Caccia alla volpe simulata Tenuta di Pietra Nera


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Origini del Club Calabrese

Storia


LA STORIA DEL CLUB CALABRESE:

La società Calabrese per la caccia alla volpe simulata, della tenuta di Pietra Nera, fondata e gestita il 13 gennaio 2006 dai baroni Gallelli di Badolato, non è solamente un gentleman club di caccia alla volpe, è  infatti anche una associazione per il censimento della nobiltà regionale, e gli approfondimenti araldico -genealogici.
L’ideazione del club Calabrese è dovuta al suo Master e presidente fondatore, don Ettore Gallelli Benso, undicesimo barone Gallelli di Badolato, questi, appassionato cavaliere ereditò la cultura equestre in famiglia.
Per generazioni a partire infatti dal magnifico don Luca, primo barone Gallelli di Badolato nel 1658, l’attaccamento a questo nobile animale e agli sport equestri è sempre stata una costante e fedele tradizione di questa famiglia.


Don Luca personaggio di grande personalità, fu profondo intenditore di cavalli, in pratica si deve a lui la maggior  diffusione del cavallo Andaluso in Calabria, attorno alla seconda metà del diciassettesimo secolo, come risulta dai documenti e dalle cronache dell’epoca.
Intorno al 1660 su un suo fondo alle pendici di Badolato, egli fece costruire delle grandi scuderie denominate “cavallerizze”, e fece poi importare diversi stalloni e fattrici dalla Spagna, per la riproduzione e l’allevamento.
In pochi anni i suoi cavalli si imposero nella regione come campioni di bellezza ed eleganza.
La razza è la medesima utilizzata dall’alta scuola Spagnola di equitazione a Vienna, l’unica al mondo dove si pratica l’equitazione classica, ancora secondo i dettami rinascimentali.


Don Pasquale, ottavo barone Gallelli di Badolato cav. della corona d’Italia, grande latifondista, e noto imprenditore nel nuovo campo dell’energia idroelettrica, prima di partire per la grande guerra del 1915 -1918 come ufficiale nel Nizza cavalleria, donò alla patria diversi cavalli provenienti dalle proprie scuderie, deceduti poi sul Carso contro le mitragliatrici Austriache.
Il figlio di questi, don Giuseppe, nono barone Gallelli di Badolato, anch’egli stimato proprietario terriero, fu per passione tra i pochi a possedere nel 1929 in Calabria, una ricercata scuderia di cavalli velocissimi di rara bellezza, dei quali sono ancora oggi rimasti a ricordo diversi dipinti, tra tutti spicca il bellissimo Fulmine, purosangue morello, dalle elevate attitudini di velocista.
Anche il ramo materno del Master non fu da meno in campo equestre, rappresentato infatti dal conte dott. Alberto Benso, ufficiale nel Genova cavalleria, noto reggimento che nella storia glorificò la cavalleria Sabauda con le sue coraggiose azioni.

