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Sede
Sede Rappresentativa.
SEDE RAPPRESENTATIVA
La storia:
"Badolato sono i baroni Gallelli, e i baroni Gallelli sono Badolato", e' forse questa la formula piu' semplice per riassumere l'influenza politica, economica e sociale, che questa famiglia ha esercitato su Badolato, essendone stati gli ultimi feudatari, amministrando infatti la baronia dal 1658 al 1806, consegnandoci percio' il paese come noi oggi lo conosciamo.
Il gentilizio giardino recintato della villa-baronale, si estende su 10 ettari circa, progettato nel 1852 da un architetto specializzato in architettura di giardini, il parco della dimora e' tipologicamente fedele alla concezione dei giardini nobiliari dell'epoca, giardini di delizie, aperti ad amici e parenti, ricchi di bellissime geometrie floreali, nei quali per intenderci l'aristocrazia si ritirava al solo fine di trascorrere l'estate, "per meglio illudere la calura estiva, e villeggiare tra delizie floreali".
Fontane, aiole, vialetti, staccionate e tavoli di granito, sono collocati al posto giusto, nulla e' lasciato a caso, ma tutto ha una logica dualistica perfetta.
Al suo interno trova posto anche una fontana cuoriforme, arricchita da una piccola grotta per le papere e abbellita infine da giochi d'acqua.
Commissionata dal barone avv. cav. Della corona d'Italia Giuseppe Gallelli, settimo barone Gallelli di Badolato, a due architetti Toscani nel 1853, la villa-fortificata della tenuta di Pietra Nera, costituisce una rarita' tipologica senza e uguali nella regione Calabria.
Gli architetti per portare a termine la grande opera, furono ospitati nel cinquecentesco Palazzo Gallelli, situato nel borgo, per tutto il periodo necessario ai lavori di progettazione e realizzazione del lavoro.
Si calcola inoltre che abbiano lavorato 200 persone tra scalpellini, fabbri, muratori, mastri, e falegnami.
In un' epoca in cui le campagne di Badolato, e in generale del meridione, erano percorse continuamente da bande di briganti a cavallo, il barone, grande proprietario terriero, volle edificare una residenza- fortificata inespugnabile.
I nobili di tradizione terriera, che infatti dimoravano nelle campagne, gioco forza dovevano ricorrere alla costruzione di residenze -fortificazione per la loro sicurezza, e' infatti questa un esigenza costruttiva tipica di quell' aristocrazia meridionale, che ancora nel diciannovesimo secolo, continuo' a commissionare a ingegnosi architetti e abili maestranze, abitazioni- fortificate, simili ai manieri medioevali, per architettura difensiva.
La villa-fortezza dei Gallelli, ne e' appunto un tipico esempio, di pianta quadra, elevata su tre piani,
difesa da cinque torri merlate, di cui quattro grandi posizionate ai lati dell'edificio, e una minore collocata centralmente.
Vari accorgimenti architettonici, garantivano una valida difesa per gli occupanti, come ad esempio la posizione difensiva rialzata e dominante, oppure le torri maggiori provviste di 28 feritoie e merlature Ghibelline.
Anche in questa villa-castello, il grande ingresso e' infatti difeso dal tiro "piombante", tramite appositi fori ricavati sotto lo stemma, posto sopra il portale, era infatti possibile rilasciare sugli aggressori ogni sorta di liquido bollente.
Le finestre ogivali grandi e luminose, si affacciano sulla campagna e sul parco signorile, che sembra abbracciare la casa.
La residenza-fortezza nel corso della sua storia, respinse solo un attacco documentato di circa 12-13 briganti, verificatosi in un afoso giugno del 1858, e conclusosi quasi subito con una scaramuccia.
A quell'epoca si stima infatti che nella tenuta soggiornassero quasi stabilmente 35 persone, tra amministratori, custodi, guardiani, domestici, stallieri, cocchieri, e camerieri personali, che dimoravano quindi nell'edificio della servitu'.
I briganti arrivarono a piedi all'imbrunire, giungendo dalla campagna che si estende verso il fiume, imbracciando pistole e fucili.
Ma gia'i mastini, liberi in giardino fiutandoli forse contro vento, cominciarono ad abbaiare ripetutamente, allertando cosi' i guardiani.
Fu proprio uno degli "uomini di fiducia del barone", tal Caporale, chiamato "falcone" che passeggiando in giardino con un collega, entrambi col fucile a tracolla e le cartucciere in vita, accortosi di cio' che stava per accadere, diede l'allarme sparando in aria, e avvisando cosi anche i colleghi, alcuni dei quali all'initerno dell'abitazione.
