,
dato che infatti come si può notare, non ha i nodi Sabaudi
sul bordo inferiore, e non ha le perle all'apice della stessa,
(trattasi forse di quella Belga.)

Nella foto la corona Reale Svedese.
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Nella foto, la corona Reale Belga.
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Nella foto, la corona Reale Danese
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Nella foto la Rorona Reale Britannica
![]()
Nella foto la corona Reale Olandese
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Nella foto la corona Reale Norvegese
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Nella foto la corona Reale Spagnola
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Nella foto la corona Reale Francese

Corona Reale Russa
Saluti Ubaldo Ubaldi.
15.04.2010 ore 10:14
Rispondo a Ubaldo Ubaldi.
Incerdibile, non ci avevo mai fatto caso, è vero
che la corona che compare sulla copertina del Libro d'Oro della
Nobiltà Italiana del Collegio Araldico di Roma, non è
quella Reale Italiana, somiglia infatti più a quella Reale
Belga. Ma come mai? Possibile che quelli del Collegio Araldico non
sappiano quale era la corona Reale Italiana.
Grazie Arnolfini.
17.04.2010 ore 13:57
Rispondo ad Arnolfini.
In realtà la cosa veramente strana, non è il fatto che
abbiano messo in copertina una corona che non è quella dei
Savoia, sovrani d'Italia(…...che...poi...a
dire il vero, a me
sembra più la corona Reale Olandese),
ma è comunque il fatto che questa pubblicazione non
fu mai registrata presso il tribunale di Roma.
Infatti per legge tutti i periodici andrebbero registrati presso il
tribunale di competenza, della città in cui l'opera va in
stampa, o viene amministrata. Quale affidabilità può
avere una pubblicazione che per lo stato Italiano non esiste? Per ciò
che riguarda invece il criterio
di censimento
del Libro d'Oro (plagio) che si stampa a Roma, è esso
altamente incompleto, confuso, e contaddittorio!
Un esempio?
Il Libro d'oro del Collegio Araldico è suddiviso in due parti:
nella seconda parte sono contenute famiglie che dovrebbero in realtà
trovare collocazione nella prima parte del volume, secondo i criteri
d'inserimento enunciati dallo stesso volume, e sulle cedole di
prenotazione dell'opera. Questo avviene incredibilmente anche al
contrario, ossia famiglie che dovrebbero trovare pubblicazione nella
seconda parte si trovano pubblicate nella prima. Qualche esempio
chiarificatore: circa la distribuzione e classificazione delle
famiglie nelle due parti del libro d’oro: La famiglia Guidetti
ad es. Che nel Libro
d'Oro (plagio) 2005-2009, vol. I, PRIMA PARTE, pag. 753-754, è
pubblicata nel medesimo senza
alcun contrassegno, e
quindi dovrebbe essere apparentemente iscritta
negli Elenchi Ufficiali dello Stato (1992 o 1933), ma se andiamo a
verificare, scopriremo che la famiglia
in realtà non è affatto presente in quei repertori
ufficiali dello stato. Basta guardare a pagina 467
dell'Elenco Ufficiale del 1922
ove fra le famiglie Guidelli,
Ghisoni, e Guidi,
non si trova affatto la famiglia elencata Guidetti,
famiglia che non si trova neanche nell'Elenco
Ufficale del 1933,
e nemmeno nel supplemento del 1936,
e neppure nel vero
Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, che è come già
detto nel forum, quello della Consulta Araldico del Regno d'Italia.
Lo stesso dicasi della famiglia Pezzana
(Libro d'Oro “plagio” 2005-2009, vol. I, PARTE I, pag.
312) per la quale basta guardare a pagina
721 dell'Elenco Ufficiale del 1922 ove
fra le nobili famiglie Pezzali
e Pezzani
non si scorge la famiglia Pezzana,
(che è poi, guardacaso, la famiglia del vicepresidente del
Collegio Araldico!), famiglia
che curiosamente non si trova neanche nell'Elenco Ufficale del 1933,
supplemento del 1936, e neppure nel vero Libro d'Oro della Nobiltà.
Altre famiglie che invece dovrebbero essere
pubblicate nella prima parte del libro d’oro (plagio), perchè
iscritte negli Elenchi Ufficiali del Regno d’Italia,
ossia ad esempio le famiglie Lolli (o Lolli Ghetti) (nobili
di Ferentino e nobili di Viterbo, Libro d'Oro (plagio) 2005-2009,
parte II, vol. II, 2005-2009, pagg. 854-855) , Psalidi (o
Psallidi, Libro d'Oro (plagio) 2005-2009, vol. II, parte II,
2005-2009, pag. 875) ecc., sono erroneamente, e
incredibilmente pubblicate nella seconda parte del libro d’oro
(plagio). Anche con i TITOLATI SAMMARINENSI le cose non
vanno meglio: ad es. i Braschi, patrizi di San Marino, che
dovrebbero essere pubblicati secondo i criteri di classificazione del
libro d’oro (plagio) nella prima parte, e
contrassegnati quindi dal piccolo cerchio °, finiscono invece
come per magia....nella parte seconda, senza alcun contrassegno (vol.
II, pag. 837-838), ecc. Sfogliando la prima parte del Libro d'Oro
(plagio), mi è poi caduto l'occhio sulla famiglia Marazzani
Visconti Terzi, antica famiglia nobile, iscritta negli Elenchi
Ufficiali dello Stato Italiano: negli Elenchi Ufficiali Regionali
di Parma e Piacenza (Provvisori e Definitivi), nell'Elenco
Ufficiale Nobiliare Italiano (1922), nell'Elenco Ufficiale della
Nobiltà Italiana (1933), che erano stati pubblicati negli
anni '80, almeno citati con rimando sino l'edizione 1995-1999, pag.
43 del Libro d'Oro plagio), ma che improvvisamente spariscono nelle
edizioni successive del medesimo, neppure citati "in piccolo".
Per chi vuole divertirsi a cercare le famiglie cancellate
confrontando le varie edizioni del libro d'oro basta applicarsi! Se
una famiglia non prenota, pagando una copia dell'opera sul Libro
d'Oro non viene inserita e/o ripubblicata con tutta la scheda
anagrafica/storica. E' proprio chiaro, lo si capisce anche sfogliando
le pagine del Libro d'Oro (plagio) ove oramai le famiglie rimandate
"in piccolo" superano quelle pubblicate, (basta contarle).
Il Libro d'Oro (tarocco) inoltre, omette persino casati e che invece
dovrebbero essere almeno citate perchè comprese negli Elenchi
Ufficiali Nobiliari dello Stato Italiano, così come
riportano i criteri d'inserimento nel Libro d'Oro richiamati sulle
cedole ed al principio di ogni edizione dell'opera. Per restare alla
cedola di prenotazione basta leggere le righe 5-6 e 13-14. V’è
da aggiungere che tanto i testi dei cenni storici, quanto la
composizione del nucleo familiare (dati anagrafici) sono corretti,
raccolti ed inviati dalle stesse famiglie alla redazione del Libro
d’Oro, mentre il Comitato Scientifico del Libro d’Oro si
limita al controllo accurato dei titoli nobiliari (così
com’è scritto nella prefazione di ogni edizione). Le
famiglie che dovrebbero figurare automaticamente pubblicate nel Libro
d'Oro perchè elencate negli elenchi ufficiali nobiliari dello
Stato Italiano, se non pagano almeno una copia del Libro d'Oro non
verranno neppure citate nel Libro d'Oro, nonostante invece quanto si
afferma sulla cedola di prenotazione del Libro d'Oro (plagio) ove si
legge chiaramente che queste sono le famiglie “innanzitutto
inserite” (righe 5-6 e 13-14 della cedola di prenotazioni). E'
infatti vero che per ogni inserimento in ogni edizione del Libro
d’Oro è richiesta la prenotazione e il pagamento di una
copia, è ovvio che se almeno un componente di una famiglia non
ottempera a ciò la famiglia verrà o rimandata in
piccolo (migliaia di casi, basta sfogliare il libro d’oro)
oppure proprio cancellata. Infatti le famiglie cancellate da una
edizione con l'altra del Libro d'Oro sono moltissime, basta
controllare anche soltanto le edizioni dagli anni '80 ad oggi e
rilevando solo alcuni cognomi di alcune famiglie prese a caso: anche
conducendo questa ricerca solo sulla seconda parte del Libro d'Oro
(plagio) chè è composta in media di 50-100 pagine circa
ad edizione, balza evidente che il Libro d'Oro è pieno di
famiglie cancellate nelle edizioni successive e neppure citate in
piccolo. V'è da dire che alcune di queste famiglie vennero
pubblicate in una sola edizione del libro d'oro....
Eccole qua (ma
sono solo alcune !!!): Allegreni, pubblicati nel Libro d’Oro
sino al 1986-1989, vol. II, pag. 1771, spariti nelle edizioni
successive, Amato, pubblicati nel Libro d’Oro sino al
1990-1994, vol. II, pag. 853-854, spariti
nelle edizioni successive, Balla,
pubblicati nel Libro d’Oro sino al 1990-1994, vol. II, pag.
855-856, spariti
nelle edizioni successive,Bascapè
(de Basilica Petri), pubblicati nel Libro d’Oro sino al
1990-1994, vol. II, pag. 856-857, spariti nelle edizioni
successive
Bisazza, pubblicati nel Libro d’Oro sino
al 1990-1994, vol. II, pag. 858, spariti nelle edizioni successive
Buffatti, pubblicati nel Libro d’Oro sino al 1986-1989,
vol. II, pag. 1776, spariti nelle edizioni successive Camelis
(de), pubblicati nel Libro d’Oro sino al 2000-2004, vol.
II, pag. 916-917, spariti nelle edizioni successive, Carimati,
pubblicati nel Libro d’Oro sino al 1986-1989, vol. II, pag.
1777, spariti nelle edizioni successive, Casamorata,
pubblicati nel Libro d’Oro sino al 1986-1989, vol. II, pag.
1778-1779, spariti nelle edizioni successive, Catalino, pubblicati
nel Libro d’Oro sino al 1990-1994, vol. II, pag. 862-863,
spariti nelle edizioni successive, Celoro Parascandolo seu
de Celona, pubblicati nel Libro d’Oro sino al 1995-1999,
vol. II, pag. 927, spariti nelle edizioni successive Ceroni
Compadretti, pubblicati nel Libro d’Oro sino al 1986-1989,
vol. II, pag. 1783, spariti nelle edizioni successive, Cesari,
pubblicati nel Libro d’Oro sino al 1986-1989, vol. II, pag.
1783-1784, spariti nelle edizioni successive, Chiarella,
pubblicati nel Libro d’Oro sino al 2000-2004, vol. II, pag.
921, spariti nelle edizioni successive, Chiesa, pubblicati nel
Libro d’Oro sino al 1986-1989, vol. II, pag. 1784-1785, spariti
nelle edizioni successive, Cocci (de’), pubblicati nel
Libro d’Oro sino al 2000-2004, vol. II, pag. 921-922, spariti
nelle edizioni successive, Commoda (del), pubblicati nel Libro
d’Oro sino al 1990-1994, vol. II, pag. 864-865, spariti nelle
edizioni successive Corrado di Montelongo, pubblicati nel
Libro d’Oro sino al 1986-1989, vol. II, pag. 1787-1788, spariti
nelle edizioni successive, Falco, pubblicati nel Libro d’Oro
sino al 1995-1999, vol. II, pag. 932-933, spariti nelle edizioni
successive, Favara, pubblicati nel Libro d’Oro sino al
1986-1989, vol. II, pag. 1791-1792, spariti nelle edizioni
successive,
Furiani-Castelli, pubblicati nel Libro d’Oro
sino al 1986-1989, vol. II, pag. 1793-1794, spariti nelle edizioni
successive, Gajo, pubblicati nel Libro d’Oro sino al
2000-2004, vol. II, pag. 924-925, spariti nelle edizioni successive,
Ginex, pubblicati nel Libro d’Oro sino al 1990-1994,
vol. II, pag. 869, spariti nelle edizioni successive, Griso,
pubblicati nel Libro d’Oro sino al 1986-1989, vol. II, pag.