I Benso storicamente sempre primeggiarono all’interno della cavalleria del Regno di Sardegna, distinguendosi per coraggio e attitudini al comando.
Valoroso per le sue operazioni in Africa nell’ultimo conflitto mondiale, il conte Alberto Benso dopo la guerra, collezionò a Torino bellissimi purosangue.
Anche presso i cugini materni, conti Sergio e Alessandro Benso, la tradizione cavalleresca Benso è  perdurata, non a caso infatti sono membri del consiglio direttivo della società Torinese, per la caccia alla volpe simulata a cavallo.
 Da sempre quindi l’ambiente equestre, e gli sport ad esso legati, sono stati una intramontabile consuetudine dei baroni Gallelli di Badolato, e delle famiglie con le quali si sono imparentati.
Ma se oggi il club Calabrese esiste, lo si deve perciò anche ai cugini materni, i conti Sergio e Alessandro Benso, le caccie della società Calabrese, sono infatti organizzate sul modello Torinese come metodo e pratica, e si svolgono a Badolato, su quei terreni dei Gallelli adibiti a pascolo.
Queste proprietà situate al centro della secolare azienda agraria di famiglia di 480 ettari, sono inoltre immerse  in  un territorio vario e suggestivo, poiché è infatti possibile passare in poco tempo dal mare, al lago, ai monti, in pochi minuti si può cioè scendere fino al mare, oppure salire fino a 1300 metri, dove è situato il lago di Lacina, nell’alto piano del parco naturale delle Serre.
Qui vi sono inoltre i più antichi e folti boschi del mediterraneo, decantati da Aristotele e Plinio II nella Historia naturalis, e utilizzati poi da Annibale per costruire la flotta che lo avrebbe riportato a Cartagine.
Nel V secolo la valle del Vodà, fu dotata di un porto che consentiva i commerci coi Greci, ma è con i Romani che la zona del Vodà ebbe sviluppi importanti, come la via Aquilia, che attraversava la vallata per giungere a Taranto, importante centro commerciale dell’ epoca.
Nella seconda metà del VI scolo a.c. la zona del Vodà passò sotto la protezione dei Locresi, che avevano sconfitto i Crotonesi sul fiume Sagra.
Il primo insediamento che darà poi vita al borgo di Badolato, avviene però attorno al X secolo, e nel 1100
Badolato conta già un ottantina di case e 400 abitanti, ma è Ruggero di Lauria che nel 1287 edifica nel borgo un primo fortilizio difensivo.
Furono però i Ruffo che nel 1399 trasformarono il primitivo fortilizio di legno in un vero castello in pietra inespugnabile, introducendovi soluzioni strategiche considerevoli, come la costruzione di una grande torre quadra, al lato dell’ ingresso, e il potenziamento della cortina difensiva.
Con una simile fortezza, e un numero sempre crescente di soldati, i Ruffo e i feudatari successivi, attuarono una politica espansionistica, che portò Badolato nel tempo a egemonizzare la zona, e i paesi limitrofi.
Sotto i Toraldo le torri del castello vennero riempite di terra per portare ai piani superiori l’artiglieria, il castello e il feudo passarono poi ai Pignatelli, ai Sanseverino, e brevemente ai Borgia nel 1595, per giungere poi ai Ravaschieri nel 1596 e in infine ai Gallelli, che lo tennero fino all’eversione della feudalità (1806).
E’ in questo contesto di storia e cultura, immersi in una natura suggestiva e incontaminata, che il club Calabrese per la caccia alla volpe simulata, della tenuta di Pietra Nera, organizza divertenti battute di caccia alla volpe simulate a cavallo, all’ insegna della tradizione e della passione per questi nobili animali.

Essendo La società Calabrese, fondamentalmente un organizzazione equestre-nobiliare, oltre al censimento dell’aristocrazia regionale, si occupa anche di araldica e genealogia, attraverso l’emanazione di proprie pubblicazioni e rubriche.

Grazie infatti alla collaborazione con affermati storici e noti araldisti del Sovrano Militare Ordine di Malta, (del gran priorato di Roma,) basandosi inoltre sui censimenti a opera dell’Annuario della nobiltà Italiana e del Libro d’oro della nobiltà Italiana, anche il club Calabrese emana delle proprie pubblicazioni araldico-genealogiche, come appunto il Decano Nobiliare Calabrese, e lo Stemmario Nobiliare Calabrese, repertori quadriennali, consultabili anche sul sito della società, seppur in versione sunteggiata.
La società Calabrese divulga  inoltre  quadrimestralmente anche la Rivista calabrese di caccia alla volpe e la Rivista araldica calabrese.
La prima rubrica si occupa di temi attinenti al mondo della caccia alla volpe, e del cavallo in generale, mentre la seconda approfondisce questioni di araldica, nobiltà e genealogia.
Il società Calabrese infine possiede anche un proprio forum accessibile on-line a tutti, dedicato al mondo della caccia alla volpe e a quello araldico-nobiliare.

PORTAVOCE

Dott. Alessandro Cordelli.



 

 

Il barone Ettore Gallelli Benso, olio su tela 150 x100 (2001) pittore Massimo Monforte

Fulmine 1928. Scuderie della tenuta di Pietra Nera. Olio su tela 53x74

Bali, 1914. Scuderie della tenuta di Pietra Nera. Olio su tela 54x73

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