I briganti subito avvistati, riuscirono ad arrivare solo a poche centinaia di metri dalla dimora, poiche' si videro infatti bersaglio di un fuoco continuo e cadenzato.
Dalle feritoie si apri' contro di loro, un fuoco incrociato di sbarramento, tanto violento che questi vistisi scoperti e senza riparo, per qualche minuto non seppero cosa fare.
L'effetto sorpresa era stato vanificato, la loro tattica di attacco scoperta, da aggressori erano diventati bersagli.
Quasi subito alcuni di loro, scapparono da dove erano venuti, sparando per proteggersi la fuga, altri invece si ripararono dietro gli alberi, ingaggiando per qualche minuto una scaramuccia impari, con le torri e le feritoie della villa.
Ma quando uno di loro cadde al suolo ferito ad una gamba, i rimanenti del gruppo capirono che era meglio ripiegare come avevano fatto i compagni.
Sede rappresentativa del club Calabrese per la caccia alla volpe simulata.
La villa gentilizia della tenuta di Pietra Nera, dei baroni Gallelli di Badolato, e ' anche la sede rappresentativa del club Calabrese per la caccia alla volpe simulata.
Il club a differenza di altre societa' per la caccia alla volpe a cavallo, e' anche un organizzazione araldico-genealogica.
Oltre infatti all'ideazione di divertenti caccie alla volpe simulate a cavallo, sulle tenute dei baroni Gallelli, avvalendosi anche di gemellaggi con altre societa' di caccia a centro e nord Italia, l' associazione attraverso storici e araldisti, si occupa anche di censire l'aristocrazia Calabrese, tramite l'emanazione di proprie pubblicazioni quadriennali, come il Decano nobiliare Calabrese, e lo Stemmario nobiliare Calabrese.
Il club e' percio' attualmente in Italia, l'unica societa' di caccia alla volpe cosi' concepita, un organizzazione equestre di carattere nobiliare.
Le scuderie.
Le antiche scuderie, costruite in contemporanea alla villa, come in origine, sorgono proprio sotto la dimora.
I cavalli che devono essere sellati, stazionano lungo la corsia box, recintata da provvidenziali staccionate, mentre per gli esercizi alla lunghina, o liberi all'aperto, vengono portati nel grande
Interamente di pietra, le scuderie baronali, sono un bell'esempio di maestranza Calabrese del diciannovesimo secolo.
Il bordo frontale, e' infatti costituito da una doppia schiera di tegole, elemento decorativo tipico regionale dell'epoca.
Le porte delle scuderie sono in ferro, e le finestre hanno all'esterno grate in ferro lavorato da abili fabbri.
Adagiate ad una parete sottostante la dimora, le scuderie baronali Gallelli, sono organizzate con logica e funzionalita', e seppur antiche, sono efficienti e ideali per la vita dei cavalli.
I box, la selleria, e il magazzino, sorgono lungo un unico edificio a pianta rettangonale, mentre il fienile e' collocato in un altro edificio limitrofo, le due zone sono separate da un 'apposita staccionata,
Paddock sottostante, a forma di ferro di cavallo, al cui interno trova posto anche il grazioso abbeveratoio in pietra, coperto da un capanno il cui tetto e' costituito da reti e palme.
Si tratta di una scuderia antica, ma moderna per logica organizzativa ed efficienza.
Le zone predette, sono collegate tra loro attraverso porte-staccionate scorrevoli, che aprendosi consentono il passaggio dei cavalli.
Pubblicazioni sulle quali e' citata la villa-fortificata della tenuta di Pietra Nera:
1-Storia medioevale di Badolato, dello storico Antonio Gesualdo. Edizioni Frama Sud 1986. A Gesualdo.
2-Storia medioevale e moderna di Badolato, dello storico Antonio Gesualdo. Edizioni Frama Sud 1988. A. Gesualdo.
3-Storia di Badolato dal 1799 al 1999. dello storico Antonio Gesualdo. Edizioni Frama Sud. 1999
A.G.E.S.C.
4-Enciclopedia della Calabria fortificata.
5-Annuario della nobita' Italiana. SAGI edizioni 2006
6-Rivista araldica del collegio araldico Colonnello Bertini frassoni. 1991
7-Decano nobiliare calabrese. (Pubblicazione quadriennale del Club calabrese per la caccia alla volpe simulata, della tenuta di Pietra Nera.)
Il SEGRETARIO
Salvatore Zoccali.