1800, spariti nelle edizioni successive, e così tantissime
altre. Da questi elementi si evince che quest'opera, già
chiaccherata per avere la stessa identica dicitura del registro
ufficiale dello stato, e non registrata presso il tribunale come
legge imporrebbe, applica inoltre un censimento totalmente strambo,
omettendo casati censiti dal Regno d'Italia, togliendo o aggiungendo,
e spostando casati dalla prima parte alla seconda, e viceversa.
Qualcuno del forum mi sa spiegare....perchè?
Grazie Umberto Poggi.
18.04.2010 ore 11:36
Rispondo a Umberto Poggi.
E' vero ciò che dice, ...incredibile!!!
Forse la spiegazione per cui non hanno registrato il
Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, è semplicemente
perchè non hanno potuto. Infatti nel 1910
(anno in cui uscì la prima edizione dell'opera), lo stato
Italiano aveva già registrato dal 1896, il
Libro d'Oro della Consulta Araldica del Regno, che fu attivo in
pratica sino al 1962. Se quelli del Collegio Araldico vollessero
registrare oggi la loro opera, nemmeno potrebbero, perchè
comunque pur essendo paradossalmente l'Italia una Repubblica, il
Libro d'oro vero, cioè quello della Consulta Araldica del
Regno d'Italia, gode comunque di tutela giuridica dall'attuale
ordinemanto Italiano, dato che è considerato patrimonio
storico. Bisogna ricordare che se anche l'Italia è una
Repubblica, ironia della sorte la famosa quattordiciesima
disposizione transitoria della Costituzione del 1946, sul non
riconoscimento dei titoli nobiliari, in realtà non venne mai
applicata. Quindi in pratica i titoli nobiliari sono “riconosciuti
e tutelati dall'ordinamento Italiano, come patrimonio storico
nazionale.” Per accertare quanto asserisco, basta
semplicemente chiederlo a qualsiasi avvocato, o esperto
costituzionalista. Riguardo al criterio di censimento dei casati
italiani, che ...dire....si commenta da Se! La corona che compare
sulla copertina del Libro d'oro “tarocco”, a me a dire il
vero, sembra poi quella Reale Francese.
Giassi S.
19.04.2009 ore 15:36
Rispondo a Gianni S.
Tutto ciò che
dice Umberto Poggi è vero, ma....vogliamo parlare delle
famiglie omonime di quelleiscritte negli Elenchi Ufficiali
Nobiliari del Regno d’Italia
e pubblicate nel libro d’oro (plagio), senza alcuna avvertenza?
Cosa dire ad esempio della cosiddetta “linea secondogenita dei
Denti Amari di Piraino, principi,
del tutto sconosciuta negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del Regno ma
puntualmente pubblicata, così d’amblé, nel libro
d’oro (tarocco)? E dei Rosboch sempre
pubblicati nel libro d’oro (plagio) che non discendono dal
riconosciuto con Decreto Ministeriale dal Regno d’Italia e
perciò assenti da tutti gli Elenchi Ufficiali Nobiliari del
Regno d’Italia? E i Carissimo (Carissimi)? E
i Cadelo? E i Cafaro
che usurpano addirittura il predicato di Melissano
che spetta ad un ramo dei Caracciolo? E i Cipriani ?
E i Benadduci, E i
Besozzi Gavotti? E i
Giuranna? E i
Mannucci? E perché
il libro d’oro (taroccato) pubblica i Pesce Maineri
come se si trattasse dei discendenti di Ambrogio Pesce
Maineri, riconosciuto nobile
con Decreto Reale, quando si tratta invece di collaterali lontani? La
stessa cosa dicasi per i Cuttica
di Revigliasco o i
componenti del secondo ramo dei Fatta
della Fratta: i
pubblicati nel libro d’oro (plagio) non hanno diritto ai titoli
nobiliari riconosciuti o concessi a coloro i quali vennero realmente
iscritti negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del Regno d’Italia!
E che dire quando libro d’oro (tarocco) confonde gli iscritti
negli Elenchi Ufficiali Nobiliari del Regno d’Italia con
lontanissimi parenti sostituendo i secondi ai primi come nel caso dei
Crescentinio, o degli
Origonio dei Meloni
“ramo ” o i
marchesi Vecchiarelli, che
si vedono aggregare alla loro famiglia un “altro ramo” di
gente nata e morta a Strangolagalli,
estranea alla loro antica casata, similmente a quanto avviene ai
Pancrazi ove
nell’edizione del libro d’oro (tarocco) del 1965 si vede
comparire un misterioso “altro ramo”?
A dimostrazione che i pasticci non sono solo nelle edizioni moderne.
E di quelle neppure omonime di altre iscritte negli Elenchi Ufficiali
Nobiliari del Regno d’Italia, ma pubblicate lo stesso dal libro
d’oro (plagio) tipo i conti Brachetti Peretti
senza avvertenza alcuna, o dei Brach del Prever,
o dei Delfino o i
Coppola Picazio o gli
Orsini Baroni? Ma non
bisogna disperare:
nobilitazioni sconosciute agli elenchi del Corpo della Nobiltà
Italiana e relative a titoli apparentemente concessi da S.M. Umberto
II pure fioriscono: che dire dei Delfino (conte)
o dei Monzino (conte)
o degli Sciolette (marchesi)?
Come mai questi provvedimenti di nobilitazione si trovano solo nel
libro d’oro (taroccato) ma non negli Elenchi del
Corpo della Nobiltà Italiana che
riportano le concessioni nobiliari effettuate da Re Umberto II
dall’esilio? Mistero!
E perchè invece fra i titolati
da Re Umberto II dall’esilio non sono mai stati citati nel
libro d’oro (plagio) alcune famiglie che invece sono
correttamente indicate nei bollettini ufficiali del Corpo della
Nobiltà Italiana e nell’Annuario della Nobiltà
Italiana, fra coloro che ricevettero veri titoli nobiliari da Umberto
II dall’esilio?
Basti citare, solo per
restare alla lettera B, i conti Bozzoni, i conti Braga Rosa
e i Bruno, creati nobili il 3 maggio 1967. E
che dire delle famiglie invece regolarmente iscritte negli Elenchi
Ufficiali Nobiliari del Regno d’Italia e NEPPURE CITATE IN
PICCOLO dal libro d’oro (plagio) benché si tratti di
famiglie viventi?
Ad esempio perché
non sono neanche citati i Montagnini
conti di Mirabello,
antica famiglia piemontese decorata del titolo di Conte? O i Giorgi
di Volterra, antica famiglia
patrizia di Volterra o i Parravicini marchesi
di Persia, o gli Albertelli,
nobili di Parma o gli Asquer,
antichissima famiglia sarda, visconti e cavalieri? E delle famiglie
forse soltanto citate nel libro d’oro (tarocco) ma mai
pubblicate benché fiorentissime come i Bonajuto, i
Berni Canani o i Borsellino benché comprese negli Elenchi
Ufficiali Nobiliari del Regno d’Italia ? E
..come non parlare delle “carrozze” attaccate ad altre
famiglie contenenti discendenze in via femminile a cominciare proprio
dai Bertini Frassoni ove,
guarda un po’, si ritrova la famiglia dell’editore del
libro d'oro (tarocco), ossia i Colonnello
per non parlare dei Pezzana
ove il nipotino del vicepresidente del Collegio Araldico si trova
ripetuto alla voce Pezzana (titolati umbertini ma
figuranti nel libro d’oro (plagio) come famiglia apparentemente
iscritta negli Elenchi Ufficiali Nobiliari) e alla voce Corsani
(famiglia della moglie del figlio del presidente Pezzana del Collegio
Araldico). Un nipotino
miracooloso, unico caso al mondo che possiede il dono dell’obiquità
in un repertorio nobiliare! Ma leggendo qua e là se ne trovano
di cose strambe sul Libro d'oro plagio, come ad esempio certi
Gasbarri che
figurano, non si sa a che titolo, all’intero della scheda della
famiglia dell’Isola, (forse quest'ultimi essendo
anime pie gli avranno dato ospitalità.) Stendiamo
un pietoso velo sugli asterischi che nel libro d’oro (plagio)
dovrebbero segnalare quelle famiglie iscritte nel VERO Libro d’Oro
della Nobiltà Italiana e che invece vengono attribuiti quasi a
casaccio: vedi gli asterischi fuori luogo attribuiti ai Michelini
di San Martino (casualmente membro del consiglio di presidenza del
Collegio Araldico), ai
Valentini conti di Laviano ecc.
ecc.
Tuttavia il velo pietoso non è abbastanza lungo per
coprire il fatto che nella scheda dei Sersale,
primo ramo principesco di Castelfanco,
si vedono attribuiti a Luigi (nato nel 1914) i falsi ordini
cavallereschi di “commendatore dell’Ordine
Internazionale dei Cavalieri della Stella e della Pace”, di
“commendatore dell’Ordine Crociato Spedalieri del Tempio”
(vedi pag. 578, righe 34-35) oppure nei Moscati ove Amedeo è
indicato come “cavaliere dell’Ordine Bizantino del Santo
Sepolcro” da non confondersi con il legittimo Ordine Equestre
del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ordine perfettamente legittimo e
di sub-collazione pontificia.
Per pudore mi asterrò
dal citare in quante e quali famiglie figuri la sigla di cavaliere
dell'ordine del O.A.C.O. Chi vuole divertirsi cerchi fra le pagine
del libro d’oro (falso). Per me questo è troppo !!! Ma
per chi volesse
E...questa dovrebbe essere un opera affidabile che
censisce la nobiltà Italiana?????
Censire la nobiltà Italiana, e i suoi molteplici
aspetti è una cosa seria, e da quello che potete vedere con
queste prove documentate, è un compito evidentemente troppo
gravoso per questa piccola, caotica, pasticciata, e illogica
pubblicazione.
Sfido chiunque in questo forum, a dimostrare che quello
che ho detto non corrisponde a verità!
Saluti Dott. Mario Braschi.
20.04.2010 ore 16:03
Rispondo ad dott. Mario Braschi.
Vogliamo parlare anche dell'effettiva preparazione
araldica della maggior parte dei membri che compongono il Collegio
Araldico Romano, dato che sono i seguenti:
Presidente
Principe Don Ludovico ROSPIGLIOSI.
Vice Presidenti
Conte Don Vincenzo CAPASSO delle PASTENE TORRE
Conte delle PASTENE e di CAPRARA.
Marchese Aldo PEZZANA CAPRANICA del GRILLO.
Consiglio di Presidenza
Nobile Fabrizio ANTONIELLI dei Conti di OULX e dei
Baroni di COSTIGLIOLE.
Conte Don Alessandro d’AQUINO dei
Principi di CARAMANICO.
Principe Don Alessandrojacopo BONCOMPAGNI
LUDOVISI ALTEMPS.
Nobile Salvatore BORDONALI Signore di
PIRATO.
