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I Cavalieri
I CAVALIERI GRECI
Il mito non e' pero' molto diverso dalla realta', nell'antica Grecia non esisteva una vera e propria cavalleria, i combattimenti si facevano praticamente a piedi, il cavallo era posseduto solo dai principi di sangue Reale.
Le armate Greche passarono alla storia piu' che altro per le loro temibili falangi, formazioni di uomini protetti dietro grandi scudi, e lunghe picche, che serrati divenivano un muro insormontabile, vedi la battaglia delle Termopili.
I CAVALIERI ROMANI.
Anche nell'esercito romano, il primo professionale della storia, la cavalleria (equites) era una categoria alla quale si accedeva solo per appartenenza aristocratica, per eroismo, o per censo.
Soltanto in un secondo tempo i romani si accorsero dell'impatto devastante che poteva procurare la cavalleria sui nemici, incominciarono cosi' a escogitare disegni e strategie a cavallo.
I cavalieri piombavano cosi sul campo di battaglia, con pennacchio al vento, chiusi nelle loro corazze, e roteando la spada sui nemici.
La forza d'urto dei cavalli al galoppo sui barbari, e l'impatto psicologico era devastante.
IL PRIMO ORDINE DI CAVALIERI CRISTIANI.
Nei secoli, la cavalleria ando' via via evolvendosi, divenendo anche una dignita' militare a difesa dello stato,dei deboli, e in ultimo della religione.
E a partire praticamente dall'imperatore Costantino, il primo imperatore romano cristiano (274-337 d.c.) che si deve la diffusione e la difesa del cristianesimo in Europa.
A tale scopo, per meglio proteggere la nuova religione di stato, egli creo' appunto l'ordine dei cavalieri Costantiniani, (praticamente secondo la leggenda, il primo ordine cavalleresco della storia.)
e i primi a essere investiti di tale carica furono nobili generali dell'esercito, o alti dignitari dell'impero.
LA CAVALLERIA NEL FEUDALESIMO.
Nel V secolo dell'era cristiana l'impero Romano d'occidente cadde sotto i colpi delle invasioni delle tribu' barbariche, che invasero i suoi territori e vi si stabilirono.
Tra questi popoli vi furono anche i Franchi, che presero i territori della Gallia, e nella valle del Reno.
Essi allargarono ulteriormente la loro influenza tanto che nell'800 il loro re Carlomagno pote' assumere il titolo di imperatore del sacro Romano impero, riunendo sotto se tutta l'Europa occidentale.
Carlomagno come i suoi precedessore finanzio' e incremento' il numero di cavalieri.
Ma nel IX secolo l'impero Carolingio, sconvolto da guerre locali, e civili, si discrego', la societa' si riorganizzo' cosi attorno a questi armati locali, divenuti percio' signori, a loro volta vassalli, cioe' al servizio di altri signori ancora piu' ricchi e potenti, in un rapporto di reciproca fedelta' e lealta'.
Questa societa' Europea cosi gerarchicamente organizzata prese il nome di feudalesimo,
al centro di questo sistema stava proprio il rango di cavaliere, la capacita' di combattere a cavallo, era l'elemento che distingueva quindi la classe dominante.
Questo nuovo ordine sociale, basato su una classe di cavalieri al servizio di un nobile locale, (barone, conte, marchese, duca) servita a sua volta dai contadini, si consolido' definitivamente attorno al XI.
E' in questa epoca che prende piede l'ideale dell'epica cavalleresca, come noi oggi la conosciamo,
Artu', il Graal, il coraggio, la difesa dei deboli, e la lealta' alla parola data.
In una societa' fondata quindi da rapporti di vassallaggio, i cavalieri erano accomunati dal mito dell'orgoglio guerresco, la loro figura acquisto' un impronta nella societa' del tempo, sempre maggiore, facendoli assurgere a emblema di coraggio e lealta', i sentimenti piu' nobili dell'uomo.
Col passare dei secoli la cavalleria e gli ordini cavallereschi quindi, divennero anche una societa' di mutuo soccorso tra i nobili, contro le ruberie e le violenze delle bande di briganti che infestavano l'Europa.
I nobili che ve ne facevano parte, erano accomunati percio' dal sacro vincolo di fratellanza e soccorso tra loro, dividendo onori e pericoli, e aiutandosi tra loro fino alla morte.
La cavalleria fu i pratica anche un insieme di sentimenti, costumi, e tradizioni.
L'EDUCAZIONE DEL CAVALIERE
Quando un rampollo di una nobile Casata era ritenuto maturo per essere avviato all'educazione di cavaliere, cio' avveniva intorno ai 7 anni, veniva mandato come paggio, presso un gentiluomo, amico, o un parente, dove imparava sia a stare in societa' che a cavalcare.
Attorno ai 14 anni passava alle dipendenze di un cavaliere come scudiero, apprendeva cosi' a maneggiare le armi, e a occuparsi dell'equipaggiamento.
Solo attorno ai vent'anni egli riceveva la sospirata investitura, che avveniva con una solenne cerimonia, ed era nominato dallo stesso cavaliere o dal signore per il quale aveva prestato fedelmente servizio.