Nobile Don Scipione dei Principi BORGHESE dei Principi di
Sulmona
Sua Em.za Rev.ma il Sig. Cardinale Andrea CORDERO LANZA
dei Marchesi di MONTEZEMOLO.
Nobile Pietro della CROCE dei Conti
di DOJOLA.
Marchese Don Roberto DENTICE dei Duchi di ACCADIA.
Sua
Ecc.za Rev.ma Monsignor Luigi del GALLO dei Marchesi di ROCCAGIOVINE,
Vescovo tit. di Campli.
Conte Franz von LOBSTEIN.
Professore
Giorgio MARINO.
Conte Don Carlo MARULLO di CONDOJANNI Principe di
CASALNUOVO.
Nobile Gian Ludovico dei Conti MASETTI ZANNINI.
Nobile
Luigi MICHELINI dei Conti di San Martino e Rivalta
Nobile Donna
Gloria SALAZAR.
Cavaliere Narciso SALVO Marchese di
PIETRAGANZILI.
Nobile Don Ferdinando SANFELICE dei Marchesi di MONTEFORTE.
Nobile Francesco SANSEVERINO dei Baroni di MARCELLINARA.
Conte Vittorio VITALINI SACCONI.
Segretario Generale
Conte Roberto COLONNELLO BERTINI FRASSONI.
Vice Segretario Generale
Nobile Antonella dei Conti COLONNELLO BERTINI FRASSONI.
Tra questi nomi, solo pochi sono studiosi di diritto
nobiliare, tutti gli altri non sono affatto persone preparate in
campo araldico, genealogico -nobiliare.
Lo dimostra il fatto che la maggior parte di loro non ha
mai scritto e pubblicato alcun libro in materia! Per giudicare
l'operato di un architetto, si guarda infatti alle sue costruzioni,
così come per giudicare l'operato di un pittore si guarda alla
sua pittura, allo stesso modo per giudicare l'operato di uno
storico-araldista, si guarda ai suoi scritti, cioè alle sue
pubblicazioni. Nel caso del Collegio Araldico romano, la maggioranza
dei membri che lo costituiscono, sono totalmente sconosciuti agli
storici, studiosi, e ricercatori del campo, dal punto di vista
bibliografoco.
Infatti
essere un membro della nobiltà, non significa affatto
conoscere la nobiltà, se non si è studiosi della
materia, e se non si ha mai scritto nulla in proposito! Non
a caso ad esempio proprio i Consultori Araldici che lavoravano per la
Consulta Araldica del Regno d'Italia, erano persone di nomina Regia,
scelte tra coloro che avevano ricoperto cariche come membri di
diritto, tra le 14 commissioni centrali, e quella araldica centrale.
Tra questi venivano scelti perchè erano professori
universitari di storia antica, o direttori dell'archivio centrale di
ciascun capolugo di provincia, o ancora famosi studiosi-genealogisti.
Solo pochi nobili ricoprivano incarichi legati all'operato della
Consulta Araldica del Regno d'Italia, (organo
statale sotto legida del Consiglio dei ministri),
creato per accertare i diritti relativi all'uso, o abuso dei titoli
nobiliari.
Appartenere
quindi ad una famiglia nobile è certo una bella cosa, ma non è
affatto sinonimo di preparazione in campo storico, araldico, e
genealogico, così come non lo è essere tra i membri del
“Collegio Araldico Romano”!
Ad
esempio tra gli
studiosi e membri del Consiglio dei titolos dei grandez de Espana,
ente dello stato Spagnolo per l'accertamento dei titoli nobiliari
Spagnoli, o anche tra i membri studiosi dell'Instituto araldico de
Salazar y Castro, che col patrocinio della corona spagnola
pubblica il noto Elenco de Grandezas y Titulos
Nobiliarios Españoles, non si trovano affatto
iscritti i nobili tra i relatori dell' opera, ma vi sono invece solo
iscritti puri studiosi e tecnici di diritto nobiliare, (e parliamo
di uno stato attualmente monarchico.) Stessa cosa vale per il
Burke's Peerage and Gentry, repertorio che col patrocinio della
corona Inglese tiene aggiornato periodicamente lo stato di famiglia
dei nobili del Regno Unito, i cui relatori non sono mica
necessariamente tutti nobili, essendo invece la maggior parte
semplici studiosi di storia e diritto nobiliare (e..anche in questo
caso il Regno Unito è una monarchia.)

Il Burke's Peerage and Gentry (repertorio nobiliare periodico del U.K.)
Quindi in conclusione, perchè il
Collegio Araldico Romano annovera tra i propri membri in grande
maggioranza nobili totalmente alieni alla materia, e solo in netta
minoranza studiosi di diritto nobiliare?
In fin dei conti il Collegio Araldico
Romano, non è mica di un circolo nobiliare?
Che differenza vi sarebbe allora coi
circoli nobiliari veri?
Il Collegio Araldico, non era nato principalmente come istituto culturale per gli approfondimenti della
storia di famiglia? Per rendersi quindi conto dell' effettiva
impreparazione araldico- nobilaiare della maggior parte
dei membri che lo compongono, basterebbe semplicemente far loro poche
domande relative ad esempio ai regolamenti tecnici e agli articoli
che disciplinarono gli usi degli Elmi, dei Titoli, e dei Blasoni
emanati dalla Consulta Araldica del Regno d'Italia, o qualche domanda
tecnica sulla descrizione di un blasone in corretti termini araldici,
senza averlo mai visto prima. Essere principe ad esempio, non
significa mica essere preparati in diritto nobiliare, tant'è
che molti principi sono degli ignorantoni, non sanno infatti neppure
qual'è la scala gerarchica nobiliare. Per comparire tra i
membri di un Collegio Araldico serio, a rigor di logica dovrebbero
contare dippiù le ore passate sui libri per lo studio e quindi
la pubblicazione di testi, articoli, e volumi sulle dette materie,
che la nascita in una famiglia nobile, senza però aver mai
studiato e approfondito scritti in questo campo!
In breve, la nobiltà di sangue
non può sostituirsi alle ore passate sui libri per apprendere
questa scienza. Se anche tra i membri del Collegio Araldico Romano vi
fosse il ben più importante e titolato principe delle
Asturie, Felipe di Spagna (erede al trono di una nazione monarchico
-parlamentare), se non è comunque uno studioso che ha dato
alle stampe pubblicazioni e scritti sulle dette materie, il suo alto
titolo nobiliare certo non lo renderebbe comunque autorevole in campo
storico, araldico, e genealogico-nobiliare. Anche in questo campo
come in ogni altro, vince chi è più preparato, non chi
ha il titolo nobiliare più alto!
E....... la preparazione di un individuo in queste
materie, si vede da quali e quanti libri ha pubblicato!
Felipe di Borbone
Principe delle Asturie, principe di Girona, principe di Viana, duca
di Montblanc, conte di Cervera, signore di Balaguer E' forse questa la lacuna del Collegio Araldico Romano?
Il Collegio Araldico Romano, che pubblica una piccola opera periodica, non
registrata in tribunale, quale appunto è il Libro d'oro, che
usurpa inoltre il nome al più importante Registro Nobiliare
Ufficiale dello stato (quale appunto essere il LIBRO D'ORO DELLA
CONSULTA ARALDICA DEL REGNO D'ITALIA, deve il suo censimento
nobiliare totalmente incompleto, illogico e pasticciato, al fatto di
avere al suo interno membri in maggioranza totalmente impreparati
allo studio delle dette materie? Se
tra i membri del Collegio Araldico Romano vi fossero più
storici e araldisti veri,
rispetto a quelli presenti nell'attuale lista dei membri, il Libro
d'Oro (plagio) avrebbe meno errori di quelli riscontrati?
Come mai sul periodico "Deutsches Adelsblatt" della nobiltà
tedesca del 15 aprile 2010 n°4 è apparso un interessante
studio, a cura del Barone Georg v. Froelichsthal intitolato "Neue
genealogische Adelshandbuecher der letzten 20 Jahre in Mittel-,
Suedost- und Suedeuropa"ove ad esempio l'Annuario della Nobiltà
Italiana è definito, senza mezzi termini, una pubblicazione
molto più seria del libro d'oro. Il Barone scrive altresì
che negli ultimi 15-20 anni la qualità del libro d'oro è
diminuita. Non solo ma dato il prestigio che circonda l'Annuario il
Barone v. Froelichsthal, uno dei massimi esperti della nobiltà
europea e presidente dell'Associazione Nobiliare Austriaca, cavaliere
di grazia e devozione dell'Ordine di Malta e cav. di jure sanguinis
dell'Ordine Costantiniano, dà addirittura anche notizia della
prossima edizione
dell'Annuario della Nobiltà Italiana.
Come mai inoltre sul sito www.chivalricorders.org/index3.htm
riguardo al Libro d' oro della nobiltà Italiana, del Collegio
Araldico Romano, è apparso un articolo dal titolo:
THE END OF THE LIBRO D’ORO della NOBILTA ITALIANA?
Ne riporto qui sotto il testo in Inglese: a recent court case brought by
the Editor of the Libro d'Oro della Nobilta Italiana against the
newly republished Annuario della Nobilta Italiana (of which the first
edition of the new series was produced in 2000, and a second edition
is under way), has ended in disaster for the plaintiff. Not only was
their case rejected, but evidence has been produced which
demonstrated that the name Libro d? Oro in fact belonged to the
Italian State, as this was the title of original register of the
nobility of the old Kingdom and which is maintained in the official
state archives. In the 1930s the Italian government ordered that the
editor stop using the name, but at the time it was allegedly claimed
that the name had separately and earlier been approved by a Cardinal,
in the name of the Holy See. It now appears that this was not in fact
the case, and it is alleged
that the Cardinal never existed
and the claim to this recognition was forged. The editors were told
to cease distributing the book and, to make it worse, the Holy See
has now also stepped in and allegedly demanded Euros
1 million in compensation.
A question remain whether the publication actually belongs to the
editors, or to the common society of the Collegio Araldico which is
the official publisher. The final outcome is not yet known but it
would seem that this leaves the field free for the Annuario della
Nobilta Italiana.
DI Guy Stair Sainty
Saluti Marco Filomanno.
21.04.2010 ore 18:11
Rispondo a Marco Filomanno. Interessante quesito, forse riempendo la lista con bei nomi dell'aristocrazia
Italiana, i Colonnello Bertini Frassoni (editori del Libro d'oro
plagio) credono di rendere più credibile l'autorevolezza del
loro istituto privato? Ma per rendere credibile e quindi vendibile un
repertorio nobiliare come il loro, non è meglio ingaggiare
anche tra gli stessi esponenti dell'aristocrazia, solo professori di
storia, o noti scrittori di araldica e genealogia, possibilmente
laureati in lettere antiche, o lettere con idirizzo storico, come
giustamente accadeva per il vero
Libro d'Oro della Consulta Araldica del Regno d'Italia,
che era infatti redatto come abbiamo visto, unicamente da
professionisti della materia prestati alla Consulta?
Cordialmente dott. Franco de Cuminis
24.04.2010 ore 00:1
Rispondo al dott. Franco de Cuminis.
Secondo me la maggior parte dei nobili che compaiono
nella lista dei membri del Collegio Araldico Romano fanno solo bella
presenza, ma in pratica non sanno nemmeno di cosa parliamo. Ne il
Collegio Araldico Romano conosce i veri titoli nobiliari dei suoi
membri, lo dimostra il fatto che ad esempio il Prof. Aldo Pezzana
Capranica del Grillo è riportato col titolo errato di
marchese, invece di barone.
Saluti Mario Seretti.
25.04.2010 ore 20:13
Scusate.....ma...riguardo ai membri del Collegio
Araldico Romano, la posso fare una domanda sul barone Pezzana
(vicepresidente del Collegio Araldico Romano?)
Non ho infatti capito perchè il prof. Aldo
Pezzana Capranica del Grillo, che nasce col cognome Pezzana,
si è aggiunto il cognome della moglie (Capranica del
Grillo.) Non ho capito inoltre come ha fatto, dato che per la
legge Italiana è impossibile, visto che si tratta della
moglie, e non della madre!
Cordialità Ilario Rossi.
28.04.2010 ore 15:22
Rispondo a Marco Russo.
Mi chiedo cosa porti una persona ad aggiungersi il cognome della moglie?
Io non ho mai visto una cosa del genere!
Praticamente è come se fosse lui la donna, e la
moglie..............il marito?
Perchè in base allo stsso principio non si
aggiunge anche il cognome della suocera?
Grazie Lucio Simeoni.
1.05.2010 ore 00:34
Salve, veramente tutti sanno che il Prof. Aldo Pezzana
Capranica del Grillo, non ha il titolo di marchese, come testimonia
il provvedimento di Grazia del 1969 di S.A.R. Umberto II, dove
infatti egli compare col solo titolo di barone, come si vede nella
lista qui sotto. Il titolo di marchese è quello della moglie,
cioè i Capranica del Grillo, che c'entra quindi il Pezzana?
Grazie Umberto Poggi.
PROVVEDIMENTI DI GRAZIA DI S.A.R. UMBERTO II
1969
9 gennaio - BOLASCO Giuseppe, Vincenzo, Ernesto Mario,
Giulia e Raimonda, concessione Nobile (mf)
9 gennaio - CHIARAMONTI dei Conti Simonetta, coniugata d'OTTAVIANO, concessione Contessa, e Conte ai discendenti(mpr)
6 febbraio - COLLI Clara, vedova Giovanni RANDACCIO,
concessione Contessa del Timavo e Conte del Timavo (mpr) ai
discendenti
16 febbraio - BETTINI PROSPERI Ermanno Nobile di Recanati,
concessione Nobile (mf) con trasmissib. alle figlie
Margherita ed Eleonora e alla loro discendenza maschile
3 marzo - TORELLI MASSINI Nobile Lelio, concessione
Marchese (mpr) con trasmissib. alla figlia Maria Elena,
coniugata con Camillo FRE'
3 aprile - ZANON di VALGIURATA Nobile dei Conti
Massimiliano, concessione Barone di Chezalet (mpr)
16 maggio - VIOLA Onorevole Ettore, concessione Conte di
Cà Tasson (mpr), con trasmissib. al di lui fratello
Dino Viola (mpr)
16 maggio - ANDO' Carlo, concessione Barone (mpr)
24 maggio - GRISOGONO Nobile Ottone e Nobile Paolo,
convalida Conte (m)
24 maggio - de FORCADE de BIAIX Maria Concetta, nata de
MATTEIS, concessione Conte (mpr), trasmissib. al figlio
Gastone e Nobile dei Conti alla figlia Lucia
24 maggio - PEZZANA
Alfredo, concessione Barone (mpr)
2.05.2010 ore 18:21
Effettivamente rimane un mistero l'aggiunta del cognome
Capranica del Grillo al cognome Pezzana. Il Pezzana coi Capranica del
Grillo non ha un vincolo sanguigno, ma solo di coniugio!
La legge Italiana non riconosce un aggiunta del genere
perpetrata da un altro ordinamento quale quello Inglese. Ne...i
Capranica del Grillo hanno una Regia concessione per trasmettere il
cognome e il titolo in linea femminile.
Per il Regno d'Italia, il prof. Aldo Pezzana, sarebbe
solo barone, dato che i marchesi sono in realtà i Capranica
del Grillo, e la moglie non può trasmettere alcun titolo e
cognome al marito!
Se la moglie si fosse chiamata esposito, secondo voi il
Pezzana ne avrebbe ugualmente aggiunto il cognome?
Mah???
Giulio Bianchini.
3.05.2010 ore 21:01
Salve, a proposito al barone Aldo Pezzana Capranica del
Grillo, non è il Gran Cancelliere del S.M.O. Costantiniano di
San Giorgio (ramo napoletano) ?
Grazie Lucio Alfieri.
5.05.2010 ore 22:21
Rispondo a Lucio Alfieri.
Il barone Aldo Pezzana Capranica del Grillo, è in
effetti il Gran Cancelliere del Costantiniano napoletano, il fatto è
che forse non lo hanno informato sul fatto che ha...sbagliato
schieramento?
Infatti il S.M.O. Costantiniano di San Giorgio ufficiale, come sanno tutti
gli storici più preparati, è quello del solo ramo
Spagnolo, di cui il Gran Maestro è I'infante di Spagna, dato
che è in pratica anche stato riconosciuto con atto Regio da
S.A.R. Juan Carlos Re di Spagna. Contrariamente
a quello napoletano, il Gran Maestro del Costantiniano Spagnolo è
inoltre membro di una dinastia Reale oggi regnante su uno stato (la Spagna
appunto.) Infatti
il Gran Maestro del Costantiniano di San Giorgio-Spagna, che è
Sua Altezza Reale Don Carlos Maria Alfonso Marcel de Borbón-Dos
Sicilias y de Borbón-Parma, Principe delle due Sicilie, è
stato anche nominato Infante di Spagna, per
concessione del Re Juan Carlos con Regio Decreto 2412 datato 16
dicembre 1994, il
cui testo recita: Las
circunstancias excepcionales que concurren en Su Alteza Real don
Carlos de Borbón-Dos Sicilias y Borbón-Parma, como
representante de una línea dinástica vinculada
históricamente a la Corona española, constituyen
razones por las que le juzgo digno de la merced y Dignidad de Infante
de España, por lo que, de conformidad con lo establecido en el
artículo 3.º, 2, del Real Decreto 1368/1987, de 6 de
noviembre,
D I S P O N G O :
Artículo único.
Se concede la Dignidad de Infante de España
a Su Alteza Real don Carlos de Borbón-Dos Sicilias y
Borbón-Parma con los honores y tratamientos anejos a la citada
Dignidad.
Dado en Madrid a 16 de diciembre de 1994.
JUAN CARLOS R.
El Presidente del Gobierno, FELIPE
GONZALEZ MARQUEZ.
Nella monarchia
spagnola e nell'ex monarchia
portoghese, Infante
(al maschile) o Infanta
(femminile) è il titolo
dato al figlio o alla figlia del sovrano regnante che non è
l'erede diretto al trono. La parola deriva dal latino infans e sta a
indicare che l'Infante o l'Infanta sono figli del monarca (in Francia
si diceva Enfants de France).
Gli attuali Infanti di Spagna sono Leonore Sofía
(le figlie del principe Felipe
e della moglie Letizia),
Elena
e Cristina
(figlie del re Juan
Carlos e della regina Sofia),
Pilar di
Borbone-Spagna, duchessa di Badajoz, Margherita
di Borbone-Spagna, duchessa di
Soria (figlie di Juan,
Conte di Barcellona), e Alfonso
Maria di Borbone-Due Sicilie, duca di
Calabria e cugino del re. Il Principe Felipe, figlio di Juan Carlos,
in quanto erede diretto al trono (ossia primo in ordine di
successione) porta il titolo di Principe
delle Asturie. Il titolo può essere attribuito anche a altri principi del sangue
della famiglia reale, di parentela meno stretta. La legislazione
spagnola permette inoltre al re o alla regina di concedere tale
titolo, a loro discrezione e in via eccezionale, a persone
particolarmente degne: in questo modo il titolo di infante è
stato concesso a Carlos de Borbón-Dos Sicilias, duca di
Calabria, cugino di re Juan Carlos, che quindi è il primo
nella linea di successione al trono spagnolo dopo la famiglia diretta
del sovrano. Tra i privilegi degli infanti vi
è anche il diritto a essere sepolti nel Monastero
dell'Escorial, il pantheon
della famiglia reale; i figli degli Infanti ricevono il trattamento e
gli onori di Grandi
di Spagna
Questo
significa in pratica che se le sorelle e le zie dell'attuale sovrano
spagnolo, dovessero rinunciare al trono, per l'attuale Costituzione
Spagnola,
Carlo è il primo in linea di successione dinastica al trono
dopo i figli ed i nipoti di Juan Carlos. In pratica è
un Altezza
Reale, a capo di un ordine cavalleresco-dinastico, membro stretto di
una casa attualmente Regnante, e potenzialmente Re di uno stato che è
sovrano su un territorio con dei confini geografici certi, con una
costituzione monarchica, una legislatura, e un cerimoniale Regio.
Quindi
automaticamente i
riconoscimenti nobiliari concessi da quest'ordine cavalleresco,
vengono in pratica approvati e riconosciuti anche dal Regno di
Spagna, uno stato che è a sua volta riconosciuto in tutto il
mondo, da tutti i paesi senza esclusione,.
A prova di quanto detto, basta semplicemente consultare lo Statuto del
Gran Magistero della Real Deputazione Commissione per l'Italia
dell'ordine Costantiniano spagnolo (1995.)
A pag. 2 alla
Presentazione è infatti riportato che: in omaggio alla
chiarezza e alla verità, si è ritenuto altresì
di pubblicare, nella traduzione giurata in Italiano e legalizzata
dal
Consolato Generale d'Italia a Madrid, oration:
il parere emesso a suo tempo dal Consiglio
di Stato del Regno di Spagna,
completamente favorevole
ai diritti di S.A.R. Il Gran Maestro Infante di Spagna, don Carlos
Borbone due Sicilie e Borbone Parma, Capo
della Real Casa due Sicilie,
duca di Calabria, e Gran Maestro degli ordini di famiglia; diritti
che confermati da alti Organi dello stato
Spagnolo,
trovano come documentato il gradimento di S.M. Il Re di Spagna, primo
cugino del principe, al quale il sovrano ha anche deferito la carica
di Presidente
del Gran Consiglio degli ordini militari e del Governo Spagnolo, che
lascia al sullodato principe passaporto diplomatico col titolo di
duca di Calabria, e che tale lo qualifica nei decreti di conferimento
delle massime onoreficenze dello stato. Ciò
significa che i titoli nobiliari riconosciuti dall'ordine
Costantiniano-spagnolo, sono riconosciuti anche dal Regno di Spagna,
che è a sua volta riconosciuto in tutto il mondo, ergo tutto
il mondo riconosce i titoli nobiliari del SMOC. Costantiniano di San
Giorgio-ramo spagna.

Le insegne dell'ordine.
Creato da Costantino il grande nel 313 d.c. è il più antico e
quindi prestigioso ordine equestre della cristianità.

Re di Spagna Regno
dal 22 novembre 1975
Predecessore
Francisco Franco Bahamonde
Successore
in carica
Nome completo
Juan Carlos Alfonso Víctor María de Borbón y Borbón-Dos Sicilias
Nascita
Roma, 5 gennaio 1938 (1938-01-05) (72 anni)
Casa reale
Borbone
Padre
Juan di Borbone-Spagna
Saluti Alfredo Righetti.
7.05.2010 ore 00:09
Salve, vorrei sapere dalla segreteria del Club, se a
proposito di monarchie, le famiglie che avevano un riconoscimento
nobiliare rilasciato dall'Ordine di Malta, venivano ammesse d'uffico,
cioè senza ulteriore verifica da parte della Consulta Araldica
del Regno d'Italia, o dovevano presentare un ulteriore prova
nobiliare a quest'organo dello stato Italiano?
Grazie Marco Giovinazzo.
9.05.2010 ore 12:02
Rispondiamo a Marco Giovinazzo.
Durante il Regno d'Italia, l’ammissione con prove nobiliari nell’Ordine
di Malta, non
consentiva automaticamente il riconoscimento della nobiltà
anche da parte del Regno d’Italia, non senza
presentazione della documentazione genealogica, e quindi delle prove
nobiliari, come era infatti sancito dalRegio
Decreto del 7 giugno 1943 n. 651, che
ha sostituito il precedente Regio Decreto, con la conseguente
inapplicabilità dell’Art.
120 in rispetto quindi della “Regia
prerogativa”in materia nobiliare, che era disciplinata dagliArt.
1,2,3,4 del Regio Decreto del 7 giugno 1943 n. 651. Bisogna
quindiu fare una netta distinzione fra Ordini che godono di un reale
e pieno riconoscimento giuridico internazionale,
(come quelli dinastici, tutelati da una monarchia). Infatti
per il diritto nobiliare Europeo, sono inconfutabilmente più
attendibili da un punto di vista tecnico-legislativo, i
riconoscimenti nobiliari di quegli ordini cavallereschi
dinastici-statuali come ad es. gli Ordini
dell’Alleanza di San Giovanni di Svezia, Olanda, e il
S.M.O.Costantiniano di San Giorgio (Spagna), di cui quest'ultimo
richiede
le prove di nobiltà, poichè appunto in quei Paesi
esiste ancora la tutela da parte dello Stato, essendo nazioni
monarchiche. Negli altri casi ci troviamo invece di fronte a
organizzazioni oggi di carattere in realtà privato, o enti
unicamente religiosi, come è proprio il Sovrano
Militare Ordine di Malta, (S.M.O.M.)
sul quale non esistono dubbi circa il pieno diritto (SOLO ALL'INTERNO
DELL'ORDINE) di riconoscere o meno la nobiltà di coloro che
presentano le prescritte prove nobiliari per quelle classi che le
richiedono, (prove tuttavia che applicano criteri diversi a seconda
della provenienza dei petenti: non dimentichiamo che nell’Ordine
più volte sono state mutate le condizioni richieste per la
ricezione in categorie nobiliari.) A
differenza invece di quanto accade negli Ordini
cavallereschi -dinastici-statuali, come l’Alleanza di San
Giovanni (dove i Gran Maestri sono, ad eccezione del Gran Priorato di
Brandeburgo, Capi di Stato del Paese dove operano), o ancora nel
S.M.O.C. Costantiniano di San Giorgio (Spagna), dove il Gran Maestro
(Infante di Spagna), è terzo in linea di successione al trono
Spagnolo, dopo le sorelle, il figlio, e i nipolti di S.A.R. Juan
Carlos di Borbone, o ancora in altri ordini dinastici appartenenti a
famiglie Europee oggi Regnanti. Il S.M.O.M. non è
paradossalmente a capo di alcuno stato, (Il S.M.O.M. infatti non
possiede alcun territorio), e non è neppure riconosciuto da
tutta la comunità internazionale, ma solo da circa 90 Paesi, è
inoltre sottoposto alla Santa Sede. Detto
questo, non può esistere in verità alcun riconoscimento
nobiliare dell'Ordine di Malta, al di fuori dell’Ordine di
stesso! In
pratica il S.M.O.M. non ha il potere di imporre i propri
riconoscimenti nobiliari, ad altri stati regolamentati da una
monarchia, in cui la nobiltà è disciplinata da appositi
uffici del Regno.
Pertanto il valore che si può attribuire a un simile
riconoscimento nobiliare proveniente dall'Ordine di Malta, è
strettamente interno all'ordine di Malta. La Regia
prerogativa
in tutti gli stati attualmente monarchici, spetta unicamente al
Sovrano, ad esempio nessuno discuterebbe (ove le prove nobiliari
fossero richieste) la ricezione nel Molto
Onorevole Ordine del Bagno,Order
of the Bath
nell'originale inglese),
che è un ordine cavalleresco
Britannico fondato da Giorgio I
il 18 maggio
1725, anche
se la sua istituzione originaria è tuttavia attribuita ad
Enrico
IV
nel 1399,
anno della sua incoronazione.
Dato il fatto che è quindi protetto e ufficializzato da una
monarchia, i riconoscimenti nobiliari per entrarvi sono quindi
ratificati dalla Regina, e riconosciuti di conseguenza
all'unanimità delle nazioni.
Saluti Dott. Francesco Tripodi.
10.05.2010 ore 23:22
Rispondo al dott. Francesco Tripodi.
Sono perfettamente d'accordo con lui.
I nobili veri hanno un riconoscimento nobiliare da parte di un attuale
Regno Europeo, oppure (attraverso
ordini cavallereschi-dinastici-statuali, la cui ricezione è
ammessa con prove nobiliari),
o in passato dal Regno d'Italia, o di S.A.R. Umberto II di Savoia
(ultimo ad aver esercitato la Sovrana Prerogativa, nel rispetto dagli
Art. 1,2,3,4
del Regio Decreto del 7 giugno 1943 n. 651.
dell'ultimo ordinamento del Regno d' Italia, in materia nobiliare,
che infatti recita:
Art.
1.
E' attributo della Sovrana Prerogativa
del Re Imperatore:
a) stabilire norme giuridiche aventi forza di legge per l'acquisto, la
successione, l'uso e la revoca dei titoli, predicati, qualifiche e
stemmi nobiliari;
b) concedere nuovi titoli, predicati, qualifiche e stemmi nobiliari;
rinnovare titoli e predicati, estinti per mancanza di chiamati alla
successione; sanare le lacune e le deficienze nella prova di antiche
concessioni o nel passaggio dei relativi titoli e predicati; autorizzare
l'accettazione di titoli, predicati e qualifiche nobiliari concessi a
cittadini italiani da Potenze estere;
d)
decretare la perdita
delle distinzioni nobiliari o del diritto a succedervi o la
sospensione del loro uso. Le
norme giuridiche in materia nobiliare sono emanate mediante decreti
Reali controfirmati dal Capo del Governo. Esse sono inserite nella
Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti e dell'avvenuta
inserzione si dà annuncio nella Gazzetta Ufficiale, la quale
provvede in pari tempo alla pubblicazione dell'atto inserito.
Art. 2 -i titoli, i predicati, le qualifiche e gli stemmi nobiliari sono
mantenuti a coloro che vi hanno diritto in conformità delle
norme vigenti e si acquistano per successione.
Art.
3- Sono concessi dal Sovrano i titoli di Principe, Duca, Marchese,
Conte, Visconte, Barone e Nobile. Sono riconosciuti, oltre quelli
sopracitati, se derivano da antiche concessioni, anche i titoli di
Signore, Cavaliere ereditario, Patrizio e Nobile di determinate
città. Il titolo di Nobile è comune agli insigniti di
ogni altro titolo.
Art
4. – (Dei provvedimenti nobiliari): i provvedimenti nobiliari sono o di Grazia o di Giustizia. I
Provvedimenti di Grazia sono presi o Motu proprio o su proposta del
Duce del Fascismo, Capo del Governo, ed emanati per decreto Reale
seguito da Regie Lettere Patenti; quelli di Giustizia sono emanati
per decreto del Capo del Governo. I
provvedimenti nobiliari emanati mediante Decreti Reali sono
controfirmati dal Capo del Governo, registrati alla Corte dei Conti,
trascritti in apposito registro nel Regio Archivio di Stato di Roma e
conservati in originale nell'Archivio della Consulta Araldica. Se ad
es. L' Ordine
del Cardo (in inglese
The Most Ancient and Most Noble Order of the
Thistle) se riconoscesse titoli nobiliari, è
chiaro che essi avrebbero una validità internazionale, dato
che è tutelato dalla corona Inglese. L'ordine è infatti
il principale ordine
cavalleresco scozzese ed è per dignità il secondo del Regno
Unito (dopo quello della Giarrettiera).
Facendo
fede alla dottrina prevalente anche tra gli attuali stati monarchici
Europei, il S.M.O.M. le cui attività religiose sono importanti
e necessarie, è in definitiva considerato proprio per questo
un ordine principalmente religioso, dipendente dalla Santa
Sede
con finalità unicamente assistenziali, infatti il suo motto è
Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum (traduzione dal latino:
Difesa della fede e aiuto ai poveri). Non
si tratta quindi oggi di un ordine cavalleresco-dinastico, facente
capo a una famiglia Reale attualmente regnante, non ha inoltre un
Regno suo, con un suo confine geografico sul quale esercitare la sua
sovranità, (se non all'interno dei palazzi di sua proprietà),
si consulti la pubblicazione “Sovranità
e indipendenza del S.M.O.M”, di F. Turriziani Colonna. 2008.)
Il S.M.O.M. (la cui azione assistenziale è importante e
notevole), è semplicemente considerato in Europa
(un
ospite a casa d'altri,) in pratica da
quando nel 1798
Napoleone occupò l'isola di Malta,
su cui l'Ordine cavalleresco governava dal 1530
con diritti feudali concessi dal Regno
delle Due Sicilie, e i cavalieri dell'Ordine non si opposero (per loro stessa legge) con
le armi ad altri cristiani, e quindi i Francesi presero facilmente il
controllo dell'isola. Tale episodio è generalmente considerato
infatti quale epilogo della funzione
militare e territoriale dell'Ordine, L'Ordine per esattezza
terminologica, dovrebbe quindi chiamarsi oggi solo ORDINE DI MALTA, e
non SOVRANO MILITARE, dato che non lo è più. La
dottrina prevalente del diritto internazionale,
non considera infatti l'ordine di Malta un entità sovrana:
come infatti sostengono gli esperti tedeschi Helmut
Steinberger e Wilhelm Wengler e l'internazionalista inglese Ian
Brownlie, concordano
sul fatto che il riconoscimento solo da parte di alcune nazioni, non
implica automaticamente il possesso dello status di soggetto di
diritto internazionale. A prova di ciò l'Unione
Internazionale delle Telecomunicazioni
non prevede infatti per l'Ordine di Malta un prefisso identificativo
radio proprio, come avviene invece per la Santa
Sede e l'Autorità
Nazionale Palestinese.
In Italia il Ministero
della Difesa
e quello dell'interno gestiscono l'organizzazione delle targhe automobilistiche del
Servizio Miliare dell'Ordine di Malta,
costituito in prevalenza da ambulanze e mezzi di soccorso; le targhe
dell'Ordine possiedono la comune immatricolazione per le targhe
diplomatiche; nel caso dell'Ordine di Malta, le targhe iniziano con
le lettere XA.
Il 5 dicembre 1998 la Repubblica
di Malta ha stipulato un accordo con l'Ordine, per cui metteva a disposizione
per 99 anni la Fortezza
di Sant'Angelo.
Il luogo gode del diritto di extraterritorialità
ed è sede di numerose riunioni dei cavalieri, anche a livello
internazionale. (Ironia della sorte, si consideri che il S.M.O.M.,
non è neppure sovrano presso l'isola da cui prende il nome
(Malta appunto), dato che quest'ultima è invece governata da
un Repubblica. Anche la Santa
Sede nel 1953
proclamò che l'Ordine avesse infatti soltanto una sovranità
funzionale, poiché privo di territorio (come da nota ufficiale
già emanata due anni prima).
Interrogata riguardo il proprio atteggiamento nei confronti di Ordini Equestri
dedicati a Santi o aventi intitolazioni sacre, ha confermato con una
nota autorizzata dalla Segreteria
di Stato della Santa Sede
pubblicata sull'Osservatore
Romano del 4 luglio 2002 che: "la
Santa Sede, oltre i propri Ordini Equestri, riconosce e tutela solo
due Ordini Cavallereschi: il Sovrano Militare Ordine di Malta –
ovvero Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di
Gerusalemme, di Rodi e di Malta – e l'Ordine
Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme".
Si noti quindi che non è prova di sovranità il fatto che
l'Ordine di Malta batta moneta, emetta francobolli (utilizzabili
anche nella corrispondenza italiana), o abbia rappresentanze
diplomatiche sparse per il mondo, o contragga accordi di varia natura
con governi e paesi stanieri, se poi non possiede uno stato sul quale
esercitare tale sovranità, è dipendente dalla Santa
Sede. L'Ordine di Malta, non esercitando sovranità territoriale, non ha
ovviamente nemmeno una propria popolazione, ma solo
cittadini di altri stati tra cavalieri e dame, dediti a curare i poveri, che intervengono
anche in casi di emergenza sanitaria e in zone di guerra, e sono
occupati nel testimoniare la fede cristiana in stretta collaborazione
con la Chiesa Cattolica. Per i criteri di diritto nobiliare, vigente
nelle nazioni in cui la forma dello stato è quella monarchica,
valgono praticamente solo
i nobili Italiani che hanno avuto un riconoscimento del Regno
d'Italia, o da un attuale stato monarchico Europeo, (con una vera
sovranità di fatto, e un vero territorio geografico), o da un
ordine cavalleresco-dinastico di una Casata Reale Europea attualmente
Regnante, come ad esempio l'Ordine
Costantiniano di San Giorgio di Spagna, o quello di San Giovanni
d’Olanda e di Svezia, o di altri ordini
cavallereschi-dinastici-statuali che appartengono a una monarchia,
che chiede le prove nobiliari, dato che godono appunto della tutela
dello stato monarchico, nonchè dell'apparato del Regno in
materia nobiliare. Infatti
la ricezione nelle classi nobiliari all'interno di un ordine
cavallerescho-dinastico-statale, appartenente ad una monarchia
Regnante, è considerato per il diritto nobiliare un effetivo,
valido, riconoscimento del titolo nobiliare eventualmente posseduto.
Questo perché la suddetta ricezione dà vita ad un
accertamento della situazione nobiliare dell’aspirante,
attraverso la scrupolosa esaminazione dei documenti forniti, e quindi
dei titoli usati e posseduti, in pratica del mori nobilium, nella
società dell'epoca. Se infatti Tizio chiede di entrare in una
classe nobiliare, di un ordine
equestre-dinastico, di uno stato Regnante, dovrebbe
farne richiesta all’Ordine in questione, il quale
verificherebbe la nobiltà di Tizio in quanto tale, accertando
se questi ha tutti i presupposti per entrare nella classe nobile, e
quindi riconoscendo la regolarità formale del titolo
nobiliare. Del resto, proprio il fatto che un Ordine che appartiene
a una dinastia Regnante, accerta e ratifica il fatto che Tizio o
Caio, hanno i requisiti di status per l’ammissione nella classe
nobiliare di quell'ordine, è prova
ufficiale e inconfutabile di nobiltà, dato che alla fine viene
ratificato con un atto di un sovrano, trattandosi appunto di una
monarchia.
Ciò comporta che in un ipotetico giudizio di usurpazione di titolo, colui
che agisce può provare il suo diritto a quel titolo, tramite
l’esibizione dei Regi riconoscimenti,
dai quali si desume che egli fa parte della classe
nobiliare di quell'ordine cavalleresco, e
tale status è stato appunto verificato da una Consulta Regia
(organo ufficiale della monarchia), che ha emesso un decreto, che ha
infine ratificato il Re.
L'ordine
di Malta rispetto al suo passato di sovranità territoriale e
militare, è invece oggi solo un ordine religioso (non
dinastico), senza territorio, dipendente dalla Santa Sede, (basta
considerare le fasi di nomina del Gran Maestro), che
è inoltre solo un principe (e non un Altezza Reale). Essendo
quindi le monarchie Europee (sorelle
tra loro),
vige tra loro la regola per la quale è al sovrano che spetta
la Regia
Prerogativa nelle concessioni nobiliari,
regola che come detto era anche in Italia sancita dall'Art.
1,2,3,4 del Regio Decreto del 7 giugno 1943 n. 651.

Questa cartina è la prova che il S.M.O.M. non ha un totale
riconoscimento internazionale, infatti in grigio come si nota, sono
segnati i paesi che non hanno relazioni diplomatiche con l'ordine di
Malta. Come si può notare sia il Regno Unito, che i
Regni scandinavi, tra le più prestigiose e
famose monarchie Europee, non riconoscono
il S.M.O.M., quale soggetto di diritto internazionale, quindi in
pratica non riconoscono automaticamente nemmeno i titoli
nobiliari concessi da quest'ordine, mentre invece
riconoscono quelli concessi da un ordine cavalleresco-dinastico,
appartenente a un membro di una Casa Regnante, che
gode del riconoscimento e della tutela della corona.
Saluti Gianni
Corinaldi
12.05.2010 ore 15.21
Sono d'accordo con Corinaldi-
Oggi l'ordine di Malta è in definitiva popolato al 30% da nobili le
cui famiglie sono state censite anche negli Elenchi
Ufficiali Nobiliari del Regno d'Italia, o che hanno avuto un provv.
Di Grazia di S.A.R. Umberto II di Savoia, o che hanno ottenuto un
riconoscimento nobiliare da parte di un ordine cavalleresco
appartenente a un casato Regnante. Il
restante 70% circa, è composto invece da persone che hanno
ottenuto per la prima volta un riconoscimento nobiliare da parte
dell'ordine, ne è la prova il fatto che
se scorrete la lista dei cavalieri di grazia e devozione, e onore e
devozione Italiani, e confrontate il nominativo di queste famiglie
coi vari Elenchi
Ufficiali Nobiliari del Regno d'Italia (1922-33-36), o con i
provvedimenti di Grazia di Umberto II, o coi provvedimenti nobiliari
di ordini cavallereschi-dinastici, di dinastie regnanti,
vi accorgerete che queste famiglie non ci sono.
Ordini quest'ultimi, il cui Gran Maestro è invece il Sovrano che
regna su di uno stato, contrariamente al S.M.O.M. con dei confini
geografici ben delineati (vedi Inghilterra, Olanda, Spagna,
Danimanrca, Svezia, Belgio.ecc. Ecc.) Uno stato con un solo Re, una
sola prerogativa Regia, una sola Consulta Araldica!
I nobili sono quindi secondo me solo quelli
censiti nei vari Elenchi Ufficiali Nobiliari dei vari Regni, o nelle
liste degli ammessi agli ordini -dinastici di Casate Europee
Regnanti, poichè attraverso la Regia prerogativa ogni stato
ratifica un atto del proprio sovrano, e quindi riconosce la nobiltà
di quello o quell'altro cavaliere.
Saluti Elio.

Nella foto un bollettino Ufficiale della Consulta Araldica Italiana.
13.05.2010 ore 22:02
Complimenti per
questo interessante forum.
Scusate ma a
proposito di Dinastie Reali, e quindi ordini cavallereschi, quale
differenza passa tra il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San
Giorgio (spagnolo), e quello napoletano?
Grazie Giulio
de Giovanni.
14.05.2009 ore 21:11
Rispondo a Giulio de Giovanni
Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio ufficiale, è in
realtà uno solo!
E cioè
quello del ramo spagnolo, il cui Gran Maestro e don Carlos di
Borbone, infante di Spagna, e terzo in linea di successione al trono
Spagnolo. Si dice ufficiale poichè gode del riconoscimento
giuridico e statale di una monarchia costituzionale come quella
Spagnola, è stato infatti ratificato e riconosciuto da
formale provvedimento dall' attuale Re di Spagna Juan Carlos, che
è capo di stato, (di cui don Carlos, Gran Maestro dell'ordine
è cugino primo.) Infatti ad esempio per accedere al grado
nobile di quest'ordine (jure sanguinis) bisogna fornire prove
nobiliari niente meno che praticamente alla Consulta Araldica del
Regno di Spagna, organo statale creato proprio per l'accertamento e
la protezione dei titoli nobiliari da abusi. Mentre invece, il Regno
di Napoli non esiste più, così come neppure il Regno
d'Italia, perciò il S.M.O. Costantiniano del ramo napoletano
ha come gran Maestro in pratica un (cittadino della Repubblica
Italiana), e le prove nobiliari dei cavalieri aspiranti al grado
nobile sono visionate da un pinco pallino qualsiasi a tempo perso.
Volete paragonarlo con quello dei cugini Reali, che si avvalgono
della Consulta Araldica Spagnola, il medesimo organo ufficiale dello
stato che visiona e monitorizza i titoli e i feudi dei Grandi di
Spagna, (cioè l'aristocrazia spagnola?) E come se esistessero
due ordini della Giarrettiera (noto ordine cavalleresco dinastico
Inglese), solo che uno appartiene al cugino primo della Regina
Inglese (capo di stato), e l'altro invece è una scissione del
primo, che appartiene invece ai cugini, che sono cittadini Italiani
(stato repubblicano), secondo voi quale è quello più
prestigioso e araldicamente credibile, per ciò che concerne le
prove nobiliari dei cavalieri ricevuti col grado nobile?
Giacomo Lentini.
15.05.2010 ore 22:27
Scusate
la curiosità: ma per quanto riguarda il criterio del diritto
nobiliare internazionale nei riconoscimenti nobiliari, quali sono
oggi i più attendibili, quelli a opera dell'ordine di Malta,
oppure quelli a opera del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San
Giorgio del Real ramo Spagnolo?
Grazi
Giovanni Belli.
16.05.2010 ore 12:09
Rispondo
a Giovanni Belli.
Per
il diritto nobiliare vigente nelle monarchie Europee oggi, senza
dubbio
tecnicamente
valgono universalmente i riconoscimenti nobiliari a opera del
S.M.O.Costantiniano
di San Giorgio (del solo ramo spagnolo.)
Per il semplice fatto che il Gran Maestro, contrariamente a quello
dell'Ordine di Malta, è invece
membro di una dinastia Reale oggi regnante su uno stato (la Spagna
appunto.) Infatti
il Gran Maestro del Costantiniano di San Giorgio-Spagna, che è
Sua Altezza Reale
Don Carlos Maria Alfonso Marcel de Borbón-Dos Sicilias y de
Borbón-Parma, Principe delle due Sicilie, è stato anche
nominato Infante di Spagna, per
concessione del Re Juan Carlos con Regio Decreto 2412 datato 16
dicembre 1994, il
cui testo recita: Las
circunstancias excepcionales que concurren en Su Alteza Real don
Carlos de Borbón-Dos Sicilias y Borbón-Parma, como
representante de una línea dinástica vinculada
históricamente a la Corona española, constituyen
razones por las que le juzgo digno de la merced y Dignidad de Infante
de España, por lo que, de conformidad con lo establecido en el
artículo 3.º, 2, del Real Decreto 1368/1987, de 6 de
noviembre,
D I S P O N G O :
Artículo único.
Se concede la Dignidad de Infante de España
a Su Alteza Real don Carlos de Borbón-Dos Sicilias y
Borbón-Parma con los honores y tratamientos anejos a la citada
Dignidad.
Dado en Madrid a 16 de diciembre de 1994.
JUAN CARLOS R.
El Presidente del Gobierno, FELIPE GONZALEZ MARQUEZ.
Nella monarchia spagnola e nell'ex monarchia
portoghese, Infante<
(al maschile) o Infanta
(femminile) è il titolo
dato al figlio o alla figlia del sovrano regnante che non è
l'erede diretto al trono. La parola deriva dal latino
infans e sta a
indicare che l'Infante o l'Infanta sono figli del monarca (in Francia
si diceva Enfants de France).
Gli attuali Infanti di Spagna sono Leonore Sofía
(le figlie del principe Felipe
e della moglie Letizia, Elena
e Cristina (figlie del re Juan Carlos e della regina Sofia),
Pilar di
Borbone-Spagna, duchessa di Badajoz,
Margherita
di Borbone-Spagna, duchessa di Soria (figlie
di Juan,
Conte di Barcellona), e Alfonso
Maria di Borbone-Due Sicilie, duca di
Calabria e cugino del re. Il Principe Felipe, figlio di Juan Carlos,
in quanto erede diretto al trono (ossia primo in ordine di
successione) porta il titolo di Principe
delle Asturie. Il titolo può essere attribuito anche a altri principi del sangue
della famiglia reale, di parentela meno stretta. La legislazione
spagnola permette inoltre al re o alla regina di concedere tale
titolo, a loro discrezione e in via eccezionale, a persone
particolarmente degne: in questo modo il titolo di infante è
stato concesso a Carlos de Borbón-Dos Sicilias, duca di
Calabria, cugino di re Juan Carlos, che quindi è il primo
nella linea di successione al trono spagnolo dopo la famiglia diretta
del sovrano. Tra I privilegi degli infanti vi
è anche il diritto a essere sepolti nel Monastero
dell'Escorial, il pantheon della famiglia reale; i figli degli Infanti ricevono il trattamento e
gli onori di Grandi di Spagna.
Questo significa in pratica che se le sorelle e le zie dell'attuale sovrano
spagnolo, dovessero rinunciare al trono, per l'attuale Costituzione
Spagnola, Carlo è il primo in linea di successione dinastica al trono
dopo i figli ed i nipoti di Juan Carlos. In pratica è
un Altezza Reale, a capo di un ordine cavalleresco-dinastico, membro stretto di
una casa attualmente Regnante, e potenzialmente Re di uno stato che è
sovrano su un territorio con dei confini geografici certi, con una
costituzione monarchica, una legislatura, e un cerimoniale Regio.
Quindi automaticamente i riconoscimenti
nobiliari concessi da quest'ordine cavalleresco, vengono in pratica
approvati e riconosciuti anche dal Regno di Spagna, uno stato che è
a sua volta riconosciuto in tutto il mondo, da tutti i paesi senza
esclusione, contrariamente ai riconoscimenti nobiliari dell'ordine di Malta, che
non ha il totale riconoscimento degli stati nel mondo, (basti infatti
dire che non è riconosciuto dal Regno Unito, e da tutti i
Regni scandinavi.) A prova di quanto detto, basta semplicemente consultare lo Statuto del
Gran Magistero della Real Deputazione Commissione per l'Italia
dell'ordine Costantiniano spagnolo (1995.) A pag. 2 alla Presentazione è infatti riportato che: in omaggio
alla chiarezza e alla verità, si è ritenuto altresì
di pubblicare, nella traduzione giurata in Italiano e legalizzata dal
Consolato Generale d'Italia a Madrid, il parere emesso a suo tempo dal Consiglio
di Stato del Regno di Spagna,
completamente favorevole ai diritti di S.A.R. Il Gran Maestro Infante di Spagna, don Carlos
Borbone due Sicilie e Borbone Parma, Capo
della Real Casa due Sicilie, duca di Calabria, e Gran Maestro degli ordini di famiglia; diritti
che confermati da alti Organi dello stato Spagnolo,
trovano come documentato il gradimento di S.M. Il Re di Spagna, primo
cugino del principe, al quale il sovrano ha anche deferito la carica
di Presidente
del Gran Consiglio degli ordini militari e del Governo Spagnolo, che
lascia al sullodato principe passaporto diplomatico col titolo di
duca di Calabria, e che tale lo qualifica nei decreti di conferimento
delle massime onoreficenze dello stato. Quindi i titoli nobiliari
riconosciuti dall'ordine Costantiniano-spagnolo, sono riconosciuti
anche dal Regno di Spagna, che è a sua volta riconosciuto in
tutto il mondo, ergo tutto il mondo riconosce i titoli nobiliari del
SMOC. Costantiniano di San Giorgio-ramo spagna.

Le insegne dell'ordine.
Creato da Costantino il grande nel 313 d.c. è il più antico e
quindi prestigioso ordine equestre della cristianità.
1.06.2010 ore 13:11
Salve, ho letto la discussione sui membri del Collegio Araldico Romano, e riguardo alla seguente lista:
-Principe Don Ludovico ROSPIGLIOSI.
-Nobile Fabrizio ANTONIELLI dei Conti di OULX e dei Baroni di COSTIGLIOLE.
-Conte Don Alessandro d’AQUINO dei Principi di CARAMANICO.
-Principe Don Alessandrojacopo BONCOMPAGNI LUDOVISI ALTEMPS.
-Nobile Salvatore BORDONALI Signore di PIRATO.
-Nobile Don Scipione dei Principi BORGHESE dei Principi di Sulmona
-Nobile Pietro della CROCE dei Conti di DOJOLA.
-Marchese Don Roberto DENTICE dei Duchi di ACCADIA.
-Nobile Gian Ludovico dei Conti MASETTI ZANNINI.
-Conte Don Carlo MARULLO di CONDOJANNI Principe di CASALNUOVO.
-Nobile Luigi MICHELINI dei Conti di San Martino e Rivalta
-Nobile Don Ferdinando SANFELICE dei Marchesi di MONTEFORTE.
…....vorrei sapere quali libri di storia, araldica e genealogia hanno scritto questi signori, e in quali librerie sono venduti?
Grazie
Giulio da Roma.
2.06.2010 ore 11:01
Rispondo a Giulio da Roma.
Veramente........ho fatto un giro in varie librerie romane, e anche su internet, e ho notato......... con mio stupore, che nessuno dei membri della sopra citata lista del Collegio Araldico Romano, ha mai scritto libri di storia, araldica e genealogia!
Luigi da Roma.
4.06.2010 ore 21:01
Rispondo a Luigi da Roma.
Ma allora......scusate, perchè questi signori fanno parte del Collegio Araldico Romano, se non hanno mai scritto nulla sulle dette materie?
Grazie Giulio da Roma.
5.06.2010 ore 11:43
Buon Giorno, mi chiedevo......ma perchè il collegio araldico romano, non chiama tra i suoi membri anche Topolino, Pippo, e Paperino???
Tanto............hanno la stessa preparazione araldica della sopra citata lista!!
Scherzosamente Stefano Giannelli.
6.06.2010 ore 19:09
Buona sera mi chiamo Marco Grassi.
Ho letto le discussioni del forum, e scrivo per confermare il fatto che la piccola pubblicazione privata, (illecita), denominata LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA, del Collegio araldico Romano, non è registrata presso alcun tribunale romano in aperta violazione della legge 08.02.1948 pubblicato sulla gazzetta ufficiale in data 20.08.1948.
Quale tipografia stampa l'opera?
Chi è l'editore?
Quante copie sono vendute?
Come fatturano?
Qualcuno del forum sa rispondere a queste domande?
9.06.2010 ore 11:11
Rispondo a Marco Grassi.
Buona mattina, Marco Grassi e i lettori del forum hanno ragione, il Libro d'Oro della Nobiltà Italiana del Collegio Araldico di roma, è in realtà totalmente fuori legge!!
A parte il fatto di avere lo stesso medesimo, identico, preciso titolo del Registro ufficiale dello stato, cioè il Libro d'Oro della Nobiltà Italiana della Consulta Araldica del Regno d'Italia, in violando quindi la legge che tutela i nominativi dei repertori dal plagio, è qui stata violata anche la legge.....che disciplina l'obbligo di registrare i periodici presso il tribunale di competenza territoriale.
Questo significa cha la pubblicazione non ha avuto alcuna concessione dallo stato, dato che non è stata registrata, e quindi non è autorizzata dalla legge ad andare in stampa, in una parola, per lo stato Italiano l'opera non esiste!!
E...come quando nasce un bambino che non viene portato all'anagrafe, lo stato non sa ….che esiste!!!
Davvero assurdo!!!
Cordialità Gianni de Blasio.
11.06.2010 ore 22:01
Rispondo a Gianni de Blasio.
Ho letto le argomentazioni del forum, devo dire che ho spulciato il Libro d'Oro della Nobiltà Italiana (illecito) è ho notato che è vero ciò che si dice nel presente forum, sul repertorio in questione, non è infatti da nessuna parte riportata la concessione del tribunale per la stampa della stessa!
Davvero....incredibile....pazzesco!!
Persino Topolino (noto fumetto per ragazzi) ha un codice di registrazione del tribunale, come si vede nella foto qui in basso!!
Come testimonia questa foto, il periodico TOPOLINO è più serio del periodico “illecito” denominato LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA ITALIANA,
del collegio araldico romano, dato che come si vede a lato sinistro della copertina, è stato esso regolarmente registrato in tribunale,
come testimoniano le scritte in rosso.
13.06.2010 ore 16:06
Rispondo a Stefano Giannelli.
Vorrei sapere...ma siete sicuri che il cognome sia Pezzana con due zeta, e non Petzana?
14.06.2010 ore 21:09
Rispondo a Stefano Giannelli.
Sicuro !...sicuro !
Pezzana come FANTOZZI, con due zeta, cioè ...PeZZana.
Cordialmente Marco Simeoni.
Tratto dalla pag. Facebook, intitolata Libro d'oro nobiltà vero.
Ecco qual'è la copertina del vero Libro d'Oro della Nobiltà Italiana.
Come si vede anche esteticamente non c'entra nulla il libro d'oro del Collegio Araldico Romano, con questo primo e più importante registro nobiliare ufficiale dello stato.
Quindi il titolo “LIBRO D'ORO DELLA NOBILTA' ITALIANA” spetta in realtà solo a quest'opera, ciò significa solo una cosa: il repertorio del Collegio araldico Romano, denominato allo stesso modo è giuridicamente un plagio, dato che reca lo stesso, uguale, identico, preciso nome dei questo registro ufficiale dello stato,
come testimoniano queste foto. In verità il libro d'oro del Collegio Araldico dovrebbe per correttezza cambiare nome al titolo del suo repertorio, come infatti avvenne in passato, quando negli anni 30 del 900, il Collegio araldico romano, venne diffidato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri all'uso proprio di quel nome, con decreto di inibizione firmato da Vittorio Emanuele III, e dovette quindi cambiare nome al proprio repertorio, che per due edizioni uscì col titolo LIBRO DELLA NOBILTA' ITALIANA!!
Dopo il 1946 il Libro d'oro falso, ritorno a chiamarsi con lo stesso nome del Libro d'Oro ufficiale.
Si consideri che il detto libro, proprio per questo, ad oggi non ha nemmeno l'autorizzazione del tribunale per andare in stampa, non essendo mai stato registrato. Si tratta solo di un opera che per lo stato Italiano non dovrebbe esistere, totalmente fuori legge, carente sotto ogni aspetto grafico, figurativo, e nobiliare.
Tratto da un sito Facebook, tratto dalla pag. Facebook, intitolata Libro d'oro nobiltà vero.
Lo stemma Sabaudo che compare sulla copertina del vero Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, (consultabile presso la biblioteca dell'Archivio centrale dello stato, dove è custodito -Piazzale degli Archivi, 27 cap. 00144 Roma-tel.06 5413620.)
Tratto da un sito Facebook, tratto dalla pag. Facebook, intitolata Libro d'oro nobiltà vero.
Ecco gli interni del vero libro d'oro della Nobiltà Italiana. (consultabile presso la biblioteca dell'Archivio centrale dello stato, dove è custodito -Piazzale degli Archivi, 27 cap. 00144 Roma-tel.06 5413620.)
Tratto da un sito Facebook, tratto dalla pag. Facebook, intitolata Libro d'oro nobiltà vero. Alcuni alberi genealogici all'interno del vero Libro d'Oro della nobiltà Italiana, (consultabile presso la biblioteca dell'Archivio centrale dello stato, dove è custodito -Piazzale degli Archivi, 27 cap. 00144 Roma
tel.06 5413620.
Tratto da un sito Facebook, una scheda completa relativa ad una famiglia presente nel vero Libro d'Oro della Nobiltà Italiana (consultabile presso la biblioteca dell'Archivio centrale dello stato, dove è custodito il vero Libro d'Oro della Nobiltà Italiana -Piazzale degli Archivi, 27 cap. 00144 Roma tel.06 5413620.)
Tratto da un sito su Facebbok, la seonda metà di una scheda relativa ad una famiglia presente nel vero Libro d'Oro della Nobiltà Italiana (consultabile presso la biblioteca dell'Archivio centrale dello stato, dove è custodito -Piazzale degli Archivi, 27 cap. 00144 Roma
tel.06 5413620.)
Nella foto, S.A.R. Vittorio Emanuele III, il sovrano che firmò il Regio Decreto d'inibizione contro il falso Libro d'oro della Nobiltà Italiana,
(stampato dal Collegio Araldico Romano.)
Nella foto il simbolo dell'ordine di Malta, l'utile ente religioso, le cui prove nobiliari (dopo il 1789 perdità della territorialità, e quindi sovranità sull'isola di Malta, a seguito dell'invasione Napoleonica) non sono più state riconosciute internazionalmete, così come non erano valide per il Regno d'Italia.
Col Regno d'Italia, i cavalieri Italiani ricevuti nell'ordine di Malta, che volevano essere iscritti all'interno del vero Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, dovevano ugualmente presentare prove nobiliari alla Consulta Araldica del Regno, come sancito dall'Art. 651 dello satuto fondamentale del Regno d'Italia. Questa è la semplice prova del fatto che il Regno d'Italia, non riconosceva la nobiltà dei cavalieri Italiani entrati nell'ordine di Malta, tant'è vero che non ne ammetteva l'inserimento d'ufficio, cioè senza un proprio controllo araldico.
Oggi invece il falso Libro d'Oro della nobiltà Italiana, ammette i riconoscimenti nobiliari provenienti da questo ente religioso, privo di riconoscimento nobiliare internazionale. Cordialmente Luigi Vanni.
7.07.2010 ore 19:46
Rispondo a Luigi Vanni.
Buona sera, Lei che ha consultato il vero Libro d'oro della Nobiltà Italiana, può confermare ciò che si dice sulla inesistente nobiltà della famiglia Calabrese Ferrari, erroneamente detti “baroni di Pantane?”
Grazie Ezio da Catanzaro.
10.07.2010 ore 11.09
Rispondo a Ezio da Catanzaro.
Si!
Confermo che la famiglia Ferrari (detti baroni di Pantane), non è censita tra la nobiltà Italiana ufficiale. Infatti questa famiglia, ha avuto un riconoscimento nobiliare circoscritto all'ordine di Malta circa nel 1980, ma come è dimostrato,
in verità i provvedimenti nobiliari dell'Ordine di Malta, non sono internazionalmente riconosciuti, in pratica da quando il 1789 il detto ordine perse la sovranità sull'isola di Malta, a seguito della cacciata dei Napoleonici. Non a caso le monarchie del centro-nord Europa, come Inghilterra, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, non riconoscono l'ordine di Malta, e quindi di conseguenza non riconoscono neppure i suoi provvedimenti nobiliari, la stessa cosa è accaduta col Regno d'Italia, dove infatti i cavalieri Italiani ricevuti nell'ordine di Malta, che volevano essere iscritti all'interno del vero Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, dovevano ugualmente presentare prove nobiliari alla Consulta Araldica del Regno, come sancito dall'Art. 651 dello satuto fondamentale del Regno d'Italia. Questa è la semplice prova del fatto che il Regno d'Italia, non riconosceva la nobiltà dei cavalieri Italiani entrati nell'ordine di Malta, tant'è vero che non ne ammetteva l'inserimento d'ufficio, cioè senza un proprio controllo araldico, così come oggi accade con la maggior parte delle attuali Consulte Araldiche dei Regni Europei.
Nella foto, compare ad esempio la scheda relativa alla famiglia Resta Pallavicino (Vol. II di 41.) Manca invece totalmente la scheda relativa alla famiglia Ferrari di Pantane, (non si tratta quindi di una famiglia nobile.)
L'iscrizione sul Libro d'oro della nobiltà Italiana (vero), non andava in ordine alfabetico, ma in ordine di iscrizione cronologica.
Scorrendo tutti i 41 grandi volumi che compongono il Libro d'oro della nobiltà Italiana, della Consulta Araldiica del Regno d'Italia, non esiste alcuna conologia d'iscrizione al nominativo Ferrari “baroni di Pantane”.
In pratica manca totalmente la scheda della detta famiglia Ferrari, quindi manca il Regio Decreto di concessione del titolo di baroni di Pantane, l'origine, la blasonatura dello stemma, in pratica (non si tratta quindi di una famiglia nobile.)
Cordialmente Luigi Vanni.
21.07.2010 ore 19:09
Rispondo ad Angelo Liuzzi.
Gli storici sono laureati di Lettere indirizzo storia, o lettere
antiche, (che col vecchio ordinamento era una laurea di 5 anni,) oggi è
un 3 più 2 col nuovo ordinamento!
Cordialmente Giovanni de Luigi.
22.07.2010 ore 22:12
Buona sera, ho letto varie discussioni sul forum, e vorrei sapere
quale laurea esiste per poter approfondire elementi storia antica e
moderna, cioè in sostanza gli storici in cosa sono laureati??
Fabio Millesi.
22.07.2010 ore 10:03
Ma....non esiste una laurea in storia, di soli tre anni?
Grazie.
Fabio Millesi.
23.07.2010 ore 15:51
Rispondo a Fabio Millesi.
Non esiste una laurea in storia di soli tre anni, la storia così come
l'araldica e la genealogia sono infatti materie estese e profonde,
quindi per persone colte, che hanno un metodo di studio indagativo!!
Prof. Antonio di Giacomo.
24.07.2010 ore 10:22
Rispondo a Fabio Millesi.
Ha ragione il prof.Antonio di Giacomo, mio padre è professore di
lettere con indirizzo storia, alla Sapienza. Se vuoi una laurea facile,
non devi prendere lettere con indirizzo storia, ma ti consiglio una di
quelle nuove “laurette” come ad esempio.... Amministrazione,
contabilità e controllo delle aziende, oppure, Commercio estero, o
Economia e direzione dell'impresa, o ancora in Informatica e
comunicazione per l'impresa, ecc. ecc.!!!
Olimpia.
24.07.2010 ore 11:22
Rispondo ad Olimpia.
Ho letto l'argomento sulle lauree.
Perchè sostieni che conseguire una laurea triennale sia facile??
Io sono bocconiano, e sono laureato in economia aziendale, e per
passare gli esami ho dovuto studiare, nessuno mi ha regalato nulla!!!
Luca.
25.07.2010 ore 19:07
Rispondo a Luca.
Mi dispiace!
Ma......dovresti sapere che oggi tutti studiano, (non siamo mica nel
1800 quando i dotti erano pochi,) non dici nulla di nuovo, oggi se noti
studia anche il figlio dell'extra comunitario (nonostante tutte le
difficoltà che può avere!) Laurearsi è quindi divenuto una cosa di
massa!
Ma in realtà, al dilà del riempirsi la bocca con la parola sono
“Bocconiano”, se vediamo bene nello specifico, il tuo è stato un corso
di laurea ancora più facile degli altri, perchè oltre ad aver
conseguito esami tutto sommato facili, di soli tre anni, la Bocconi è
inoltre un' università privata, dove i ragazzi come in tutte le
università private, sono notoriamente “molto seguiti” (visto l'elevata
retta annuale che pagano...) Cosa diversa è invece laurearsi in un
corso di studi di 3 più 2 anni, presso un università oltretutto
pubblica, dove non ci sono sconti o favoritismi, dove sei solo un
numerino tra migliaia e migliaia di persone, e dove se non sai la prima
domanda, non te ne fanno una seconda, ma ti bocciano subito, come
accade ad esempio alla Sapienza di Roma. Daltronde basta confrontare la
graduatoria ufficiale del ministero degli studi sulle università, e si
scoprirà che è la Sapienza di Roma la prima università Italiana per
difficoltà e formazione. So bene ciò che dico, perchè mio padre come
detto è professore universitario, e ho inoltre amici che sono laureati
sia alla Bocconi in Economia aziendale per la comiunicazione, che amici
laureati presso università pubbliche, in ingegneria aereospaziale,
ingegneria civile, fisica, medicina, tutte lauree di 3 più 2 anni alla
Sapienza! Posso quindi garantirti che le lauree di serie A, sono le 3
più 2, e le lauree di serie B, sono invece le triennali!! Quindi non
conta dove ti sei laureato, ma solo quanti, e quali esami hai dato!
Infatti ogni volta che usciamo in gruppo, vedo la differente
preparazione culturale e mentale tra coloro che hanno conseguito solo
la prima laurea triennale, e coloro che hanno invece terminato gli
studi con una laurea 3 più 2. Guarda caso tutti i miei amici che non
avevano voglia di studiare, o erano “figli di papà”, hanno scelto come
escamotage proprio queste nuove laurette, come....Amministrazione
contabilità e controllo delle aziende, Commercio estero, Economia e
direzione dell'impresa, Informatica e comunicazione per l'impresa, ed
Economia aziendale per la comunicazione, quest'ultima ad esempio è
forse tra le triennali, la più facile!
Basta confrontare il piano di studi e quindi i rispettivi esami,
coloro laureati in medicina, ingegneria aereospaziale, ingegneria
civile, ingegneria informatica, fisica, a confronto dei “triennalini”,
sembrano dei Leonardo da Vinci. Ho inoltre notato che quelli laureati
in queste nuove laurette triennali, si sentono persone incomplete e
professionalmente insicure! Le lauree vere sono di 3 anni più 2, (lo
stesso liceo è di 5 anni, impensabile che una laurea sia di soli 3!!!!)
Chi è laureato con la triennale, non può dirsi realmente laureato, dato
che non ha comopletato gli studi, con il più 2!!
Saluti Olimpia.
26.07.2010 ore 0:33
Rispondo ad Olimpia.
Scusa.....ma tu che parli tanto, in cossa sei laureata??
Fabrizio Millesi
27.07.2010 ore 11:01
Rispondo a Fabbrizio Millesi.
Sono laureata in medicina alla Sapienza!
Olimpia.